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Papa Francesco all'udienza. «Dall'Egitto riparta la speranza di pace in Medio Oriente»

Anna Maria Brogi mercoledì 3 maggio 2017

Il Papa saluta prima di cominciare la catechesi (Ansa)

Il recente viaggio apostolico del Papa in Egitto è stato al centro dell’udienza generale di questa mattina in piazza San Pietro. Un resoconto che rientra nel ciclo di catechesi dedicato alla speranza cristiana in quanto, ha osservato Francesco, «l’Egitto è per noi segno di speranza»: lo è stato per i figli di Giacobbe che fuggivano dalla fame, lo è stato per la Santa Famiglia di Nazareth che fuggiva da Erode e lo è oggi per tutti noi che speriamo nella pace in quella travagliata regione del Medio Oriente.

La catechesi di Francesco (TESTO INTEGRALE) ha preso spunto dal brano del Vangelo secondo Matteo sulla fuga della Santa Famiglia in Egitto: «Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto"… Perché si compisse quello che era stato detto dal profeta: "Dall’Egitto ho chiamato mio Figlio"».

«Il Papa della pace in un Egitto di pace»

«Oggi desidero parlarvi del viaggio apostolico in Egitto» ha esordito Francesco. «Mi sono recato in quel Paese in seguito a un quadruplice invito»: quello del presidente della Repubblica, del patriarca copto-ortodosso, del grande Imam dell'università al-Azhar e del patriarca copto-cattolico. Il pontefice ha ricordato di avere ricevuto un'accoglienza «veramente calorosa» e ha ringraziato le autorità civili e religiose e «l'intero popolo egiziano». Il presidente e le autorità, ha osservato, hanno posto un impegno straordinario perché quell'evento «potesse essere un segno di pace per l’Egitto e per tutta quella regione». «Il motto del viaggio - ha ricordato - era: "Il Papa della pace in un Egitto di pace"».

A fondamento della pace c'è l'alleanza

Francesco ha quindi ripercorso le tappe dei suoi due giorni al Cairo, il 28 e il 29 aprile. La visita all'università sunnita di al-Azhar, ha ricordato, «ha avuto un doppio orizzonte: quello del dialogo tra cristiani e musulmani e quello della promozione della pace nel mondo». Il Papa ha citato l'incontro con il grande Imam e l'intervento alla conferenza internazionale per la pace, ad al-Azhar: «Ho offerto una riflessione che ha valorizzato la storia dell’Egitto come terra di civilità e di alleanze». L'Egitto, «sinonimo di antica civiltà per tutto il mondo», ci ricorda che la pace si costruisce attraverso la sapienza e «ripartendo dall’alleanza tra Dio e l'uomo, fondamento dell’alleanza tra tutti gli uomini», basata sui Dieci comandamenti che si riassumono «nei due comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo». «Questo medesimo fondamento - ha ricordato Francesco - sta anche alla base della costruzione dell’ordine sociale e civile cui sono chiamati a collaborare tutti i cittadini», di ogni cultura e religione. Dall'incontro con le autorità, ha ricordato, è emersa «una visione di sana laicità».

I cristiani siano «lievito di fraternità»

All’Egitto spetta «un compito peculiare» nel cammino verso «una pace stabile e duratura che poggi non sul diritto della forza ma sulla forza del diritto». I cristiani in Egitto, come ovunque, sono chiamati a essere «lievito di fraternità e questo è possibile se vivono in se stessi la comunione in Cristo». Un segno di comunione, ha ricordato il Papa, «abbiamo potuto darlo con il mio caro fratello Tawadros II, papa dei copto-ortodossi». «Insieme abbiamo pregato per i martiri dei recenti attentati che hanno colpito tragicamente quella venerabile Chiesa». Francesco ha inoltre citato Bartolomeo, il patriarca ecumenico «mio caro fratello».

La Messa celebrata al Cairo è stata una «festa di fede e di fraternità». L’ultimo momento del viaggio il Papa l’ha vissuto insieme con sacerdoti, religiosi e seminaristi. «Ci sono tanti seminaristi, questa è una consolazione» ha aggiunto a braccio. «In questa comunità di uomini e donne che hanno scelto di donare la vita a Cristo ho visto la bellezza della Chiesa in Egitto e ho pregato per tutti i cristiani nel Medio Oriente» perché siano «sale e luce in quelle terre, in mezzo a quei popoli».

L'Egitto segno di speranza

«L’Egitto per noi è stato segno di speranza, di rifugio, di aiuto» ha aggiunto Francesco a braccio. «Quando quella parte del mondo era affamata, Giacobbe con i suoi figli se n’è andato là, poi quando Gesù è stato perseguitato è andato là. Per questo raccontarvi di questo viaggio entra nella strada di parlarvi di speranza. Per noi l’Egitto ha questo segno di speranza, sia per la storia sia per l’oggi, per questa fraternità che vi ho raccontato». Il Papa ha concluso con la benedizione: «La Santa Famiglia di Nazareth benedica e protegga sempre il popolo egiziano e lo guidi sulla via della prosperità, della fraternità e della pace».

Al momento dei saluti Francesco ha nuovamente rivolto un ringraziamento a quanti lo hanno accolto in Egitto, rendendo possibile il suo viaggio. In piazza San Pietro erano presenti, come spesso avviene, anche fedeli di lingua araba.