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Roma. Il Papa: dalla Chiesa forte impegno per rendere giustizia alle vittime di abusi

Redazione Internet venerdì 21 gennaio 2022

Il Papa saluta il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Luis Ladaria

"La Chiesa, con l'aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma decisione l'impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista".

Lo ha detto papa Francesco ricevendo i partecipanti all'Assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. "In questa luce ho recentemente proceduto all'aggiornamento delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, con il desiderio di rendere più incisiva l'azione giudiziaria", ha aggiunto, "Questa, da sola, non può bastare per arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo".

L'intervento del Pontefice giunge il giorno dopo la pubblicazione del rapporto sugli abusi compiuti dal 1945 al 2019 nella diocesi di Monaco di Baviera, di cui è stato titolare lo stesso papa emerito Benedetto XVI.

Lo scorso novembre Bergoglio commentò apertamente gli esiti di una analoga inchiesta, condotta questa volta in Francia, che aveva portato in superficie numeri ancora più gravi di quelli tedeschi. Ed aveva parlato senza giri di parole di "vergogna", così come "vergogna e vicinanza alle vittime degli abusi" è stata espressa ieri dalla Santa Sede.

"L'esercizio del discernimento, ha sottolineato il Papa nel suo discorso di oggi, trova “un ambito di necessaria applicazione nella lotta contro gli abusi di ogni tipo”.

IL TESTO DEL DISCORSO

Lo stesso discernimento il Pontefice lo invoca per i "presunti fenomeni soprannaturali, per i quali il popolo di Dio deve ricevere indicazioni sicure e solide". Ma soprattutto serve discernimento, rimarca Francesco, per un altro compito della Dottrina della Fede, quale lo scioglimento del vincolo matrimoniale in favorem fidei.

"Quando, in virtù della potestà petrina, la Chiesa concede lo scioglimento di un vincolo matrimoniale non-sacramentale, non si tratta solo di porre fine canonica ad un matrimonio, comunque già fallito di fatto, ma, in realtà, tramite questo atto eminentemente pastorale intendo sempre favorire la fede cattolica - in favorem fidei! - nella nuova unione e nella famiglia, di cui tale nuovo matrimonio sarà il nucleo".

Il Papa si sofferma quindi sulla "necessità del discernimento nel percorso sinodale". "Qualcuno - dice a braccio - può pensare che il percorso sinodale è ascoltare tutti, fare un’inchiesta e dare dei risultati. Tanti voti, tanti voti, tanti voti… No. Un percorso sinodale senza discernimento non è un percorso sinodale".

Ci vuole - nel percorso sinodale - discernere continuamente le opinioni, i punti di vista, le riflessioni. Ma non si può andare nel percorso sinodale senza discernere. Questo discernimento è quello che farà del sinodo un vero sinodo del quale il personaggio - diciamo così - più importante è lo Spirito Santo, e non un parlamento o un’inchiesta di opinioni che possono fare i media. Per questo sottolineo: è importante il discernimento nel percorso sinodale.

“Dignità” è poi l’altra parola da cui papa Francesco muove la sua riflessione. "Nella nostra epoca, tuttavia, segnata da tante tensioni sociali, politiche e persino sanitarie, cresce la tentazione di considerare l’altro come estraneo o nemico, negandogli una reale dignità". Specialmente in questo tempo, è necessario richiamare che “la dignità di ogni essere umano ha un carattere intrinseco e vale dal momento del suo concepimento fino alla sua morte naturale”, rimarca il Papa.

Proprio l’affermazione di una tale dignità “è il presupposto irrinunciabile per la tutela di un’esistenza personale e sociale”, nonché “condizione necessaria perché la fraternità e l’amicizia sociale possano realizzarsi tra tutti i popoli della terra”.Far rinascere la fraternitàL’obiettivo è “far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità”: se "la fraternità è la destinazione che il Creatore ha disegnato per il cammino dell’umanità, la strada principale resta quella del riconoscimento della dignità di ogni persona umana”, evidenzia Francesco.

Sulla stessa scia, il Papa affronta il tema della “fede”, senza la quale - dice - “la presenza dei credenti nel mondo si ridurrebbe a quella di un’agenzia umanitaria”. “La fede dev’essere il cuore della vita e dell’azione di ogni battezzato”, sottolinea. “E non una fede generica o vaga, come se fosse vino annacquato che perde valore”: “Non accontentiamoci di una fede tiepida e abitudinaria, di manuale”, esorta il Papa. Serve una fede “genuina, schietta”, una fede che “infiamma” il cuore degli uomini di oggi. Una fede che “mette in crisi”:Mai dobbiamo dimenticare che una fede che non ci mette in crisi è una fede in crisi; una fede che non ci fa crescere è una fede che deve crescere; una fede che non ci interroga è una fede sulla quale dobbiamo interrogarci; una fede che non ci anima è una fede che deve essere animata; una fede che non ci sconvolge è una fede che deve essere sconvolta.