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Udienza. Il grazie di papa Francesco alle suore antitratta: esempio per tutta la Chiesa

Redazione Internet giovedì 26 settembre 2019

Il Papa aveva visitato a maggio la mostra fotografica “Nuns healing hearts”, realizzata in occasione dei dieci di Talitha Kum, la rete mondiale della Vita Consacrata impegnata contro la tratta delle persone. (Vatican media)

Le chiamano suore anti-tratta, ma il termine è riduttivo rispetto all'impegno di frontiera, delicato e rischioso, che portano avanti da dieci anni tramite la rete Talitha Kum: liberare donne, bambini e uomini dalle condizioni di schiavitù in cui si trovano. Papa Francesco ha voluto incontrarle in udienza privata, durante l’assemblea generale che le ha portate a Roma dal 21 al 27 settembre. 86 delegate provenienti da 48 Paesi, tutte parte di questo grande network presente in 92 Paesi, con 44 reti nazionali nei cinque continenti. Dieci di loro sono state premiate per il loro impegno: da Nigeria, Italia, Thailandia, Perù, Canada, Stati Uniti, Australia, Filippine, India. Tutte unite e determinate nella lotta a tutte le forme di schiavitù del XXI secolo, fenomeno che coinvolge nel mondo almeno 40 milioni di persone, di cui il 70% sono donne e bambini.

Il Papa nell'incontro con le religiose della rete Talitha Kum, le ha volute ringraziare per essere "in prima linea" contro la tratta. "Mentre vi invito a dare continuità a questo impegno, rivolgo il mio appello anche ad altre congregazioni religiose, sia femminili sia maschili, affinché aderiscano a quest'opera missionaria, mettendo a servizio personale e risorse così da poter raggiungere ogni luogo", ha affermato il Papa nell'udienza auspicando anche che "si moltiplichino le fondazioni e i benefattori che assicurano il loro generoso e disinteressato sostegno alle vostre attività".

"Considerando la portata delle sfide poste della tratta, è necessario - ha aggiunto il Papa - promuovere un impegno sinergico da parte delle diverse realtà ecclesiali".

TALITHA KUM: CHI SONO LE SUORE ANTI-TRATTA
Talitha Kum, che è nata ufficialmente nel 2009, è partita dalla richiesta delle suore - attive contro la tratta in 92 Paesi del mondo - alla Uisg, di essere coordinate, di poter collaborare tra loro e di essere facilitate nel lavoro di rimpatrio delle persone trafficate. “Lavoriamo soprattutto sulla prevenzione, laddove per noi prevenzione ha un significato ampio, è cambiare la mentalità, è proteggere”, spiega Suor Gabriella Bottani, coordinatrice internazionale Talita Kum. "Prevenire per eliminare le cause strutturali alla base del traffico umano; prevenire per tutelare le persone vulnerabili maggiormente esposte; prevenire perchè le vittime non cadano nuovamente nelle mani dei trafficanti".

Talitha Kum svolge infatti un lavoro determinante con coloro che sono usciti dallo sfruttamento attuando percorsi di cura, riabilitazione e pieno reinserimento sociale. Due sono le maggiori difficoltà che la Rete affronta ogni giorno, indica ancora suor Gabriella: la disuguaglianza di potere tra uomo e donna e la riduzione dell'impegno dei governi nell'assistenza socio-sanitaria e educativa.