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Aiuti agricoli, l'incognita Ue

Vittorio Spinelli sabato 21 maggio 2005
«La struttura economica del settore agricolo è sana». Non si tratta di un'affermazione scontata, perché spesso si teme delle sorti di questo comparto, ma anche perché i segnali sul suo effettivo stato di salute e sulle prospettive continuano ad essere contraddittori. Da una parte, per esempio, sembrano positivi gli ultimi dati sulla bilancia agroalimentare; dall'altra, il profilarsi all'orizzonte di un nuovo taglio al bilancio agricolo dell'Unione ha allarmato tutti gli operatori. Ad affermare che l'agricoltura è sostanzialmente sana è stato questa volta il Comando Carabinieri Politiche Agricole, che osserva il settore da un particolare punto di vista. È una indicazione importante, perché fornisce uno spaccato inconsueto dell'attività agricola. Anche dal punto di vista economico. Sotto il mirino delle Forze dell'Ordine è stata messa tutta l'attività produttiva. È così che nel 2004, in Italia sono state riscontrate complessivamente 264 infrazioni alle leggi comunitarie e nazionali. «Gli esempi di illegalità - hanno spiegato i Carabinieri - sono molteplici. Ci si trova di fronte a richieste di aiuti per coltivazioni su terreni destinati ad altro oppure neppure di proprietà di chi chiede i sostegni. Nell'ortofrutta sono state accertate produzioni mai avvenute e false lavorazioni di prodotto». Tutto fino ad arrivare a quelle che gli stessi agenti chiamano «agromafie». Anche perché la mole di aiuti che arriva ai campi fa gola a molti, mentre tutti temono che si riduca ancora. Così sembra, proprio in questi giorni, a livello europeo. Circola nell'Ue, ed è stata rilanciata in Italia da Confagricoltura, un'ipotesi di compromesso per le prospettive del bilancio dell'Ue che la presidenza lussemburghese avrebbe avanzato, in vista del Consiglio informale dei ministri degli Esteri di questo fine settimana. Un'idea che, sostanzialmente, vorrebbe far pagare i costi agricoli di ingresso di Bulgaria e Romania con un ulteriore chiusura dei cordoni della borsa. Le conseguenze di una scelta di questo genere determinerebbero, secondo la Commissaria all'Agricoltura Fischer Boel, un calo degli aiuti diretti agli agricoltori europei, stimabile fra l'8 e il 9%. Un'eventualità che nessun agricoltore dell'Ue sembra disposto ad accettare, e ancor meno nessun italiano. Intanto però, sempre parlando di risvolti economici dell'agricoltura e dello «stato di salute» di questa, le ultime rilevazioni Istat hanno fatto notare un miglioramento dei conti con l'estero. Le
esportazioni complessive di prodotti agroalimentari nei primi tre mesi del 2005 sono arrivate a 4.543 milioni di euro (+6,2% in valore). Le importazioni sono scese a 6.444 milioni di euro (-1,7% in valore). Tutto ciò significa il passaggio dal 62,2 al 70,5% del cosiddetto grado di copertura del nostro fabbisogno alimentare oltre che la diminuzione a 1.900 milioni di euro del deficit della bilancia verde. Insomma, che l'agricoltura sia tutto sommato sana è vero, che continui ad esserlo non è scontato.