Rubriche

Agostino e Proust, pane quotidiano

Alfonso Berardinelli venerdì 26 febbraio 2021
Per nessuna ragione chiaramente definibile, ma per diverse ragioni personali e non effimere, sto portando a termine la lettura e rilettura delle Confessioni di sant'Agostino e Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Dato che non dispongo di molto tempo libero da dedicare all'appassionante impresa, ho dovuto inventarmi un metodo: alterno la lettura delle due opere, un giorno una e un giorno l'altra, per non meno di mezz'ora e non più di un'ora. Queste piccole dosi intensificano la concentrazione e il piacere di leggere, favorendo un lento e meditato assorbimento (un modo di conviverci) delle due autobiografie capitali, una fondativa e una conclusiva, della cultura occidentale. Sia chiaro, non sto facendo nessuno sforzo. Ogni mattina so che mi aspetta il migliore dei miei appuntamenti mentali: una volta con Agostino, nato a Tagaste, odierna Algeria, nel 354 dopo Cristo e morto a Ippona, dove era diventato vescovo, nel 430; e il giorno dopo con Marcel Proust, nato e morto a Parigi tra il 1871 e il 1922. Di queste letture parlo ogni tanto con amici più o meno giovani, non tanto per sorprenderli e per vantarmi, quanto per mostrare che con un po' di astuzia programmatica si possono leggere senza fatica e con grande soddisfazione anche i classici più impegnativi e ponderosi, quelli di cui si sa che esistono ma dai quali ci si tiene a distanza per timidezza e pigrizia, con il rischio di non leggerli mai. Prima di sant'Agostino si può dire che l'autobiografia in senso moderno non esistesse. È stato il cristianesimo, è stata l'esperienza morale, psicologica, religiosa della conversione a creare un'attitudine introspettiva che le letterature greca e romana ignoravano. Agostino non tace nulla, analizza minuziosamente tutte le possibili ambivalenze emotive e mentali che si attraversano sulla via dell'autoperfezionamento e della fede. Dall'altra, remota sponda della narrativa novecentesca Proust riprende il viaggio nei labirinti della memoria non trascurando nessuna sfumatura e nessun dettaglio. Compone così per accumulo un ciclo unitario di ben sette romanzi, un'epica dell'interiorità e della socialità borghese e aristocratica, con la cui insuperabile complessità si concludono tre secoli di saggistica morale e romanzo d'analisi francesi, da Montaigne a Flaubert. Fra una lettura e l'altra, guardo ogni tanto gli alberi, gli uccelli, i telegiornali e devo scrivere articoli.