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A fine serata, quel piatto di pasta per l'indigente

Paolo Massobrio mercoledì 16 febbraio 2022
Nel mestiere di critico gastronomico talvolta si resta spiazzati, non tanto dalla bontà dei piatti quanto dalle storie che si celano dietro a una vita fra i fornelli e la sala. Giovedì scorso ero ad Arese, in un ristorante di pesce che ha una valutazione importante sulla guida che curo insieme con Marco Gatti ("il Golosario ristoranti"). E verso la fine della cena, essendo il mio tavolo l'unico della sera, lo chef Gianluca Fattor si è attardato con noi a chiacchierare, fin quando la moglie Simona lo ha chiamato: «Devi buttare la pasta, stai attento che non scuocia». Al che Gianluca si è assentato per un quarto d'ora, perché in quel momento non c'era altra cosa importante al mondo che cucinare quel piatto di pasta per un indigente che ogni sera passa dal ristorante per poter mangiare qualcosa. E lui gliela cucina proprio, come farebbe a qualsiasi suo cliente. Quando è tornato, con Simona e con l'unica collaboratrice rimasta dopo lo tsunami del Covid, ci hanno raccontato altre storie di questi due anni dove hanno inventato il delivery, scoprendo anche lì che l'attività era funzionale a un rapporto vitale con le persone. Come quell'anziano che quotidianamente telefonava, finché il cellulare, un giorno non è squillato e Gianluca si è preoccupato di avvisare i parenti: aveva avuto un piccolo ictus e il suo intervento gli ha salvato la vita.
Il ristorante si chiama "Il Piccolo Principe", come la fiaba di Antoine de Saint-Exupéry che, insegna, a piccini e grandi che «non si vede bene che con il cuore, giacché l'essenziale è invisibile ai nostri occhi». Insomma, un programma di vita, insito nel nome stesso che Gianluca e Simona hanno voluto dare al locale, quando hanno deciso di venire qui, dopo che lei ha lasciato un impiego importante, come assistente di direzione. Ha seguito un sogno, e sicuramente l'amore: per il marito e per il loro bambino, affermando che, sempre mutuando la lezione del Piccolo Principe, nella vita sono importanti l'amore, l'amicizia e non principalmente il possesso delle cose. Ora, se ieri si è celebrato San Valentino come festa degli innamorati questa storia ci spiega il significato di cosa voglia dire essere una famiglia. Con un'attività commerciale, che accende le luci in una via, in un paese, che rappresentano molto di più di un numero di partita Iva. Lo sono a prescindere, anche se non si chiamano "Piccolo Principe", di nome e di fatto. Sono una rete di presidio umano, che la politica deve tutelare, ora che la tempesta continua a non dare tregua, con gli aumenti delle bollette quadruplicati, delle materie prime e di tutto il resto. Pensiamoci!