Opinioni

Il direttore risponde. Walter Nones: la montagna, la vita

giovedì 7 ottobre 2010
Caro direttore,con Walter Nones ci siamo conosciuti nove anni fa. Fu quando toccò a me d’accompagnarlo al cimitero di Paluzza, la mattina del primo agosto 2001. Camminava veloce, sembrava correre, e si fermò davanti alla tomba di Erwin Maier, il commilitone, l’amico fraterno, morto giusto l’anno prima sull’Eiger, mentre lo scalavano, legati alla stessa corda. M’ero fermato qualche metro più indietro, assieme a sua mamma. L’aria era immobile e sembrava piangere. Walter si fece il segno della croce e s’inginocchiò per terra, senza dir nulla, per accendere una candela, ma le mani gli tremavano e dovette tentare più volte. Ci avvicinammo. Forse ci abbracciammo. Certe cose non si dimenticano e certe non si sa neanche d’averle compiute.Da allora fummo come fratelli, uniti da qualcosa di unico, misterioso, come il motivo per cui in un punto del bosco sgorga una sorgente e all’alba sorge il sole. Eravamo uniti nella segreta forza dell’amicizia. Da allora ogni anno, in alcune circostanze, Walter mi attendeva, mi faceva il grande dono d’attendermi, e io lo facevo ben volentieri a lui. Volevamo incontraci, stare qualche ora assieme. Fosse stato a Sedico, col maresciallo Cemin, fosse stato a Longarone…Quasi tutti i viaggi a Paluzza in questi anni li abbiamo fatti assieme. E durante il tragitto, non cortissimo, ci raccontavamo di tutto. Quante confidenze, quanta gioia di vivere: abbiamo partecipato assieme a delle gare, io da pigro spettatore, lui da vincente protagonista; abbiamo pregato insieme in chiesa e sulle montagne, per strada, a Cortina e a Paluzza; l’ultima volta è stato il primo agosto di quest’anno.M’ha insegnato a vedere i Carabinieri nella loro dimensione più autentica, a stimarli, potrei ben dire: ad amarli. È stato, questo, un dono impagabile. Per la sua fiducia, m’è stato permesso più volte d’essere loro ospite, in caserma, e fermarmi con loro, anche a dormire. Che esperienze indimenticabili! Una volta, tra una confidenza e l’altra, uno scherzo e l’altro, successe ch’erano giunte le due del mattino e stavamo ancora insieme; eppure l’alzata era per le sei, poi la partenza, con un fuoristrada, verso una località nel bosco, per la Messa; e io, che ero andato apposta per questo, non avevo preparato nulla per la predica; ma fu una delle più belle prediche, e la ricordiamo ancora. Essa diceva: «Bisogna andare avanti, non è giusto arrendersi!».Walter: quando sento qualcuno che si permette di giudicarlo, mi arrabbio. «Tacete, non l’avete conosciuto!», dico loro. Fossimo tutti uomini di coraggio e di valore com’era lui! Un puro d’animo, un generoso, uno di quelli che non amano le mediocrità e i compromessi; un leale. Era una Medaglia d’Argento al Valor dell’Esercito, per un salvataggio eroico compiuto ancora anni fa, una Guida Alpina e Istruttore Scelto Militare di Alpinismo, un Istruttore di Sci presso il Centro Carabinieri Addestramento Alpino di Selva di Val Gardena (le maiuscole sono tutte sue). Era un vero Carabiniere. Non aveva ancora 39 anni. Sono felice di ricordarlo felice. Sono onorato d’averlo conosciuto.

don Floriano Pellegrini

Posso e voglio solo dirle grazie, caro don Floriano, per questo prezioso e vivido ricordo di Walter Nones. La notizia della sua tragica morte mentre era impegnato nella scalata dell’ennesimo ottomila metri, la vetta himalayana del Cho Oyu, è arrivata e si è consumata domenica scorsa. Ma non si consuma il ricordo – segno vivo della sua esperienza di uomo e di alpinista, di cristiano semplice e vero – che ieri sera ha riunito in veglia di preghiera coloro che lo hanno conosciuto, stimato e amato nella chiesa di Sover e che lunedì prossimo, 11 ottobre, li farà riunire di nuovo alle 20 nella chiesa di Selva Gardena. La testimonianza salda e dolente di sua moglie, Manuela, è continuazione e luminoso specchio delle parole che restano a raccontare Walter Nones: «La montagna è qualcosa di speciale per me, è una grande maestra di vita, mi ricorda i limiti di un essere umano, mi dà grandi emozioni e la forza di affrontare la vita di ogni giorno con passione e serenità».