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Agricoltura sempre più «rosa»

Andrea Zaghi sabato 15 dicembre 2012
L'agricoltura è al femminile; non solo in termini grammaticali, ma anche concretamente, dal punto di vista imprenditoriale. Pare, infatti, che le "donne manager" nel comparto siano tante e continuino a crescere di numero. È un segno di come stia cambiando l'agricoltura italiana, così come lo è la capacità di crescita della coop verdi nostrane.Stando ad alcune rilevazioni Coldiretti - rese note in occasione della consegna al ministero delle Politiche agricole del premio De@Terra, promosso dall'Osservatorio nazionale per l'imprenditoria e il lavoro femminile in agricoltura - le imprenditrici sarebbero 294.618 (come titolari, amministratrici o socie di aziende). Il dato è riferito al terzo trimestre 2012 e, rispetto a quello precedente, registra anche un aumento del 3% delle assunzioni di lavoratrici dipendenti. Di fatto, sulla base dell'analisi dell'organizzazione agricola su dati Unioncamere, Inps e Istat, quasi un'impresa agricola su tre (29%) è condotta dalle donne che hanno aumentato nel tempo il loro peso all'interno del settore, dove hanno trovato occupazione ben 406mila lavoratrici nel 2011.Alla base del successo femminile in agricoltura, pare vi siano molte circostanze. Secondo Coldiretti, le imprenditrici hanno dalla loro «la capacità di coniugare la sfida con il mercato e il rispetto dell'ambiente», ma anche «la capacità di inventare attività più innovative e multifunzionali».C'è tuttavia anche un dato storico da non trascurare: una sorta di cambio della guardia, o almeno di pareggiamento, fra presenza femminile e maschile nei campi. Non solo. L'ingresso progressivo della presenza femminile nell'agricoltura italiana, infatti, ha certamente dato un forte impulso all'innovazione che ha caratterizzato il settore con «l'ampliamento delle attività ad esso connesse come la trasformazione dei prodotti, la crescente attenzione al benessere, il recupero di antiche varietà colturali, l'avvio di attività nuove come le fattorie didattiche, gli agriasili, la pet-therapy, l'adozione di piante e animali on line». Certo, occorre distinguere bene fra realtà imprenditoriali agricole vere e quelle che hanno altra origine, ma il successo e la crescita dei volumi d'affari sono inconfutabili.Quello dell'imprenditoria femminile, come si è detto, non è il solo "esempio positivo" che caratterizza l'agricoltura. Stando ad uno studio Fedagri Confcooperative-Nomisma, infatti, nel 2012 il 32% delle grandi cooperative agricole ha continuato, pur nella crisi, ad investire e, anzi, ad accrescere gli investimenti; mentre il 41% è riuscito a mantenere le quote precedenti. E ad essere investito è stato mediamente il 2,5% del fatturato. Soprattutto poi, buono sono anche le prospettive per il 2013: il numero di imprese che prevede di aumentare nel corso del prossimo anno i propri investimenti (pari al 32%) è superiore a quelle che al contrario prevedono di ridurli (25%). Sono queste le agricoltura che fanno ben sperare per il futuro verde del Paese.