Rubriche

Abbiamo un «rivale» evolutivo

Paolo Benanti giovedì 30 settembre 2021
Parlare di vita e di persona oggi, nella galassia digitale che abitiamo, richiede inevitabilmente di introdurre il compagno delle nostre esperienze quotidiane: la macchina digitale. Questo nuovo posto dell'uomo nel mondo – parafrasando Arnold Gehlen – ci vede affianco alla nostra creazione digitale. Ma non è scontato chi dei due sia al vertice di questa relazione.
Il dubbio di una sudditanza dell'uomo al computer è forse divenuta consapevolezza sociale nel 1982. Perché scegliamo questa data? Il motivo è un articolo pubblicato dal popolare settimanale Time che, all'epoca, suscitò scalpore nell'opinione pubblica mostrando un mutamento ormai compiuto nella società occidentale. Time è il settimanale statunitense che dedica la prima copertina di ogni nuova annata alla persona più influente dell'anno appena trascorso. Al personaggio prescelto è attribuito il titolo di Man of the Year. Nel 1983 il settimanale, proseguendo una tradizione lunga oltre cinquant'anni, indica così le qualità che contraddistinguono il vincitore del 1982: è giovane, affidabile, silenzioso, pulito e intelligente. È bravo con i numeri e insegnerà o intratterrà i bambini senza un lamento. Time non si riferiva però a un essere umano ma a un computer: nell'editoriale che accompagnava la proclamazione del vincitore, Otto Friedrich fece notare che nonostante molti uomini potessero ambire a rappresentare il 1982 nessuno era in grado di simboleggiare l'anno appena trascorso come un elaboratore elettronico. Leggendo come i lettori commentarono la scelta di Time ci sembra di poter indicare in questo evento un simbolo dell'avvento di una nuova stagione culturale: «Questa volta, sembra, l'umanità ha fallito nel lasciare un segno. Infatti il riconoscimento di "Uomo dell'anno" non era più applicabile. Così la copertina era decorata con un nuovo titolo: "Macchina dell'anno". Al centro della pagina stava la macchina vittoriosa, e il suo schermo vivo con tutte le informazioni. Una scultura logora e senza vita di una figura umana che faceva da spettatore, con il suo epitaffio formato dalle tre parole sotto il titolo principale: "Arriva il computer"».
Veniva così sancita l'idea di un uomo in crisi, incapace di saper gestire le macchine che lui stesso aveva creato, destinato a essere confinato in un passato fatto di residui archeologici. Per la prima volta la nostra specie sembra avere un competitor evolutivo con cui confrontarsi.