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In aereo. Il Papa: la Cina? Il dialogo va avanti. Ho ammirazione per la cultura cinese

Stefania Falasca, sul volo di rientro dalla Mongolia lunedì 4 settembre 2023

La conferenza stampa del Papa in aereo di ritorno dalla Mongolia

Sul volo di ritorno da Ulan Bator, papa Francesco ha risposto alle domande dei giornalisti sul suo viaggio in Mongolia, sulle sue recenti dichiarazioni riguardanti la Russia e i rapporti con la Cina, sui suoi prossimi viaggi. Poi riguardo all’uscita del suo aggiornamento della Laudato si’ e sul Sinodo sulla sinodalità che si terrà ad ottobre.

«L’idea di visitare la Mongolia mi è venuta pensando alla piccola comunità cattolica. Faccio questi viaggi per visitare le comunità e anche per entrare nella mistica di un popolo. L’annuncio evangelico entra in dialogo con la cultura. C’è un’evangelizzazione della cultura e anche una inculturazione del Vangelo. E questo è tutto il contrario di quello che è colonizzazione religiosa. È importante che l’evangelizzazione non sia concepita come proselitismo, perché il proselitismo restringe sempre. L’obiettivo era conoscere questo popolo, ricevere la sua cultura ed entrare in dialogo e accompagnare la Chiesa nel suo cammino in questo popolo con molto rispetto per la sua cultura. Sono soddisfatto».

Crede che la capitale della Mongolia possa diventare una piattaforma per il dialogo internazionale?

«Voi avete una cosa molto interessante che anche favorisce il dialogo: la mistica del “terzo vicino”. Ulan Bator è la capitale di un Paese più lontana dal mare e la vostra terra è stretta tra due grandi potenze: la Russia e la Cina. Per questo la vostra mistica è dialogare con i “terzi vicini”. Voi avete con ambedue i Paesi buoni rapporti. La vostra ansia di universalità è per far conoscere i vostri valori e ricevere dagli altri per dialogare. Voi con questa mistica del “terzo vicino” avete questa filosofia dell’andare per dialogare. A me piace molto questa espressione “terzo vicino”, è una vostra ricchezza».

A proposito del “terzo vicino”. Lei ha inviato un messaggio al popolo cinese di essere buoni cittadini, dopo che le autorità cinesi non hanno permesso ai vescovi di venire in Mongolia. Come sono i rapporti della Santa Sede con la Cina? Ci sono novità sul viaggio del cardinale Zuppi?

La missione del cardinale Zuppi è una missione di pace. Lui aveva il piano per visitare Mosca, Kiev, gli Stati Uniti e anche Pechino. Zuppi è un uomo di universalità e grande dialogo. Ha nella sua storia il lavoro fatto in Mozambico per la pace, per questo ho inviato lui. I rapporti con la Cina sono molto rispettosi. Personalmente ho grande ammirazione per la cultura cinese. Diciamo che i rapporti sono molto aperti. Per la nomina dei vescovi c’è una commissione vaticana che lavora da tempo con il governo cinese. È un dialogo. Ci sono poi alcuni preti cattolici, intellettuali cattolici che sono invitati dalle università cinesi. Credo che dobbiamo andare più avanti nell’aspetto religioso per comprenderci di più, affinché i cittadini non pensino che la Chiesa non accetta la loro cultura e i loro valori e che la Chiesa dipenda da una potenza straniera. Questa strada amichevole la sta facendo bene la commissione presieduta dal cardinale Parolin e stanno facendo un bel lavoro anche da parte cinese. I rapporti sono così, in cammino. Io ho grande rispetto per il popolo cinese.

Recentemente hanno fatto molto discutere le sue affermazioni ai giovani cattolici russi sulla “grande madre Russia”, su personaggi come Pietro I e Caterina II che hanno irritato gli ucraini e sono state viste quasi come un’esaltazione dell’imperialismo russo. Perché ha sentito la necessità di fare queste affermazioni, le ripeterebbe? E per chiarezza: cosa pensa degli imperialismi, in particolare di quello russo?

