Papa

Udienza. Papa Francesco ai nunzi: no a lussi e pettegolezzi

Riccardo Maccioni giovedì 13 giugno 2019

Uomo di Dio, uomo di Chiesa, uomo di zelo apostolico, uomo del Papa. È un vero e proprio decalogo del nunzio apostolico e dei suoi collaboratori, quello preparato da Francesco per i rappresentanti pontifici ricevuti in udienza privata.

Un discorso in cui il Papa ha messo in guardia da possibili rischi, da tentazioni in cui è facile cadere. Dal pettegolezzo al lusso, dal politicamente corretto alla perdita dell’imparzialità necessaria ad affrontare correttamente le situazioni. In particolare, nel discorso consegnato (Bergoglio ha voluto incontrare i rappresentanti pontifici privatamente) ricordando che il nunzio è immagine del Vescovo di Roma nel mondo, il Pontefice ha definito inconciliabile con il ruolo di «rappresentante pontificio, criticare alle spalle il Papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a Lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma».

Il nunzio – infatti – «non rappresenta sé stesso ma il Successore di Pietro - spiega Bergoglio - e agisce per suo conto presso la Chiesa e i Governi, cioè concretizza, attua e simboleggia la presenza del Papa tra i fedeli e le popolazioni. È bello che in diversi Paesi la Nunziatura viene chiamata “Casa del Papa”». Certamente possono esserci riserve, simpatie e antipatie, ma un buon nunzio non può essere «ipocrita» perché il suo incarico è di essere «un tramite, o meglio, un ponte di collegamento tra il vicario di Cristo e le persone a cui è stato inviato, in una determinata zona, per la quale è stato nominato e inviato dallo stesso Romano Pontefice.

La vostra missione, dunque – ha aggiunto il Papa – è molto impegnativa perché richiede disponibilità e flessibilità, umiltà, impeccabile professionalità, capacità di comunicazione e di negoziazione; richiede frequenti spostamenti in automobile e lunghi viaggi, cioè vivere con la valigia sempre pronta».
Concreto reale, anche il rischio di cedere alla vanità, farsi condizionare dalle regalie. In questo senso – ha spiegato il Pontefice – «la Bibbia definisce iniquo l'uomo che accetta regali di sotto il mantello, per deviare il corso della giustizia e anche il Salmo domanda: “Signore, chi abiterà nella tua tenda?” e risponde: “chi non accetta doni contro l'innocente”».

«La carità operosa – ha avvertito il Papa – ci deve portare ad essere prudenti nell'accettare i doni che vengono offerti per annebbiare la nostra oggettività e in alcuni casi purtroppo per comprare la nostra libertà. Nessun regalo di qualsiasi valore deve mai renderci schiavi». Rientra infatti nella sobrietà, nell’evitare un’esagerata attenzione a se stesso la chiamata del nunzio a essere «uomo di Chiesa». È triste – ha denunciato il Papa – vedere taluni Nunzi che affliggono i loro collaboratori con gli stessi dispiaceri che loro stessi hanno ricevuto da altri Nunzi quando erano collaboratori. Invece i segretari e i consiglieri sono stati affidati all'esperienza del Nunzio perché possano formarsi e fiorire come diplomatici e, se Dio vuole, in futuro come nunzi».

Ed è altrettanto «brutto vedere un nunzio che cerca il lusso, gli indumenti e gli oggetti “firmati” in mezzo a gente priva del necessario. È una contro-testimonianza. L’onore più grande per un uomo di Chiesa è infatti quello di essere “servo di tutti”».
Più strettamente legato al loro intrinseco compito infine «è avere e sviluppare la capacità e l'agilità nel promuovere o adottare una condotta adeguata alle esigenze del momento senza mai cadere nè nella rigidità mentale, spirituale e umana, né nella flessibilità ipocrita e camaleontica». «Non si tratta di essere opportunisti – ha osservato il Papa – ma di saper passare dall'ideazione all'attuazione avendo in mente il bene comune e la fedeltà al mandato».