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Agricoltura tra rilancio e timori

Vittorio Spinelli sabato 12 giugno 2004
Da una parte la nostra agricoltura ultimamente sembra correre più dell'industria, dall'altra teme - a torto oppure a ragione a seconda degli osservatori - la concorrenza internazionale. Si tratta di due aspetti di una medesima situazione che vale la pena osservare più da vicino. Stando ai dati Istat sul primo trimestre 2004, il valore aggiunto dell'agricoltura è cresciuto del 4,8%. Un dato positivo, indubbiamente, che, tuttavia, nasconde più di un problema. Per la Cia, il nodo di fondo è la scarsa competitività: "Le imprese - dice un comunicato dell'organizzazione agricola - si trovano ad operare in un contesto precario, senza una reale spinta e specialmente con investimenti insufficienti. Per questo motivo è quanto mai indispensabile un nuovo progetto per l'agricoltura". Fra i punti deboli: la polverizzazione dimensionale delle imprese, la scarsa spesa in innovazione di prodotto e di processo, la scarsa propensione all'export che perde quote di mercato, la difficoltà nel difendere i nostri marchi. Dall'altra, Coldiretti, sempre partendo dai dati Istat, parla di "ruolo insostituibile delle campagne" e di "contributo alla crescita sostenibile del Paese". Ma anche da Palazzo Rospigliosi, sede romana del sindacato dei coltivatori, si chiedono azioni pratiche per correggere le cose che ancora non vanno come, per esempio, "norme chiare sull'etichettatura di origine degli alimenti e una politica economica di sostegno e stimolo all'impresa dal punto di vista fiscale, finanziario ed infrastrutturale". Qualità, sicurezza, tutela del consumatore e territorio sono, insomma, le parole d'ordine più frequenti per tutti. Con un dato di fondo: l'agricoltura è forte e va avanti. Intanto però, accade anche dell'altro. Il G8 si sarebbe espresso per un ridimensionamento generalizzato dei sussidi agricoli e degli strumenti di garanzia di mercato a favore delle aziende agricole. La denuncia, questa volta, arriva da Confagricoltura. In pratica - dice l'organizzazione agricola a cui i temi internazionali sono sempre stati cari -, gli otto Paesi industrializzati hanno deciso di fare un passo concreto verso la liberalizzazione degli scambi agricoli per rilanciare il Doha Round in ambito Wto. Tutto ciò accade trascurando del tutto quanto è stato fatto sinora da parte dell'Unione Europea. "Contemporaneamente - ha evidenziato ancora il presidente di Confagricoltura, Augusto Bocchini - il mercato comunitario dei prodotti agricoli si è sempre più aperto alle importazioni dai Paesi Terzi". La conclusione? Forte preoccupazione e la richiesta, rivolta a tutti i governanti nazionali ed europei, di stare bene con gli occhi aperti. Con accenti
su temi precisi, come quello della creazione di un Registro multilaterale per il mutuo riconoscimento e la tutela obbligatoria delle denominazioni di origine, che sembra ormai scomparso dal negoziato Wto. Insomma, sembra che da una parte i nostri campi mietano successi, ma che dall'altra vogliano ancora protezioni che non è più possibile concedere come prima.