Opinioni

Il successo di «Sole a catinelle»: una vera commedia. Zalone sbanca il botteghino perché è bravo. E ha coraggio

Davide Rondoni martedì 19 novembre 2013
Zalone sbanca. Perché? Ci sono molti motivi. Ma uno è il fondamentale: perché ha coraggio. Può sembrare banale, ma non lo è. Abbiamo avuto molti comici e autori di commedie bravi ad andare nel verso della corrente. Bravi nel sottomettere il loro talento a facili battaglie di costume o politiche. Anche a molti di loro è andata bene. Hanno avuto successo e soldi. Ma Checco Zalone sbanca. Perché ha avuto il coraggio di non andare solo nel verso della corrente. Ha preso di mira nella sua carriera di uomo di commedia luoghi comuni e stereotipi inattaccabili. Senza abbassarsi mai a banale trivialità, ha finora costruito personaggi buffi e umanissimi (come siamo un po’ tutti), che hanno a cuore le preoccupazioni manifeste e segrete di tante persone comuni (come nel suo ultimo film Sole a catinelle, i figli, l’amore, come cavarsela con la crisi...), quelle preoccupazioni che spesso gli esponenti della cultura dominante non considerano o leggono con schemi vecchi e parziali. In una sorta di facile e banale sentimento antipopolare. Certo, di fronte all’evento Zalone qualcuno può rammaricarsi che ormai il cinema risponda quasi esclusivamente a una domanda di intrattenimento, e che dunque funzionino al botteghino quasi solo film di "svago" o di effetti speciali. A dire il vero, già qualcuno come il maestro del cinema Andrej Tarkovskij (dunque non un autore di commedie leggere) aveva letto la storia del cinema come una "possibilità mancata", a causa di certe scelte fatte fin dagli esordi, dopo la scoperta dei fratelli Lumière. Fin dall’inizio infatti, secondo Tarkovskij, il cinema aveva scelto il business e si era proposto al grande pubblico come forma di intrattenimento e non come nuova forma d’arte che lavora sulle immagini e sul tempo. Dunque, che a sbancare siano film indirizzati verso l’intrattenimento non deve stupire, e non è certo una colpa di Zalone. Resta il fatto che dopo il fenomeno Benigni – capace con il suo Dante di far ridere, pensare e commuovere – ora un altro uomo che viene dalla commedia e dal comico offre agli italiani lo specchio dove guardarsi meglio, ridendo e pensando su se stessi.Da sempre gli italiani sono maestri nella commedia. Leggere in questo un segno di superficialità è da babbei noiosi e annoiati. Si tratta di una virtù che risale a radici culturali letterarie precise. Basterebbe andare a Plauto. Ma anche Dante, mistico e popolare, come tanti altri sapeva tratteggiare in poche parole il carattere di un personaggio, e questo, per varie strade si è ereditato nella capacità dei migliori talenti drammatici e comici (da De Filippo a Sordi a Jannacci) di offrirci quel che siamo attraverso personaggi ben caratterizzati e memorabili. Il successo di Zalone, in un film che pone al centro la drammaticità e il valore dei legami familiari, che ironizza su certa cultura contemporanea, che invita ad affrontare la crisi senza avvilimento, e che addirittura rende un omaggio alla sacralità della vita con linguaggio grottesco dinanzi alla seduzione dell’eutanasia, non è un caso. Non si tratta della genialata di un furbastro di successo, ma di una lettura in chiave comica di questioni che agitano gli strati diversi della nostra società.Si tratta evidentemente di un lavoro di squadra, di regia e sceneggiatura, oltre che d’una prova d’attor comico. Tutti elementi accorti e appunto coraggiosi. Senza tale coraggio che consente di mettere a nudo atteggiamenti da benpensanti, che smitizza emblemi e luoghi comuni del potere e della moda, un comico semplicemente non esiste. Può essere altro, magari un divertente tribuno, ma la commedia è un’altra cosa. In questi anni dove troppa comicità è servita da zerbino (o da quinta colonna) a lotte politiche, la comicità di Zalone, che peraltro non sfugge per nulla a tematiche civili serissime, indica però un livello più profondo e comune, un terreno per così dire più rischioso che quello offerto dalla scena politica: la vita della gente comune, il dramma dei sentimenti e degli affetti, la fatica del vivere e la ricerca di una positività ultima dell’esistenza.Credo che tali elementi e tali problemi sia possibile renderli materia di commedia solo se un uomo li prende sul serio, per se stesso innanzitutto. Per questo non è una comicità che lascia uno strascico d’amarezza, se non in chi certi risultati al botteghino vorrebbe farli al suo posto.