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Dublino. Il Papa: eliminare il flagello della pedofilia nella Chiesa a ogni costo

Stefania Falasca, inviata in Irlanda sabato 25 agosto 2018

Ansa

«Non posso che riconoscere il grave scandalo causato in Irlanda dagli abusi su minori da parte di membri della Chiesa incaricati di proteggerli ed educarli». Le parole di papa Francesco risuonano nel ventre della neogotica fortezza del Dublin Castel sulle sponde del Liffey. Nella Saint Patrick's hall, la sala più grande degli appartamenti di Stato – un tempo sala da ballo e oggi utilizzata per le elezioni dei presidenti – in trecento ascoltano il primo intervento di papa Francesco in terra d’Irlanda. Rivolgendosi alle autorità civili e religiose, considerando la storia della Chiesa nel Paese, non poteva mancare da parte del Papa anche l’umiltà di questo riconoscimento. «Il fallimento dei responsabili della Chiesa nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica. Io stesso – ha detto – condivido questi sentimenti».

Così anche il riferimento a quanto avviato dal suo predecessore con la Lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda: «Papa Benedetto non risparmiò parole per riconoscere la gravità della situazione e domandare che fossero prese misure “veramente evangeliche, giuste ed efficaci” in risposta a questo tradimento di fiducia». Un intervento franco e deciso, per papa Francesco, che continua a servire da incentivo agli sforzi delle autorità ecclesiali per rimediare agli errori passati e adottare norme stringenti volte ad assicurare che non accadano di nuovo. E aggiunge che «più recentemente in una Lettera al popolo di Dio, io ho ribadito l’impegno a eliminare questo flagello nella Chiesa a qualsiasi costo». «Ogni bambino – afferma il Papa – è un dono prezioso di Dio da custodire, incoraggiare perché sviluppi i suoi doni e condurre alla maturità spirituale e alla pienezza umana». E il suo auspicio rivolto alle autorità politiche e religiose è «che la gravità degli scandali degli abusi, che hanno fatto emergere le mancanze di tanti, serva a sottolineare l’importanza della protezione di minori e adulti vulnerabili da parte dell’intera società».

«In questo senso – riprende il Papa – siamo tutti consapevoli dell’urgente necessità di offrire ai giovani un saggio accompagnamento e valori sani per il loro cammino di crescita». Un cammino che si forma nella famiglia.

Per questo, come subito afferma all’inizio del suo discorso davanti al Taoiseach (il Primo ministro) e ai membri del governo, nell’evidenziare la ragione della sua visita in Irlanda per prendere parte all’Incontro mondiale delle famiglie, ricorda che è nella famiglia «che si impara a convivere in armonia, a controllare gli istinti egoistici, a riconciliare le diversità e a ricercare quei valori che danno autentico significato e pienezza alla vita» e che pertanto «è la famiglia il collante della società e il suo bene non può essere dato per scontato, ma va promosso e tutelato con ogni mezzo appropriato».·

Papa Francesco invita inoltre a guardare il mondo stesso come un’unica famiglia, troppo spesso dilaniata dai mali persistenti dell’odio razziale ed etnico, da conflitti e violenze inestricabili, dal disprezzo per la dignità umana e i diritti umani fondamentali ed al crescente divario tra ricchi e poveri. «Abbiamo bisogno di recuperare – afferma il Papa – in ogni ambito della vita politica e sociale, il senso di essere una vera famiglia di popoli! E di non perdere mai la speranza e il coraggio di perseverare nell’imperativo morale di essere operatori di pace, riconciliatori e custodi l’uno dell’altro». Da qui, apprezzando la presenza di una delegazione dell’Irlanda del Nord, anche il riferimento allo storico, lungo conflitto che ha separato il Paese dall’essere un’unica famiglia, causando «enormi sofferenze», ma anche la difficile risalita con l’Accordo siglato vent’anni fa con l’Irlanda del Nord che diede vita a un processo di pacificazione e di mutua fiducia.

E se il Vangelo «ci ricorda che la vera pace è in definitiva dono di Dio, sgorga da cuori risanati e riconciliati e si estende fino ad abbracciare il mondo intero» la pace, ricorda il Papa, «richiede anche, da parte nostra, una costante conversione, fonte di quelle risorse spirituali necessarie a costruire una società veramente solidale, giusta e al servizio del bene comune». «Senza questo fondamento spirituale – afferma ancora – l’ideale di una famiglia globale di nazioni rischia di diventare nient’altro che un vuoto luogo comune».

Le questioni di stringente attualità, compresa quella della crisi migratoria, sono quindi espresse dal Papa con alcune domande: «Possiamo dire che l’obiettivo di generare prosperità economica porta da sé a un ordine sociale più giusto ed equo? Non potrebbe invece essere che la crescita di una “cultura dello scarto”materialistica, ci ha di fatto resi sempre più indifferenti ai poveri e ai membri più indifesi della famiglia umana, compresi i non nati, privati dello stesso diritto alla vita? Forse la sfida che più provoca le nostre coscienze in questi tempi è la massiccia crisi migratoria, che non è destinata a scomparire e la cui soluzione esige saggezza, ampiezza di vedute e una preoccupazione umanitaria che vada ben al di là di decisioni politiche a breve termine».

Prendendo infine occasione dai quasi novant’anni da quando la Santa Sede fu tra le prime istituzioni internazionali a riconoscere il libero Stato d’Irlanda, il Papa ha ripercorso i fili dell’antica storia di fede e di sapienza cristiana vissuta dagli uomini e dalle donne di quest’isola ricordando anche le pagine scritte da quel monachesimo che è stato qui «fonte di civiltà e di creatività artistica». Ed ha augurato che anche oggi si possa trovare «nella fede la sorgente di quel coraggio e di quell’impegno che sono indispensabili per forgiare un avvenire di libertà e dignità, giustizia e solidarietà».

Nel suo discorso anche il Taoiseach, il Primo Ministro, Leo Varadkar ha fatto riferimento agli abusi. «A volte in passato abbiamo fallito. Ci sono “aspetti oscuri” della storia della Chiesa cattolica... e ricordiamo il modo in cui i fallimenti della Chiesa e dello Stato e della società in generale hanno creato un’eredità amara e ferita per così tanti, lasciando un'eredità di dolore e sofferenza». «È una storia di dolore e vergogna - ha aggiunto il Primo ministro - Al posto della carità cristiana, del perdono e della compassione, troppo spesso c'erano giudizio, severità e crudeltà, in particolare, nei confronti delle donne e dei bambini e degli emarginati. Le Case della Maddalena, le case per madri e bambini, le scuole industriali, le adozioni illegali e gli abusi clericali di bambini sono macchie sul nostro Stato, sulla nostra società e anche sulla Chiesa cattolica. Le ferite sono ancora aperte e c'è molto da fare per ottenere giustizia, verità e guarigione per le vittime e i sopravvissuti. Santo Padre, io le chiedo di usare il suo ufficio e la sua influenza per assicurare che questo sia fatto qui in Irlanda e in tutto il mondo».