Opinioni

Per una Chiesa vicina. I tredici nuovi cardinali annunciati da papa Francesco

Stefania Falasca martedì 27 ottobre 2020

C’è il profilo della Chiesa – quella che vorrebbe essere francescanamente lievito –, che esce ancora una volta dal programma di un pontificato conciliare e dal magistero dell’ultima enciclica sociale Fratelli tutti. Ci sono simbolicamente rappresentate le priorità di una Chiesa in tempo di prove e di pandemia nella scelta di tredici nuovi porporati per il prossimo concistoro annunciato come sempre a sorpresa da papa Francesco al termine dell’Angelus di domenica.

Comunicando ai fedeli in piazza San Pietro e a quanti erano collegati in tutto il mondo la creazione dei futuri cardinali, Francesco ha chiesto loro non come mera formula che lo aiutino nel suo «ministero di Vescovo di Roma, per il bene di tutto il santo popolo fedele di Dio». Nove hanno meno di ottant’anni, a loro si aggiungono quattro ultraottantenni. Figurano anche sei italiani, tra cui un parroco romano e un noto religioso francescano predicatore non vescovo, il Custode dei frati della basilica di Assisi, un nunzio apostolico nominato membro del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, un vescovo chiamato alla Congregazione dei Santi, un altro di origini romane da sempre impegnato sul fronte dei migranti.

Per la prima volta un cardinale per il Ruanda e il Sultanato del Brunei. E per Washington il primo cardinale afroamericano. Non solo dunque le esigenze dell’universalità ecclesiale – dall’Africa alle Filippine, dall’America all’Italia – per collegare Nord e Sud del mondo, a indicare la rilevanza nel corpo ecclesiale delle piccole realtà cattoliche, ma anche un’attenzione speciale ai figli di san Francesco nell’anno della Fratelli tutti che sgorga dai princìpi della Dottrina sociale della Chiesa e li rinsalda. Nelle loro diversità ognuno dei nuovi porporati esprime una porzione, una priorità, una scelta nella quale la Chiesa è chiamata a essere presente. Nomine simbolo di quella stessa prossimità con la quale già la sera del 13 marzo del 2013 Francesco esplicitava le coordinate del suo pontificato.

In quel primo saluto dalla loggia di San Pietro il Papa esprimeva la volontà di farsi propter hominem, porsi cioè come prossimo da fratello per tutti, esprimendo l’«intima unione della Chiesa con l’intera famiglia umana » come si legge nel proemio della Gaudium et spes, all’origine di quell’invito alla prossimità che è cifra del richiamo alla «conversione pastorale » rivolto, poi, a tutta la compagine ecclesiale a cominciare dall’Evangelii gaudiumdel 2015.

Un invito ancor più valido durante la pandemia. È in questo tempo che tutti – come ha detto Francesco nel memorabile momento di preghiera sul sagrato di San Pietro il 27 marzo – «ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca... ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: 'Siamo perduti', così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme». La chiave di lettura dei nuovi porporati è da ricercarsi proprio nelle battute di monsignor Wilton Gregory, arcivescovo di Washington, raggiunto dalla notizia mentre celebrava la Messa nella chiesa degli Angeli in Maryland, a poche miglia dalla culla del cattolicesimo statunitense, l’isola di St. Clement, dove venne celebrata la prima Messa cattolica dopo lo sbarco del coloni inglesi nel 1634.

L’aveva decisa da tempo, Gregory: non immaginava certo che papa Francesco lo inserisse tra i nuovi cardinali. «Non era qualcosa che avevo pianificato. Era qualcosa che Dio aveva progettato – ha detto –, è stato un ritornare alle origini e cioè alla proclamazione del Vangelo e alla cura del popolo di Dio». Commentando la sua nomina, che lo rende il primo cardinale afroamericano nella storia della Chiesa cattolica degli Stati Uniti, Gregory ha poi aggiunto: «Io sto solo mietendo il raccolto che milioni di cattolici afroamericani e persone di colore hanno piantato. Sono profondamente grato per la fede che hanno vissuto in modo così generoso, così zelante e con così grande devozione». È lo spirito con cui il Papa, anche attraverso queste nomine, impegna tutta la Chiesa a guardare oltre. Ad andare oltre la paura. Chiamando «a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta».

Perché è il tempo «di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri». Non da soli. La nomina dei tredici nuovi cardinali è per dire di quale Chiesa abbiamo ora più che mai bisogno. Una Chiesa vicina.