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Alla scoperta del vero Eldorado: gli spartiti dall'America degli indios

Andrea Milanesi domenica 28 luglio 2013
Il rischio è sempre in agguato quando si sceglie di esplorare i territori di frontiera del repertorio barocco latino-americano: rimanere intrappolati in atmosfere e sonorità che ammiccano alle attuali tendenze della world music, riccamente infarcite di ritmiche etniche e di un esotico campionario di strumenti a percussione. Ma per il direttore argentino Leonardo García Alarcón la musica del XVII secolo nata nei Paesi del Nuovo Mondo è un tesoro che si comprende in modo esaustivo solo se riferita al contesto originario in cui è radicata in modo indissolubile e cioè alle grandi scuole polifoniche del Vecchio Continente.Il disco intitolato Carmina Latina rappresenta infatti l'occasione per investigare i legami, diretti o indiretti, che hanno contribuito poi a forgiare l'identità di un patrimonio culturale condiviso in cui sono confluite in modo naturale e originale le diverse tradizioni dei Conquistadores, degli indigeni e degli schiavi arrivati dal continente africano (cd pubblicato da Ricercar e distribuito da Sound and Music). Alla guida degli ensemble Clematis, Cappella Mediterranea e Chamber Choir of Namur, Alarcón ha dunque spostato il baricentro artistico e geografico di questo progetto verso il litorale spagnolo più che verso le terre d'oltreoceano, senza peraltro tralasciare alcune testimonianze storiche e documentarie che rivestono un valore assoluto anche per le popolazioni autoctone, come attesta la presenza di Hanacpachap cussicuinin, un variopinto canto devozionale mariano che risulta la prima composizione sacra polifonica in una lingua nativa (quechua) a essere pubblicata in America Latina.Un album di grande fascino e suggestione, in cui predomina la presenza di autori di origine europea e dove gli artifici della policoralità di scuola veneziana e dello stile concertato di matrice monteverdiana si riflettono tra le musiche da chiesa di Joan Cererols (1618-1680) – maestro catalano autore della fantasiosa Missa de Batalla a 12 voci – e di Juan de Araujo (ca. 1648-1712), compositore spagnolo già maestro di cappella presso le cattedrali di Lima e di Cuzco in Perù: sono suoi il multifocale Dixit Dominus a 3 cori e il Salve Regina a 8 voci, che chiude il disco con un ideale atto di consacrazione alla Vergine.