Rubriche

Agricoltura, la forbice dei prezzi

Vittorio Spinelli sabato 3 settembre 2005
Dieci anni fa gli agricoltori guadagnavano di più. Si tratta di una dato importante, che mette in luce il nodo dei problemi che stringono al collo le imprese agricole italiane. In sintesi, fra prezzi pagati ai produttori e quelli pagati dai consumatori la distanza cresce, non diminuisce. Mentre i rapporti fra agricoltori e il resto della filiera sembrano nella gran parte dei casi peggiorare.
Da qui le ricorrenti crisi di mercato più o meno generalizzate - come quelle, ultime, dei pomodori e dell'uva da tavola - e i conseguenti provvedimenti d'urgenza come quello che è stato proprio ieri approvato dal Consiglio dei Ministri. Una situazione che, ovviamente, è sempre più difficile sostenere. Ad essere pagati di meno che dieci anni fa, praticamente tutti i maggiori prodotti: dai cereali alla carne, dalla frutta al latte, dalla verdura alla carne bovina, dall'olio al vino. E non basta perché, come ha sottolineato la Coldiretti proprio analizzando le ultime vicende di mercato, "la stessa riduzione dell'8% nei prezzi alla produzione agricola che si è verificata nei primi sette mesi dell'anno non si è trasferita adeguatamente nella vendita al dettaglio. I consumatori, infatti, hanno continuato a pagare in media circa gli stessi importi per l'acquisto dei prodotti alimentari (- 0,2%) sulla base dei dati divulgati dall'Istat sull'andamento dell'inflazione nel mese di agosto". Sempre secondo Coldiretti, quindi, per ogni euro speso per l'acquisto di prodotti alimentari, all'agricoltore vanno in media solo 7 centesimi per il grano contenuto nella pasta o nel pane, 9 per il pomodoro nella passata, 25 per il latte e 33 se si tratta di frutta o verdura. Evidentemente troppo poco. Ma a questo punto che fare? Sperare, di fronte alla certezza di prossime crisi di mercato, in altri decreti d'urgenza per garantire il reddito minimo? Evidentemente serve dell'altro, che non può essere solamente una migliore
e più diffusa trasparenza nelle etichette e sui luoghi di provenienza dei prodotti. Da mettere "in campo" sicuramente ci sono nuove modalità di accordo fra produttori e trasformatori, ma soprattutto fra i primi e la distribuzione. L'allungamento del percorso fra i campi e le nostre tavole, la sovrapposizione di figure poco chiare e spesso inutili, il peso delle politiche del lavoro e fiscali sono tutti elementi di distorsione del mercato che tutto sommato non fanno bene a nessuno. È - ovviamente - un percorso lungo da fare, ma è l'unico e occorre intraprenderlo in fretta. Basta pensare che, solamente nei primi sette mesi del 2005, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo l'Ismea, i cali di prezzo più accentuati alla produzione agricola si sono verificati per i vini (-23%), la frutta (-22%), cereali (-11%) per la produzione di pane e pasta, maiali (- 10%), ortaggi (- 8%): a ben vedere tutti i nostri migliori prodotti agroalimentari. Numeri che parlano chiaro: se non si agirà velocemente, presto il Governo dovrà intervenire con altri provvedimenti.