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Eutanasia. Stop di Papa Francesco ai Fratelli della Carità

Alessia Guerrieri sabato 12 agosto 2017

Il concetto è chiaro: fermare la possibilità di accedere all’eutanasia negli ospedali psichiatrici gestiti. Il messaggio del Papa, confermato dalla Radio Vaticana dopo che la notizia era trapelata (e riportata anche su Avvenire di ieri), è diretto alla Congregazione dei Fratelli della Carità – istituto religioso fondato da un sacerdote belga e approvato nel 1899 – che nel Paese delle Fiandre si occupa di disabili e anziani malati. Tutto è cominciato a maggio, quando la Congregazione aveva annunciato che avrebbero permesso ai medici di praticare l’eutanasia nei suoi quindici ospedali psichiatrici in Belgio.

Una presa di posizione che ha trovato da subito il «forte disappunto» della casa generalizia Fratelli della Carità, con sede a Roma, che sempre a maggio aveva emesso una dichiarazione in cui si ricordava che permettere l’eutanasia va contro i principi fondamentali della Chiesa cattolica.

La decisione del ramo belga della Congregazione, invece, venne allora spiegata dal superiore del Paese, Raf De Ryacke, con un comunicato in cui precisò che l’eutanasia sarebbe stata eseguita solo in mancanza di «un trattamento alternativo ragionevole» e che ogni richiesta sarebbe stata esaminata con la «massima cautela». Poi, sempre nel testo, l’ulteriore precisazione: «Rispettiamo la libertà dei medici di effettuare l’eutanasia o no, in quanto questa libertà è garantita dalla legge». Insieme ai Paesi Bassi, infatti, il Belgio è l’unico Paese dove i medici sono legalmente autorizzati ad aiutare a morire le persone con problemi di salute mentale, su loro richiesta che però solo nel 3% dei casi fanno. Uno dei criteri per poter accedere all’eutanasia è la presenza nella persona di uno stato di sofferenza definito «insopportabile», a cui va aggiunto almeno il parere di tre medici, tra cui uno psichiatra.

«Questa è la prima volta che un’organizzazione cristiana afferma che l’eutanasia è una pratica medica ordinaria che cade sotto la libertà terapeutica del medico», aveva perciò scritto il superiore generale della Congregazione in Italia, René Stockman, e questo è «sleale, scandaloso e inaccettabile». Stockman aveva anche denunciato la forte pressione subita dall’Ordine riguardo all’eutanasia ma, aveva dichiarato: «Ciò non significa che dobbiamo arrenderci» e aveva riconosciuto che «la secolarizzazione sta rovinando la congregazione in Belgio». Il superiore generale aveva quindi sollecitato una presa di posizione chiara da parte dei vescovi belgi e informato la Santa Sede che ha aperto un’indagine sul caso. E ora l’ordine ai Fratelli della Carità di non praticare più l’eutanasia negli ospedali psichiatrici da loro gestiti, entro agosto, arriva direttamente da papa Francesco, attraverso il dicastero vaticano per la Vita consacrata. In caso contrario, oltre all’esclusione della branca dall’Ordine e al ritiro dell’appellativo cattolico dalle loro strutture, potrebbero seguire severi provvedimenti canonici, fino alla scomunica.

Rispondendo al quotidiano belga De Morgen, Stockman, si dice «rammaricato» per la scelta «deplorevole», aggiungendo di tenere «in seria considerazione i desideri dei pazienti, ma la protezione della vita per noi è un principio assoluto» e dunque «non è possibile accettare che l’eutanasia sia praticata dentro le nostre strutture». Adesso perciò i membri del consiglio dei Fratelli di Carità, l’organizzazione che gestisce i centri in Belgio, dovranno anche firmare una lettera congiunta al loro superiore generale dichiarando di «sostenere appieno la visione del magistero della Chiesa cattolica che ha sempre ribadito la vita umana debba essere rispettata e protetta in termini assoluti, dal momento della concezione fino alla sua fine naturale». Per il momento, la provincia belga risponde con un «ci vorrà tempo per analizzare con calma la lettera inviata dal Vaticano» e che si aprirà «una