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Ai romagnoli ora serve che si acquistino i loro prodotti

Paolo Massobrio mercoledì 31 maggio 2023
Ha ragione Paolo Cevoli quando dice che i romagnoli, davanti a qualsiasi difficoltà, hanno sempre un però: «Ho perso tutto... però sono vivo». Ovvero una chiusura positiva, quasi un sentimento indomito che scaccia lamentele e disperazione. Anche Claudio Mita da Faenza, quando l’ho chiamato giorni fa al telefono, alla mia domanda «Come stai?» m’ha risposto con un prontissimo «Bene!». Però la sua cooperativa sociale che impiega 12 lavoratori svantaggiati è stata invasa da acqua e fango. Producono tortellini e cappellacci e prodotti da forno e l’alluvione ha distrutto 8 quintali di pasta stoccata nelle celle e tutti i materiali di consumo e imballo, oltre agli impianti inagibili. Almeno 300mila euro di danni, con i dipendenti in seria difficoltà: chi ha perso la casa, chi è ancora isolato. Claudio lo avevo incontrato questo autunno all’Abbazia di Chiaravalle alle porte di Milano, per una serata con una ventina di imprenditori che hanno convertito la propria realtà a “società benefit”. Ci ha preparato una cena con i suoi prodotti e soprattutto con le birre dei monasteri, compresa quelle della Cascinazza di Buccinasco, dove 23 monaci benedettini abitano il monastero dei santi Pietro e Paolo. È la sua passione, che esercita anche con la vendita nella Bottega di Casa Novella a Faenza e su www.botteghemestieri.it, che ha tenuto viva la sua impresa durante il Covid, quando pensava di non farcela. E anche adesso è spaesato: «Stiamo cercando di ripartire – mi scrive – da soli non ce la facciamo e dobbiamo garantire gli stipendi ai nostri dipendenti». Servono soldi, dunque, ma anche ordini da parte di negozi o ristoranti perché nonostante tutto la produzione è ripartita, in una terra dove il senso della solidarietà è fortissimo. Ma non bisogna confondere l’attitudine positiva dei romagnoli col pensiero che «tanto se la caveranno». Perché non è così. Se non fosse stato per un messaggio di un amico di Salò, non avremmo saputo della difficoltà di Claudio e della sua urgenza, perché un’altra faccenda romagnola è quella certa resistenza a chiedere, che invece è un gesto di carità verso gli altri e anche verso sé stessi. E qui l’Appello della settimana è chiaro: c’è bisogno ancora una volta di non dimenticare, dopo i giorni avvolti dall’emozione e dall’esposizione mediatica. Perché la ripresa è sempre lenta e ha bisogno di una compagnia umana che si prenda cura di chi ci è prossimo. Come la cooperativa Botteghe e Mestieri, che deve poter continuare a esistere, con tutto il bene che ha portato in questi anni. E anche con il buono che sa creare giorno dopo giorno. © riproduzione riservata