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A Marsiglia. Il Papa: l'Europa assicuri un'accoglienza equa, i migranti non invadono

Gianni Cardinale, inviato a Marsiglia sabato 23 settembre 2023

Il Papa a Marsiglia

Nell’«odierno mare dei conflitti» il Mediterraneo deve «tornare a essere laboratorio di pace» perché «esprime un pensiero non uniforme e ideologico, ma poliedrico e aderente alla realtà; un pensiero vitale, aperto e conciliante: un pensiero comunitario». E questo è particolarmente necessario nell’attuale frangente storico «dove nazionalismi antiquati e belligeranti vogliono far tramontare il sogno della comunità delle nazioni!». Infatti «con le armi si fa la guerra, non la pace, e con l’avidità di potere si torna al passato, non si costruisce il futuro». Papa Francesco è a Marsiglia, dove chiude le Rencontres Méditerranéennes, alla presenza del presidente Emmanuel Macron. Parla di pace, di ambiente, e soprattutto di migranti. Lanciando un forte appello all’Europa per «assicurare, secondo le possibilità di ciascuno, un ampio numero di ingressi legali e regolari, sostenibili grazie a un’accoglienza equa», nel contesto «di una collaborazione con i Paesi d’origine».

Papa Francesco è arrivato nella metropoli francese ieri pomeriggio e stasera rientrerà a Roma. Prima arrivare al Palais du Pharo, dove si svolge l’evento, incontra un gruppo di persone disagiate nella casa delle suore di Madre Teresa. Un breve saluto, ma significativo, che porta il Pontefice nella periferia nord di Marsiglia, fra le più pericolose e difficili della Francia.

Al Palais che si affaccia sul mare offrendo una splendida vista sulla città vecchia, il Papa è accolto dal presidente e dalla consorte Brigitte. Ad ascoltarlo ci sono i circa 130 vescovi e giovani che partecipano ai lavori delle Rencontres, più molti altri invitati. Ci sono anche la vice presidente greca della Commissione europea Margaritis Schoinas e la francese Christine Lagard, presidente della Bce. Francesco offre un discorso ampio e articolato. Ricco di spunti. E impreziosito da numerose citazioni. Braudel e La Pira. Mazzolari e Tonino. Paolo VI, Pio XII e san Giovanni Paolo II. Cesario di Arles e Giovanni Cassiano. Pascal, Bernanos e San Charles de Foucauld.

Francesco esorta la Chiesa e la comunità civile all’«ascolto dei poveri». Pensa anche ai deboli, agli anziani soli «che, anziché esser valorizzati, vengono parcheggiati, con la prospettiva falsamente dignitosa di una morte dolce, in realtà più salata delle acque del mare» (in Francia è in via di arrivo la legalizzazione dell’eutanasia) e ai bambini non nati. Oggi, aggiunge a braccio, si confondono i bimbi con i cagnolini e «questa confusione ci dice qualcosa di brutto». Rivolge un pensiero a «tanti cristiani, spesso costretti a lasciare le loro terre oppure ad abitarle senza veder riconosciuti i loro diritti, senza godere di piena cittadinanza», invitando «quanti fanno parte della società possano diventarne cittadini a pieno diritto». E poi evoca «un grido di dolore che più di tutti risuona, e che sta tramutando il mare nostrum in mare mortuum, il Mediterraneo da culla della civiltà a tomba della dignità». È «il grido soffocato dei fratelli e delle sorelle migranti».

Francesco punta il dito su due parole che alimentano «le paure della gente»: “invasione” ed “emergenza”. «Ma chi rischia la vita in mare – aggiunge – non invade, cerca accoglienza». Mentre quanto all’emergenza, «il fenomeno migratorio non è tanto un’urgenza momentanea, sempre buona per far divampare propagande allarmiste, ma un dato di fatto dei nostri tempi», che «va governato con sapiente lungimiranza: con una responsabilità europea in grado di fronteggiare le obiettive difficoltà». Il mare nostrum insomma «grida giustizia, con le sue sponde che da un lato trasudano opulenza, consumismo e spreco, mentre dall’altro vi sono povertà e precarietà».

Il Papa osserva che questa situazione non è una novità degli ultimi anni e, sottolinea, «non è questo Papa venuto dall’altra parte del mondo il primo ad avvertirla con urgenza e preoccupazione». Infatti la Chiesa «ne parla con toni accorati da più di cinquant’anni».