È stato un dialogo con i giovani russi nel quale alla fine ho dato loro un messaggio. Un messaggio che ripeto sempre: quello di farsi carico dell’eredità: “prendete la vostra eredità”. È lo stesso che ripeto dappertutto, anche nell’ambito del dialogo tra nonni e nipoti; nipoti che possano prendere l’eredità dei loro nonni. Questo è stato il messaggio. Per esplicitare l’eredità ho detto della grande Russia, perché l’eredità Russa è molto buona, è molto bella. Pensate al campo dell’arte, della musica, delle lettere, con Dostokevski che ci parla oggi di un umanesimo maturo. Vuol dire farsi carico di questo umanesimo che si è sviluppato nell’arte, nella musica e nella letteratura, sono riferimenti culturali. Parlando della grande Russia, non geograficamente, mi è così venuto in mente quello che ci hanno insegnato a scuola: Pietro I, Caterina II. Forse non è stato appropriato prendere questi esempi, ma quello che ho detto ai giovani russi è farsi carico della propria eredità, di prendere la propria eredità, quale? Quella della grande Russia, perché la cultura russa è di una bellezza, di una profondità molto grande e non va cancellata per problemi politici. Ho detto così ai giovani russi: avete avuto anni politici bui in Russia ma l’eredità sempre è rimasta. Quanto all’imperialismo, non pensavo all’imperialismo quando dicevo della trasmissione della cultura, perché la trasmissione della cultura non è mai imperialismo. È vero che ci sono imperialismi, ma questo accade quando la cultura viene distillata e trasformata in ideologia. Questo è veleno: si usa la cultura distillata in ideologia, per questo si deve distinguere quando si parla della cultura di un popolo e quando sono le ideologie di qualche filosofo o di qualche politico di quel popolo. E questo lo dico per tutti, anche per la Chiesa. Tante volte sono proprio le ideologie che staccano la Chiesa dalla vita che viene dalla radice, staccano la Chiesa dall’influsso dello Spirito Santo e diventa un’ideologia, che è incapace di incarnarsi, è idea soltanto. E quando l’ideologia prende forza si fa politica e di solito diviene dittatura, diviene incapacità di dialogo. Gli imperialismi fanno questo, l’imperialismo sempre si consolida in base a una ideologia. Anche nella Chiesa dobbiamo distinguere tra dottrina e ideologia, perché la vera dottrina mai è ideologica, è radicata nel santo popolo fedele di Dio, invece l’ideologia è staccata dalla realtà e staccata dal popolo.

C’è in programma per lei di visitare il Vietnam? Quali altri viaggi ha in programma?

Il Vietnam è una delle esperienze di dialogo molto belle che ha fatto la Chiesa negli ultimi tempi. Ambedue le parti hanno avuto la buona volontà di capirsi e di cercare strade per andare avanti. Ci sono stati dei problemi, ma vedo che prima o poi si superano. È venuto in Vaticano il presidente poco tempo fa, abbiamo parlato liberamente, da anni si sta facendo un bel lavoro. Quattro anni fa è venuto in visita un gruppo di parlamentari dal Vietnam e abbiamo avuto un bel dialogo, molto rispettoso. Quando una cultura si apre c’è possibilità di dialogo, al contrario è molto difficile. Con il Vietnam il dialogo è aperto e lentamente si va avanti. Il viaggio: se non andrò io certamente ci andrà Giovanni XXIV. Che ci sarà questo viaggio è sicuro, perché è una terra che merita di andare avanti e ha la mia simpatia. Altri viaggi? Marsiglia. Poi c’è un Paese piccolo dell’Europa che stiamo vedendo se possiamo farlo. Ma vi dico la verità, per me fare un viaggio adesso non è tanto facile come all’inizio, ci sono limitazioni nel camminare. Vediamo.

Lei ha annunciato un aggiornamento della Laudato si’. C’è anche un messaggio di solidarietà per i giovani attivisti di ultima generazione contro i cambiamenti climatici?

