Papa

L'incontro. Il Papa: anziani, siate sognatori. Siete una risorsa, non un peso

Andrea Galli lunedì 16 dicembre 2019

Papa Francesco riceve in udienza in Vaticano i membri dell'Associazione Nazionale Lavoratori Anziani in occasione del 70/o anniversario di fondazione, 16 dicembre 2019.

Al Papa stanno particolarmente a cuore gli anziani. Del resto è uno di loro, qualcuno potrebbe commentare. Già, ma non sembra una questione anagrafica: se si mettessero insieme tutti gli interventi e i passaggi che Bergoglio ha dedicato al tema negli anni del pontificato – sono davvero molti – si vedrebbe intanto che la questione degli anziani è sempre collegata a un altro topos bergogliano, quello della «cultura dello scarto». Anche oggi il Pontefice argentino ha riproposto questo collegamento ricevendo in udienza i membri della Associazione Nazionale Lavoratori Anziani (Anla), Onlus che festeggia i 70 anni di vita e attualmente è presieduta da Edoardo Patriarca, già portavoce del Forum del Terzo settore e senatore del Partito Democratico. «Siamo tutti chiamati a contrastare questa velenosa cultura dello scarto» ha detto Francesco, «siamo chiamati a costruire con tenacia una società diversa, più accogliente, più umana, più inclusiva, che non ha bisogno di scartare chi è debole nel corpo e nella mente, anzi, una società che misura il proprio "passo" proprio su queste persone».

Ma il discorso rivolto all’Anla è stato più “rotondo”, non si è esaurito qui. Intanto il Papa ha sottolineato che gli anziani sono da considerare una risorsa per la società, non un peso. Un esempio viene dal volontariato, «un’esperienza che fa bene sia a chi la riceve sia a chi la fa», perché «l’impegno a favore degli altri è in grado di contrastare la percezione di solitudine, migliora le prestazioni cognitive e incrementa il benessere mentale». «La sfida maggiore che per i prossimi anni si presenterà alla società – ha rimarcato ancora il Papa – sarà promuovere con efficacia sempre maggiore le risorse umane di cui sono portatori gli anziani all’interno della comunità».

Si tratta di attivare «sul territorio reti di solidarietà che abbiano come riferimento gli anziani in quanto soggetti attivi protagonisti e non solo oggetto di interventi di tipo assistenziale». Sarà dunque importante che gli anziani «vengano considerati portatori non solo di bisogni, ma anche di nuove istanze, o come mi capita spesso di dire riecheggiando la Bibbia», il Papa ha fatto riferimento al libro del profeta Gioele, «di sogni, che gli anziani siano dei sognatori, sogni però carichi di memoria, non vuoti, vani, come quelli di certe
pubblicità; i sogni degli anziani sono impregnati di memoria, e quindi fondamentali per il cammino dei giovani, perché sono le radici. Dagli anziani viene quella linfa che fa crescere l’albero, fa fiorire, dà nuovi frutti».

Agli anziani è poi affidato un altro compito grande, quello di «trasmettere l’esperienza della vita, la storia di una famiglia, di una
comunità, di un popolo»
. La vecchiaia è da considerare quindi per eccellenza la stagione «del dialogo», dal momento che «il futuro di un popolo suppone necessariamente un dialogo e un incontro tra anziani e giovani per la costruzione di una società più giusta, più bella, più solidale, più cristiana».

«Considerando e vivendo la vecchiaia come la stagione del dono e la stagione del dialogo» ha specificato il Pontefice, «si contrasterà lo stereotipo tradizionale dell’anziano: malato, invalido, dipendente, isolato, assediato da paure, lasciato da parte, con una identità debole per la perdita di un ruolo sociale. In pari tempo, si eviterà di focalizzare l’attenzione generale prevalentemente sui costi e i rischi, dando più evidenza alle risorse e alle potenzialità degli anziani. Purtroppo, tante volte si scartano i giovani, perché non hanno lavoro, e si scartano gli anziani con la pretesa di mantenere un sistema economico “equilibrato”, al centro del quale non vi è la persona umana, ma il denaro. E questo non va».

Il futuro, «e questo non è esagerato» ha ribadito Bergoglio, «sarà nel dialogo fra giovani e anziani», «se i nonni non dialogano con i
nipoti, non ci sarà futuro». Quindi «mi raccomando» ha concluso il Papa, «parlate con i giovani, ma non per bastonarli, no: per sentirli, e poi seminare qualcosa. Questo dialogo è il futuro!».