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Agricoltura, governo in campo

Vittorio Spinelli sabato 15 febbraio 2003
è tornata in campo questa settimana la cosiddetta "Legge delega in materia di agricoltura". Si tratta di uno strumento consueto - previsto dalla Finanziaria - con cui al governo viene demandata la responsabilità, e la facoltà, di decidere su alcuni problemi scottanti, che riguardano le imprese agricole italiane. Una sorta di cassetta degli attrezzi, con cui si dovrà lavorare per rendere più competitivo il comparto agroalimentare dello Stivale. Intanto però, si fanno più stretti i tempi della riforma della politica agricola comune, che ormai conta molto di più della politica agricola nazionale. Dalla delega che il Parlamento ha conferito al governo ci si aspetta molto. è la prima volta, fra l'altro, che un provvedimento per gli agricoltori si interessa i destinatari dei loro prodotti: i consumatori. Anche se le organizzazioni professionali (in particolare Cia e Confagricoltura) hanno subito puntato il dito su alcuni temi tradizionalmente caldi per le imprese come quelli fiscali, delle associazioni di prodotto e di tutela della qualità. Ma, l'elenco dei compiti che spettano al ministro per le Politiche Agricole, Gianni Allemanno, è molto più lungo. Si va dalla revisione delle norme per le società agricole alle definizione di nuovi strumenti finanziari ed assicurativi per i campi; dalle iniziative per i giovani a quelle tributarie e previdenziali. Sul fronte del consumo, invece, c'è tutto quel che serve per assicurare un igiene ed una sicurezza alimentari pressoché totali. Adesso, però, occorre accelerare i decreti di attuazione e le procedure di negoziazione politica che questi comportano. Niente, quindi, è ancora certo ed acquisito. Ma, mentre in Italia tutti sperano in un orizzonte legislativamente un po' più definitivo, in Europa sale la tensione nei confronti degli esiti del processo di riforma della Politica agricola comune (Pac), ormai sulla dirittura d'arrivo. Un finale che, stando ai conti presentati da Nomisma a Bruxelles nel corso di un seminario della Coldiretti, per quanto riguarda le applicazioni di modulazione e regressività degli aiuti, potrebbe, a regime, anche risultare positivo per il nostro Paese. A fronte di una perdita di circa 227 milioni di euro l'Italia potrebbe vedersene arrivare 360. Mentre a causa della riforma delle regole di intervento sui mercati agricoli, lo Stivale verde potrebbe veder scomparire circa 240 milioni di euro per grano duro e carni bovine e arrivare 385 milioni fra latte, altri cereali e riso. Sempre che tutto funzioni
a dovere e che alcune leve di politica comunitaria vengano adoperate in maniera favorevole a noi. Niente perciò è certo nemmeno in Europa. Salvo il fatto che, ancora una volta Bruxelles, a causa di procedure di controllo inadeguate e malagestione dei fondi a disposizione, ha deciso di non riconoscere - e quindi di recuperare - a otto Paesi tra cui l'Italia, oltre 110 milioni di euro. Di questi, Roma ne dovrà restituire 26,26 milioni. Per ora il vero bilancio della Pac si chiude così.