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Udienza. Il Papa: impariamo dalla tristezza, è un campanello d'allarme della vita

Redazione Internet mercoledì 26 ottobre 2022

Assistiamo inorriditi agli eventi che continuano ad insanguinare la Repubblica Democratica del Congo” ha ricordato il Papa, al termine dell’udienza di oggi, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana. “Esprimo la mia ferma deplorazione per l’inaccettabile assalto avvenuto nel Nord Kivu, dove sono state uccise persone inermi, tra cui una religiosa impegnata nell’assistenza sanitaria”, ha proseguito Francesco: “Preghiamo per le vittime e i loro familiari, come pure per la comunità cristiana e gli abitanti di quella regione, da troppo tempo stremati per la violenza”. Salutando, come di consueto al termine dell’udienza, i fedeli di lingua italiana, il Papa ha rivolto, tra gli altri, un saluto particolare all’Associazione Nazionale delle Università della Terza età, incoraggiata a “proseguire nell’opera culturale per combattere la solitudine e l’emarginazione degli anziani. Essi sono i testimoni di quella memoria che può aiutare le nuove generazioni a costruire un futuro più umano e più cristiano. La memoria dei vecchi”.

Poi l’ennesimo appello per l’Ucraina: “E non dimentichiamo di pregare, e di continuare con la preghiera, per la martoriata Ucraina. Il Signore protegga quella gente e ci porti tutti su una strada di una pace duratura”. In questo mese di ottobre, infine, Francesco ha raccomandato “in modo speciale la recita del santo Rosario; questa semplice e suggestiva preghiera mariana indichi a ciascuno la strada per seguire Cristo con fiducia e generosità”.


All'udienza generale Francesco prosegue le riflessioni sul tema del discernimento e nella catechesi odierna
affronta un aspetto che ha a che fare con i sentimenti, la desolazione, un'esperienza comune nella vita di tutti:
può scoraggiare chi chi vuole seguire il Vangelo e fare il bene, ma nessuna tentazione supera le nostre forze


IL TESTO DELLA CATECHESI

“Tutti noi in qualche modo abbiamo fatto esperienza di desolazione. Il problema è come poterla leggere, perché anch’essa ha qualcosa di importante da dirci, e se abbiamo fretta di liberarcene, rischiamo di smarrirla”. Così si è espresso il Papa, che ha dedicato l’udienza di oggi alla prima modalità affettiva, oggetto del discernimento: la desolazione, così definita da Sant’Ignazio di Loyola: “L’oscurità dell’anima, il turbamento interiore, lo stimolo verso le cose basse e terrene, l’inquietudine dovuta a diverse agitazioni e tentazioni: così l’anima s’inclina alla sfiducia, è senza speranza e senza amore, e si ritrova pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore”.

“Tutti noi ne abbiamo esperienza”, ha commentato a braccio Francesco: “Nessuno vorrebbe essere desolato, triste. Tutti vorremmo una vita sempre gioiosa, allegra e appagata. Eppure questo, oltre a non essere possibile, non sarebbe neppure un bene per noi. Infatti, il cambiamento di una vita orientata al vizio può iniziare da una situazione di tristezza, di rimorso per ciò che si è fatto. È molto bella l’etimologia di questa parola, ‘rimorso’: letteralmente è la coscienza che morde, che non dà pace”. L’esempio citato dal Papa è quello di Alessandro Manzoni, che nei Promessi sposi “ci ha dato una splendida descrizione del rimorso come occasione per cambiare vita”: “Si tratta del celebre dialogo tra il cardinale Federico Borromeo e l’Innominato, il quale, dopo una notte terribile, si presenta distrutto dal cardinale, che si rivolge a lui con parole sorprendenti: ‘Voi avete una buona nuova da darmi, e me la fate tanto sospirare?’. ‘Una buona nuova, io? Ho l’inferno nel cuore. Ditemi voi, se lo sapete, qual è questa buona nuova’. ‘Che Dio v’ha toccato il cuore, e vuol farvi suo, rispose pacatamente il cardinale’”. “Dio tocca il cuore e ti viene qualcosa dentro”, ha spiegato a braccio Francesco: “La tristezza, il rimorso: è un invito a iniziare una strada. L’uomo di Dio sa notare in profondità ciò che si muove nel cuore”.

