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Vaticano. Il Papa riforma il Sinodo dei vescovi: partirà dal basso, dalle diocesi

Giacomo Gambassi venerdì 21 maggio 2021

Un recente Sinodo dei vescovi in Vaticano

Non più «un evento» ma un «processo», come lo definisce il cardinale Mario Grech. Cambiano le modalità di celebrare il Sinodo dei vescovi. Non si limiterà soltanto al momento assembleare che raccoglie i pastori intorno al Papa, come avvenuto in passato. La grande novità è la consultazione prima in tutte le diocesi, poi nei continenti attraverso le conferenze episcopali che precederà l’incontro in Vaticano. Al centro c’è l’«ascolto del sensus fidei del popolo di Dio», richiamato più volte da papa Francesco. «Non si tratta di democrazia, di populismo o qualcosa del genere; è la Chiesa ad essere popolo di Dio, e questo popolo, in ragione del battesimo, è soggetto attivo della vita e della missione della Chiesa», sottolinea il cardinale Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi in un’intervista ad Andrea Tornielli per Vatican News.


La trasformazione è declinata nel documento sul prossimo Sinodo dei vescovi che avrà per tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Lo scorso 24 aprile il Pontefice «ha approvato un nuovo itinerario sinodale» per l’appuntamento che inizialmente era previsto nell’ottobre 2022 e che invece viene rivisto anche nei tempi. Le «inedite modalità per il cammino verso l’assise» sono state proposte a Francesco dalla segreteria generale del Sinodo dei vescovi, con l’assenso del Consiglio ordinario. Si tratta quindi di un itinerario sinodale “diffuso” nel mondo intero, che coinvolgerà tutti i Paesi e tutte le Chiese particolari, e che durerà dall’ottobre 2021 all’ottobre 2023 quando si terrà la vera e propria riunione dei vescovi in Vaticano.

L'apertura del Sinodo. Viene rivista l’apertura del Sinodo che avverrà sia in Vaticano sia in ciascuna diocesi. Il cammino sarà inaugurato dal Papa in Vaticano il 9 e il 10 ottobre, mentre domenica 17 ottobre ogni vescovo lo aprirà nella propria diocesi.

La fase nelle diocesi. Quindi è in programma la fase diocesana (dall’ottobre 2021 all’aprile 2022) che sarà una «consultazione del popolo di Dio», come indicato dalla costituzione apostolica Episcopalis communio di papa Francesco pubblicata il 15 settembre 2018 che “trasforma” il Sinodo dei vescovi. La Segreteria generale invierà un Documento preparatorio, accompagnato da un questionario e da un vademecum. Lo stesso testo sarà inviato anche ai dicasteri della Curia Romana, alle Unioni di superiori e superiore maggiori, alle federazioni della vita consacrata, ai movimenti internazionali dei laici e alle università e facoltà di teologia.

Ogni vescovo nominerà un responsabile (eventualmente un’équipe) diocesano della consultazione sinodale, che farà da punto di riferimento e di collegamento con la Conferenza episcopale e che accompagnerà la consultazione nella Chiesa particolare in tutti i suoi passi. La consultazione nelle diocesi si svolgerà attraverso gli organi di partecipazione senza escludere le altre modalità che «si giudichino opportune perché la consultazione stessa sia reale ed efficace». La consultazione in ciascuna diocesi si concluderà con una riunione pre-sinodale, che sarà il momento culminante del discernimento diocesano. Dopo la chiusura della fase diocesana, ogni diocesi invierà i suoi contributi alla Conferenza episcopale.

Quindi nelle Conferenze episcopali inizierà un periodo di discernimento dei vescovi riuniti in assemblea. È questo il momento per la redazione della sintesi che sarà inviata alla Segreteria generale del Sinodo insieme ai contributi diocesani. Quindi la Segreteria generale metterà a punto il primo Instrumentum Laboris entro settembre 2022.

La fase continentale. Si aprirà allora la fase continentale (da settembre 2022 a marzo 2023) che ha al centro il dialogo sul primo Instrumentum Laboris, realizzando un ulteriore atto di discernimento alla luce delle particolarità culturali di ogni continente. Si terranno quindi vere e proprie assemblee continentali: si stabiliranno i criteri di partecipazione dei vescovi e degli altri membri del popolo di Dio. Al termine la Segreteria generale del Sinodo procederà alla redazione del secondo Instrumentum Laboris.

L'assemblea. Nell’ottobre 2023 si terrà l’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi in Vaticano.


In Italia il percorso del Sinodo dei vescovi è destinato a intrecciarsi con il cammino sinodale della Chiesa italiana che è ai nastri di partenza.

Di fatto viene riformato il Sinodo dei vescovi nella configurazione voluta da Paolo VI nel 1965. Nel motu proprio Apostolica sollicitudo, del 15 settembre 1965, il Papa di Concesio istituiva un organismo di vescovi «sottomesso direttamente ed immediatamente all’autorità del Romano Pontefice» che partecipasse – alla funzione petrina di «sollecitudine per tutta la Chiesa». Il fine del Sinodo era quello di «favorire una stretta unione e collaborazione fra il Sommo Pontefice ed i Vescovi di tutto il mondo»; di «procurare una informazione diretta ed esatta circa i problemi e le situazioni che riguardano la vita interna della Chiesa e l’azione che essa deve condurre nel mondo attuale»; di «rendere più facile l’accordo delle opinioni almeno circa i punti essenziali della dottrina e circa il modo d’agire nella vita della Chiesa».

Adesso accanto al momento di discernimento da parte dei vescovi che ha il suo punto culminante nell’Assemblea, si aggiunge la consultazione dal basso. «La storia del Sinodo illustra quanto bene queste Assemblee hanno arrecato alla Chiesa – afferma il cardinale Grech – ma anche come fossero maturi i tempi per una più larga partecipazione del popolo di Dio a un processo decisionale che riguarda tutta la Chiesa e tutti nella Chiesa». È uno dei temi più forti del pontificato attuale. «Molti interpreti – aggiunge il porporato – sottolineano giustamente il tema della Chiesa come popolo di Dio; ma quello che maggiormente caratterizza questo popolo per il Papa è il sensus fidei, che lo rende infallibile in credendo. Si tratta di un dato tradizionale in dottrina, che attraversa tutta la vita della Chiesa. Il Concilio Vaticano II dice che il popolo di Dio partecipa alla funzione profetica di Cristo. Per questo bisogna ascoltarlo, e per ascoltarlo bisogna andare là dove vive, nelle Chiese particolari. Il principio che regola questa consultazione del popolo di Dio, è l’antico principio che «da tutti deve essere discusso ciò che interessa tutti».

Grech cita il discorso tenuto nel 2015 da papa Francesco per il 50 anni dell’istituzione del Sinodo quando il Pontefice parlava di «Chiesa costitutivamente sinodale», evidenziava l’urgenza di essere «Chiesa dell’ascolto» in cui ciascuno ha da imparare dall’altro e chiariva che «il Sinodo dei vescovi è il punto di convergenza di questo dinamismo di ascolto condotto a tutti i livelli della Chiesa». Il cardinale aggiunge che l’impostazione di Paolo VI era «perfettibile» e che il rafforzamento dell’autorità dei pastori non poteva «essere la modalità ordinaria di vivere la comunione ecclesiale, che domanda circolarità, reciprocità, cammino insieme nel rispetto delle rispettive funzioni nel popolo di Dio. La comunione dunque non può che tradursi in partecipazione di tutti alla vita della Chiesa, ciascuno secondo la sua specifica condizione e funzione. Il processo sinodale mostra bene tutto questo».