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Angelus. Siria, papa Francesco: "Prego per i fratelli di Idlib, non dimentichiamoli"

Gianni Cardinale e Luca Geronico domenica 8 marzo 2020

Un saluto caldo e incoraggiante. È quello che papa Francesco ha riservato ai promotori dell’iniziativa “Per i dimenticati di Idlib” presenti domenica in piazza San Pietro con uno striscione. Lo ha fatto subito all’inizio dell’Angelus trasmesso in streaming dalla Biblioteca del Palazzo apostolico. Aggiungendo a braccio una citazione speciale non prevista nel testo preparato: «Vorrei incominciare anche ringraziando quel gruppo (presente in Piazza, ndr) che manifesta e lotta “Per i dimenticati di Idlib”. Grazie! Grazie per quello che fate».

E lo ha fatto al termine, dopo la recita della preghiera mariana. Il saluto più corposo infatti è stato riservato sempre al gruppo di realtà del mondo associativo ecclesiale e no, presenti in piazza San Pietro per ringraziare Francesco per non aver mai cessato di parlare di Siria e delle tante vittime di Idlib come mostra lo striscione che hanno sollevato.

«Saluto – ha detto il Pontefice – le Associazioni e i gruppi che si impegnano in solidarietà con il popolo siriano e specialmente con gli abitanti della città di Idlib e del nord-ovest della Siria (vi sto vedendo qui) costretti a fuggire dai recenti sviluppi della guerra». «Cari fratelli e sorelle, – ha proseguito – rinnovo la mia grande apprensione, il mio dolore per questa situazione disumana di queste persone inermi, tra cui tanti bambini, che stanno rischiando la vita». Per Papa Francesco infatti «non si deve distogliere lo sguardo di fronte a questa crisi umanitaria, ma darle priorità rispetto ad ogni altro interesse». «Preghiamo – ha infine aggiunto il Papa – per questa gente, questi fratelli e sorelle nostri, che soffrono tanto al nord-ovest della Siria, nella città di Idlib».

L’iniziativa “Per i dimenticati di Idlib”, rilanciata e sostenuta da Avvenire (il direttore Marco Tarquinio domenica era in piazza San Pietro), vede come prima firmataria l’Associazione giornalisti amici di padre Dall’Oglio ed è sostenuta da numerosi ordini religiosi missionari e da gruppi e movimenti come Amnesty International Italia, Articolo21, Caritas Italiana, Centro Astalli, Comunità di Sant’Egidio, Pax Christi, Federazione della stampa missionaria italiana, Fondazione Migrantes, Focsiv, e anche l’Ucoii, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia.

VaticanNews nel dare notizia delle parole del Papa ha ricordato che «il mese di febbraio in particolare, come tutto il pontificato, è costellato dall’impegno a non dimenticare l’amata Siria». In particolare la settimana scorsa, dopo l’Angelus, il Papa ha espresso il suo dolore per le tante comunità cacciate dalle loro terre a causa dei conflitti. E poi a Bari il 23 febbraio, per l’incontro con i vescovi dell’area mediterranea, ha chiesto di mettere da parte calcoli e interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei bimbi innocenti. (Gianni Cardinale)


L'angelus del Papa in diretta streaming visto da piazza San Pietro - Reuters

IL TESTO COMPLETO DELL'ANGELUS

In poche ore in piazza 70 sigle cattoliche e non (Luca Geronico)

Colpisce che «in poche ore più di 70 associazioni abbiano sottoscritto l’appello, come tanti intellettuali e persone comuni», afferma Giancarlo Cattai, il presidente di Focsiv che ha materialmente raccolto nella sua mail le adesioni. «Evidentemente» molti condividono, come ha detto Francesco all’Angelus, «la grande apprensione, il dolore, la situazione disumana» di tante persone «tra cui i bambini» di Idlib. Ed è per questo che «molti di noi del volontariato internazionale continuiamo a lavorare nei Paesi impoveriti». Tutta al femminile la riflessione di Paolo Beccegato, vice-direttore di Caritas Italiana, per cui l’Angelus dell’8 marzo ricorda che «le donne siriane sono state le prime vittime di questo lungo conflitto, anche con forme di stupro sistematico. E ora, in un Paese rimasto quasi senza uomini, sono loro la risorsa su cui puntare per riconciliare e ricostruire la società siriana».

Fra chi ha sottoscritto l’appello, Roberto Zuccolini, portavoce della Comunità di Sant’Egidio, sottolinea come «anche in questo momento di emergenza non possiamo dimenticare quello che succede in Siria e in particolare a Idlib». Francesco «è stata l’unica autorità morale che è intervenuta per ricordarcelo. E per questo gli dobbiamo riconoscenza. L’emergenza coronavirus ci rende più responsabili verso le altre emergenze nel mondo». In piazza “Per i dimenticati di Idlib” pure Articolo 21, associazione per la libertà di pensiero: «Anche in questi tempi di legittima preoccupazione non ci è consentito ripiegarci su noi stessi», osserva Roberto Natale, giornalista Rai. «E dopo la riflessione nei giorni scorsi di molti colleghi sulla Carta di Assisi per l’informazione – osserva Natale – le parole del Papa ci dicono che il primo muro mediatico da sgretolare è l’indifferenza, come a volte ha fatto la nostra Europa» che si è accorta della Siria di Idlib «solo quando dei profughi sono apparsi alle frontiere greche».

Domenica in piazza c’erano pure due siriani. Sami Haddad, cristiano, insegna arabo all’Orientale di Napoli: le parole del Papa «sono state una medicina per le ferite che noi siriani abbiamo subito in questi anni di violenza», assicura. Faysal al-Mohammad, «musulmano laico», è il portavoce di Siria libera e democratica: «Francesco è l’unica autorità, l’unico leader religioso che ha sempre parlato della Siria, costante nella sua presa di posizione per i bambini, i civili e per far valere i valori umani». Per questo lui, romano da 51 anni, «spesso la domenica vado a San Pietro» per assistere come “musulmano laico” all’Angelus.

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