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L'udienza. Papa Francesco: la Chiesa italiana avvii il suo cammino sinodale

Gianni Cardinale sabato 30 gennaio 2021

Il Chirografo che il Papa ha donato ai catechisti. Recita così: "Cari catechisti, vi chiedo di non perdere entusiasmo. Come gli artigiani, anche voi siete chiamati a plasmare l'annuncio con creatività. Non cedete allo scoraggiamento e allo sconforto. Puntate sempre in alto, sostenuti dalla misericordia del Padre. Il Papa v'incoraggia e vi sostiene".

«Dopo cinque anni, la Chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento. E incominciare a camminare».

QUI IL TESTO DEL DISCORSO DEL PAPA

Questo nuovo invito a un "processo" di Sinodo nazionale è stato dato da papa Francesco ricevendo in udienza i partecipanti all’Incontro promosso dall’Ufficio catechistico nazionale della Conferenza episcopale italiana. Nel suo discorso il Pontefice ha ribadito che il Concilio Vaticano II «è magistero della Chiesa». E quindi, ha detto, «o tu stai con la Chiesa e pertanto segui il Concilio, e se tu non segui il Concilio o tu l’interpreti a modo tuo, come vuoi tu, tu non stai con la Chiesa. Dobbiamo in questo punto essere esigenti, severi».

Rivolgendosi ai presenti Francesco ha ringraziato il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, per le sue «cortesi parole» di saluto (QUI LE PAROLE DI BASSETTI). Quindi ha manifestato la gioia di «condividere con voi il ricordo del 60° anniversario della nascita dell’Ufficio catechistico nazionale», che, «istituito ancora prima della configurazione della Conferenza episcopale», è stato «strumento indispensabile per il rinnovamento catechetico dopo il Concilio Vaticano II». Papa Francesco ha poi voluto condividere tre punti che possono aiutare l’Ufficio nel lavoro dei prossimi anni: catechesi e kerygma; catechesi e futuro; catechesi e comunità.

Riguardo al primo punto il Pontefice ha ribadito che la catechesi è «l’onda lunga della Parola di Dio per trasmettere nella vita la gioia del Vangelo». Mentre «il cuore del mistero è il kerygma, e il kerygma è una persona: Gesù Cristo». La catechesi quindi è «uno spazio privilegiato per favorire l’incontro personale con Lui». Ed è per questo che «va intessuta di relazioni personali». Infatti «non c’è vera catechesi senza la testimonianza di uomini e donne in carne e ossa». E in questa ottica i primi protagonisti della catechesi sono i catechisti, «messaggeri del Vangelo, spesso laici, che si mettono in gioco con generosità per condividere la bellezza di aver incontrato Gesù».

Ma una buona catechesi, ha sottolineato il Papa richiamando l’esortazione apostolica Evangelii gaudium, deve esprimere «l’amore salvifico di Dio previo all’obbligazione morale e religiosa, che non imponga la verità e che faccia appello alla libertà, che possieda qualche nota di gioia, stimolo, vitalità, e un’armoniosa completezza che non riduca la predicazione a poche dottrine a volte più filosofiche che evangeliche». E ciò esige dall’evangelizzatore alcune disposizioni che aiutano ad accogliere meglio l’annuncio: «vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale che non condanna». È questa «l’intera geografia dell’umanità che il kerygma, bussola infallibile della fede, aiuta a esplorare». I catechisti, ha poi insistito il Papa, devono imparare a trasmettere la fede «in dialetto», cioè in «quella lingua che viene dal cuore, che è nata, che è proprio la più familiare, la più vicina a tutti». Infatti «se non c’è il dialetto, la fede non è trasmessa totalmente e bene».

Il Papa incontra l'Ufficio catechistico Cei - Vatican Media

Passando al secondo punto del suo discorso - catechesi e futuro - Francesco ha ribadito il carattere vincolante del Vaticano II. «Il Concilio – ha insistito – non va negoziato, per avere più di questi… No, il Concilio è così». «Per favore – ha aggiunto –, nessuna concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa». Il Pontefice ha anche esortato a non «aver paura di parlare il linguaggio delle donne e degli uomini di oggi» e di non «aver paura di elaborare strumenti nuovi» come fu negli anni settanta il Catechismo della Chiesa Italiana, «originale e apprezzato».

Infine il terzo punto: catechesi e comunità. Infatti la catechesi e l’annuncio hanno «al centro» la «dimensione comunitaria». E non è questo «il momento per strategie elitarie». Infatti «non si può andare avanti fuori del santo popolo fedele di Dio, il quale - come dice il Concilio - è infallibile in credendo». Invece, ha sottolineato il Papa, «cercare appartenenze elitarie ti allontana dal popolo di Dio, forse con formule sofisticate, ma tu perdi quell’appartenenza alla Chiesa che è il santo popolo fedele di Dio». E qui papa Francesco ha ricordato quanto da lui affermato nel 2015 al Convegno ecclesiale di Firenze, cioè del suo desiderio di vedere una Chiesa «sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti», una Chiesa «lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza». E al Convegno di Firenze ha fatto riferimento anche il cardinale Bassetti nel suo saluto, ricordando il richiamo profetico di papa Francesco alle tre dimensioni - umiltà, disinteresse e beatitudine - necessarie per «affrontare il prossimo futuro con lo sguardo fisso sul Figlio di Dio». Con l’impegno di «metterci in cammino, con sguardo che punta oltre le emergenze del momento».In occasione dell'incontro, il Papa ha consegnato ai catechisti un chirografo (scritto autografo), con il seguente testo: "Cari catechisti, vi chiedo di non perdere entusiasmo. Come gli artigiani, anche voi siete chiamati a plasmare l'annuncio con creatività. Non cedete allo scoraggiamento e allo sconforto. Puntate sempre in alto, sostenuti dalla misericordia del Padre. Il Papa v'incoraggia e vi sostiene".

A margine dell’udienza, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani, ha raccontato, con il permesso dello stesso Pontefice, il contenuto scherzoso di una telefonata fatta dal Papa a lui ricoverato in ospedale perché affetto dal Covid, ma nella fase del miglioramento. «Il Papa mi autorizza a dirvi una cosa – ha detto il cardinale Bassetti rivolgendosi ai presenti –. Quando c’è stata qualche speranza che io potessi sopravvivere, mi ha telefonato e mi ha detto: “Tu lo sai perché sei ancora in vita? Perché per te non c’era posto all’inferno”».