“È importante imparare a leggere la tristezza. Tutti conosciamo cosa sia la tristezza, ma sappiamo leggerla, sappiamo capire cosa significa per me questa tristezza di oggi?”. Lo ha chiesto il Papa ai fedeli presenti in piazza San Pietro per l’udienza del mercoledì, dedicata al tema della desolazione. “ Nel nostro tempo, essa è considerata per lo più negativamente, come un male da fuggire a tutti i costi, e invece può essere un indispensabile campanello di allarme per la vita, invitandoci a esplorare paesaggi più ricchi e fertili che la fugacità e l’evasione non consentono”, ha spiegato Francesco: “San Tommaso definisce la tristezza un dolore dell’anima: come i nervi per il corpo, essa ridesta l’attenzione di fronte a un possibile pericolo, o a un bene disatteso. Per questo, essa è indispensabile per la nostra salute, ci protegge perché non facciamo del male a noi stessi e ad altri”. “Sarebbe molto più grave e pericoloso non avvertire questo sentimento”, la tesi del Papa, che ha proseguito a braccio: “La tristezza a volte lavora come un semaforo: fermati! Sono triste? C’è qualcosa lì”. “Per chi invece ha il desiderio di compiere il bene, la tristezza è un ostacolo con il quale il tentatore vuole scoraggiarci”, ha detto il Papa: “In tal caso, si deve agire in maniera esattamente contraria a quanto suggerito, decisi a continuare quanto ci si era proposto di fare. Pensiamo al lavoro, allo studio, alla preghiera, a un impegno assunto: se li lasciassimo appena avvertiamo noia o tristezza, non concluderemmo mai nulla”. “È anche questa un’esperienza comune alla vita spirituale”, ha fatto notare Francesco: “la strada verso il bene, ricorda il Vangelo, è stretta e in salita, richiede un combattimento, un vincere sé stessi. Inizio a pregare, o mi dedico a un’opera buona e, stranamente, proprio allora mi vengono in mente cose da fare con urgenza”.

“È importante, per chi vuole servire il Signore, non lasciarsi guidare dalla desolazione. ‘Non ho voglia, è noioso’…stai attento!”. Lo ha raccomandato il Papa, che nella parte finale della catechesi di oggi, dedicata alla desolazione, ha denunciato: “Purtroppo, alcuni decidono di abbandonare la vita di preghiera, o la scelta intrapresa, il matrimonio o la vita religiosa, spinti dalla desolazione, senza prima fermarsi a leggere questo stato d’animo, e soprattutto senza l’aiuto di una guida”. “Una regola saggia dice di non fare cambiamenti quando si è desolati”, ha spiegato Francesco: “Sarà il tempo successivo, più che l’umore del momento, a mostrare la bontà o meno delle nostre scelte”. Nel Vangelo, ha ricordato il Papa, “Gesù respinge le tentazioni con un atteggiamento di ferma risolutezza. Le situazioni di prova gli giungono da varie parti, ma sempre, trovando in lui questa fermezza, decisa a compiere la volontà del Padre, vengono meno e cessano di ostacolare il cammino”. “Nella vita spirituale la prova è un momento importante – ha proseguito Francesco – la Bibbia lo ricorda esplicitamente: ‘Se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione’”. “Se vuoi andare sulla strada verso il bene, preparati: ci saranno ostacoli, tentazioni, momenti di tristezza”, il commento del Papa: “È come quando un professore esamina lo studente: se vede che conosce i punti essenziali della materia, non insiste: ha superato la prova. Se sappiamo attraversare solitudine e desolazione con apertura e consapevolezza, possiamo uscirne rafforzati sotto l’aspetto umano e spirituale”. “Nessuna prova è al di fuori della nostra portata”, ha assicurato Francesco: “nessuna prova sarà superiore a ciò che possiamo fare, ma non fuggire dalle prove, vedere cosa significa cosa la prova. Cosa significa che sono triste, che sono in desolazione e non posso andare aventi? San Paolo ricorda che nessuno è tentato oltre le sue possibilità, perché il Signore non ci abbandona mai e, con lui vicino, possiamo vincere ogni tentazione”. “E se non vinciamo oggi, ci alziamo un’altra volta, camminiamo e la vinceremo domani”, la conclusione a braccio: “Non permanere morti, già così, vinti per un momento di tristezza e di desolazioni: andate avanti! La vita spirituale è sempre camminare”.

IL VIDEO DELL'UDIENZA