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Agricoltura, la falce di Bruxelles

Andrea Zaghi sabato 2 luglio 2011
L'Europa chiede all'agricoltura di tirare la cinghia. La Commissione, infatti, a differenza di quanto aveva chiesto il Parlamento, ha detto che per la nuova Politica agricola comune le risorse disponibili sono certamente inferiori a quelle del periodo precedente. Il Quadro Finanziario Pluriannuale (2014-2020) comunicato dall'esecutivo di Bruxelles prevede una proposta pari a 281.8 miliardi di euro destinati al cosiddetto primo pilastro della Pac (aiuti diretti e mercato) e 89.9 miliardi di euro per lo Sviluppo Rurale. Il documento presentato congela la spesa agricola, in termini nominali, ai livelli previsti per il 2013, determinando così una significativa riduzione in termini reali. Una prospettiva che ovviamente agli agricoltori non piace, e contro la quale le "forze verdi" si stanno già mobilitando.
Secondo Coldiretti occorrono una forte difesa del budget, il sostegno della cosiddetta filiera corta, più efficaci strumenti di mercato, strumenti per l'assicurazione al reddito e un'attenzione particolare alla centralità del lavoro e al contrasto della rendita fondiaria. Certo, viene fatto notare, la Commissione ha aperto alla possibilità di permettere una certa flessibilità tra i due pilastri della Pac. Oltre a questo, esiste anche la proposta di destinare i risparmi possibili per lo sviluppo rurale e per altre spese agricole destinate agli stessi Stati che li hanno generati.
Ma il timore di ripercussioni insopportabili per gli agricoltori è comunque forte. Si parla di invarianza di bilancio - dice per esempio Confagricoltura - ma dalle prospettive finanziarie emerge un dato inequivocabile: il taglio delle risorse che calano in termini complessivi di oltre il 10%, con una Pac che passa dal 39 al 36% sul totale del bilancio complessivo comunitario. «Lo scenario che si prospetta - ha rilevato la Cia (Confederazione italiana agricoltori) - non è dei migliori. Anche tenendo conto che la proposta della Commissione Ue è da considerare solo come un primo passo. Ora la parola va ai ministri economici che certamente non potranno essere generosi».
«Dall'analisi del testo - rincarano la dose le cooperative agricole che da sole coinvolgono circa 720mila imprese - emerge chiaramente la volontà di penalizzare l'agricoltura rispetto a tutte le altre aree di attività dell'Unione. Crescono, infatti, le dotazioni per le politiche sulla sicurezza, sulla coesione e soprattutto crescono le spese dedicate alla macchina amministrativa europea. Le uniche voci a subire riduzioni sono la Pac e lo sviluppo rurale».
Davvero si vuole costringere l'agricoltura ad una riduzione così pesante di bilancio e quindi di prospettive di crescita? A questa domanda non è possibile dare una risposta univoca. Di fatto anche i campi continuano a dover fare i conti con una crisi economica generale e con bilanci nazionali e sovranazionali sempre più risicati. Una prospettiva che probabilmente sarà difficile cambiare.