Domani si celebrerà la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. E Francesco chiede di «lasciarsi toccare dalla storia di tanti nostri fratelli e sorelle in difficoltà, che hanno il diritto sia di emigrare sia di non emigrare, e non chiudiamoci nell’indifferenza». Quindi «contro la terribile piaga dello sfruttamento di esseri umani, la soluzione non è respingere, ma assicurare, secondo le possibilità di ciascuno, un ampio numero di ingressi legali e regolari, sostenibili grazie a un’accoglienza equa da parte del continente europeo, nel contesto di una collaborazione con i Paesi d’origine». Certo «l’integrazione è faticosa, ma lungimirante: prepara il futuro che, volenti o nolenti, sarà insieme o non sarà; l’assimilazione, che non tiene conto delle differenze e resta rigida nei propri paradigmi, fa invece prevalere l’idea sulla realtà e compromette l’avvenire, aumentando le distanze e provocando la ghettizzazione, che fa divampare ostilità e insofferenze».

Rivolgendosi in particolare ai cristiani, Francesco dice: «Non possiamo accettare che le vie dell’incontro siano chiuse, che la verità del dio denaro prevalga sulla dignità dell’uomo, che la vita si tramuti in morte!». Così «adorare Dio e servire il prossimo, ecco cosa conta: non la rilevanza sociale o la consistenza numerica, ma la fedeltà al Signore e all’uomo!». E’ «bello dunque che i cristiani non siano secondi a nessuno nella carità; e che il Vangelo della carità sia la magna charta della pastorale». Infatti «non siamo chiamati a rimpiangere i tempi passati o a ridefinire una rilevanza ecclesiale, siamo chiamati alla testimonianza: non a ricamare il Vangelo di parole, ma a dargli carne; non a misurare la visibilità, ma a spenderci nella gratuità».

Il Papa poi si rivolge direttamente ai vescovi. Con questa esortazione: «non carichiamo di pesi le persone, ma alleviamo le loro fatiche in nome del Vangelo della misericordia, per distribuire con gioia il sollievo di Gesù a un’umanità stanca e ferita». La Chiesa, aggiunge a braccio, non sia un insieme «di prescrizioni», una «dogana». Infatti «tutti, tutti, sono invitati».

Infine alcune indicazioni e suggerimenti più concreti. L’opportunità di una Conferenza dei vescovi del Mediterraneo, «che permetta ulteriori possibilità di scambio e dia maggiore rappresentatività ecclesiale alla regione». Lavorare per una pastorale specifica ancora più collegata sul fenomeno migratorio. L’auspicio che le università mediterranee siano «laboratori di sogni e cantieri di futuro», così «da abbattere i pregiudizi» e «scongiurare retoriche fondamentaliste». Lo sviluppo di una teologia mediterranea, che promuova «con originalità il cammino ecumenico tra i cristiani e il dialogo tra credenti di religioni diverse», riflettendo «sul mistero di Dio, che nessuno può pretendere di possedere o padroneggiare, e che anzi va sottratto ad ogni utilizzo violento e strumentale».

Concludendo il suo intervento, il Papa si è rivolto a Macron. «Il presidente - ha confidato parlando a braccio - una volta mi ha invitato a visitare la Francia, e mi ha detto così: “Ma è importante che venga a Marsiglia”»

Il discorso del Papa è sugellato da una standing ovation finale della Sala.

Segue l’incontro privato con Macron, durato poco più di 30 minuti, dove si è parlato (fonte l’Eliseo) di migranti e Ucraina.

Nel pomeriggio la Messa al Velodrome, dove lo attendono in 50mila. E’ l’ultimo appuntamento di queste 27 ore passate dal Papa a Marsiglia. Lungo la strada che lo porta allo stadio sono veramente in tanti – ben centomila - a salutarlo. Non era scontato, nella laica Francia.

Nell’omelia una ulteriore denuncia del rischio di rimanere insensibili al «tragico scarto della vita» rappresentato dagli «emigrati», dagli «anziani abbandonati», dai «tanti bimbi non nati». Con l’appello all’Europa a non ammalarsi di «cinismo». Nei saluti finali poi l’esortazione di pregare per la pace e «soprattutto per il martoriato popolo ucraino», la memoria del primo prete operaio, Jacques Loew, che lavorò a Marsiglia («la dignità dei lavoratori sia rispettata, promossa e tutelata! ») e il «ricordo orante» di quanti persero nel «tremendo attentato» a Nizza del luglio 2016 e di tutte le vittime del terrorismo (che «è codardo») in Francia e nel mondo.
Alla messa assiste anche il presidente Macron, che saluta il Papa prima del decollo del volo che lo riporta a Roma.