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Al voto. Tra illusioni ottiche e speranze di rafforzamento della democrazia

Renato Balduzzi giovedì 1 marzo 2018
La legge elettorale ha a che fare con la giustizia? Se per giustizia intendiamo (anche) l'equilibrio e la ragionevolezza di regole e meccanismi, la risposta è sicuramente affermativa: una legge elettorale "giusta", e percepita come tale, è condizione importante della vita democratica. Poiché c'è uno stretto rapporto tra sistema elettorale e forma di governo, ne consegue altresì che la reputazione del primo, la sua "giustizia", condiziona la bontà della seconda, e dunque la fiducia dei cittadini verso l'assetto istituzionale. Come valutare allora la legge elettorale vigente per l'elezione di Camera e Senato (n. 165/2017)? Al netto dei profili di legittimità costituzionale (sui quali il giudice delle leggi non si è sinora espresso, e su cui v'è difformità di opinioni tra i costituzionalisti), non è difficile rilevare in essa taluni aspetti problematici. Se è vero infatti che la legge sembra far prevalere sulla cosiddetta governabilità esigenze di rappresentanza, è vero che anche la valorizzazione di quest'ultima non è senza ombre. Ciò vale per le candidature multiple, la cui possibilità non solo rende, in molte situazioni, ipotetica la conoscibilità diretta tra elettore ed eletto, ma vanifica, relativamente alla possibilità di candidatura tanto in un collegio uninominale maggioritario quanto in collegi plurinominali proporzionali, l'effetto proprio del maggioritario (permettendo al candidato sconfitto nel collegio uninominale di essere ugualmente eletto). Vale altresì per la mancata previsione di un secondo voto, anche disgiunto. In questi giorni le forze politiche insistono perché l'elettore esprima il proprio voto per la lista nel collegio plurinominale, che si trasferisce automaticamente al candidato collegato nel collegio uninominale, anche se eventualmente sgradito o di un partito diverso: così facendo, mettono a nudo l'illusione ottica soggiacente al meccanismo uninominale maggioritario adottato. Nonostante questi limiti, la 165 ci consegna, pure in assenza del voto di preferenza, un impianto proporzionale con qualche forma di personalizzazione attraverso il collegio uninominale maggioritario: sta dunque all'elettore decidere se valorizzare tale carattere, dando rilievo alle scelte dei partiti per i candidati nel collegio uninominale e orientandosi, per il voto, su tale base. Altre singolarità: coalizioni talvolta apparenti, divise su punti qualificanti; liste esaustive di ministri compilate e diffuse prima delle elezioni, ancorché la nostra sia una forma di governo parlamentare e il sistema elettorale sia sostanzialmente proporzionale e dunque richiede attitudine ad alleanze di governo. Tutto ciò non annulla il senso dell'espressione del voto, occasione di collegamento con la collettività e di rafforzamento democratico.