I giovani sono preoccupati perché è il loro futuro. Un bravo scienziato italiano in un incontro in accademia ha fatto un bell’intervento e ha finito così: “io non vorrei che la mia nipotina che è nata ieri, tra trenta anni non viva in un mondo così brutto”. I giovani pensano al futuro e in questo senso mi piace che lottino. Ma quando c’entra l’ideologia o entrano pressioni politiche o si usa per questo non va. L’aggiornamento della mia esortazione apostolica, che uscirà il 4 ottobre giorno di san Francesco, è una revisione di cosa è successo dalla Cop di Parigi, che forse è stata la più fruttuosa fino ad oggi. C’è qualche notizia su alcune Cop e altre che ancora non sono state risolte e c’è l’urgenza di risolverle. Non è così grande come Laudato Si’ ma è portarla avanti, anche con un’analisi della situazione.

Lei desidera una Chiesa sinodale. Come coinvolgere i battezzati nel prossimo Sinodo e come si può evitare la polarizzazione ideologica?

Nel Sinodo non c’è posto per le ideologie. È un’altra dinamica, il Sinodo è il dialogo tra i battezzati, fra i membri della Chiesa sulla vita della Chiesa, sul dialogo col mondo, sui problemi che oggi toccano l’umanità, ma quando si pensa in senso ideologico finisce il Sinodo. Nel Sinodo non c’è posto per le ideologie, c’è posto per il dialogo, confrontarsi tra fratelli e sorelle, confrontarsi con la dottrina della Chiesa e andare avanti. Voglio poi sottolineare che il processo sinodale non è una mia invenzione, è stato san Paolo VI. Quando concluse il Concilio Vaticano II si è accorse che in Occidente la Chiesa aveva perso la dimensione sinodale, a differenza della Chiesa orientale. Per questo ha creato il Segretariato del sinodo dei vescovi che in questi sessant’anni ha portato avanti la riflessione in modo sinodale, con progressi continui. Quando è stato il cinquantesimo di questa istituzione da parte di san Paolo VI ho firmato e pubblicato un documento su cosa è il Sinodo e cosa è andato avanti ed è maturato. Ho pensato che era molto buono fare un Sinodo sulla sinodalità, che non è nuova una moda, e su come vivere la sinodalità da cristiani senza cadere nelle ideologie.

Il processo sinodale sarà segreto o è aperto?

C’è una cosa che noi dobbiamo custodire: il clima sinodale. Questo non è un programma televisivo dove si parla di tutto, no. C’è momento religioso, uno scambio religioso, ci saranno tre o quattro minuti d’intervento seguiti da tre o quattro minuti di preghiera. Senza questo spirito di preghiera non c’è sinodalità, è politica, è parlamentarismo. Il Sinodo non è un parlamento. Il Sinodo ha un protagonista: lo Spirito Santo. Per questo nel corso del sinodo si vuole custodire la religiosità e la libertà delle persone che parlano. Ci sarà una commissione presieduta da Paolo Ruffini che tutti i giorni farà i comunicati stampa informando dell’andamento del Sinodo e trasmettere lo spirito ecclesiale costruttivo per la Chiesa.

Il prossimo Sinodo suscita però anche molte critiche da parte di ambienti cattolici. C’è chi parla di “vaso di Pandora”, cosa pensa di queste opposizioni?

Alcuni mesi fa la priora di un Carmelo mi ha detto: “Santità abbiamo paura con il Sinodo, abbiamo paura che si cambi la dottrina”… questo è quello che lei dice, c’è questa idea, ma se vai avanti alla radice di questa idea troverai ideologie. Sempre quando nella Chiesa si vuol staccare il cammino di comunione, quello che stacca è sempre una ideologia.

Lei è il Papa delle periferie, specialmente in Italia vediamo in queste un aumento di violenza e degrado. Cosa possono fare la Chiesa e lo Stato per superare questa situazione?

Dovremmo vedere i diversi tipi di periferia e anche imparare a guardare dalle periferie, perché dalle periferie la realtà umana è più evidente. Come Chiesa si deve andare avanti e lavorare come a Buenos Aires si è fatto con i sacerdoti che vi lavorano e tutti i governi del mondo devono essere aperti a questo e fare la vera giustizia sociale. Ci sono anche periferie ideologiche che provocano periferie sociali. Non dimentico una periferia scandalosa che si cerca di coprire, quella dei Rohingya.