Opinioni

Isolamento digitale. Vivere senza connessione (altra povertà, altro rischio)

Ferdinando Camon domenica 10 luglio 2022

Sono fuori-connessione da cinque giorni, non posso telefonare a nessuno, nessuno può telefonarmi, non posso mandare né ricevere email, praticamente per l’umanità è come se fossi morto e sepolto. So che giornali e amici mi cercano, ma non mi trovano. Un giornale, dopo aver cercato di contattarmi più volte al giorno per più giorni, ha chiesto aiuto alla Polizia della mia città, la Questura ha fatto una ricerca e ha scoperto che ho un figlio a Los Angeles e uno a Bologna, e ha chiesto a quello di Bologna se sono vivo e sto bene. Il figlio ha risposto di sì.

Ma resta il pensiero della polizia: se uno è fuori-connessione da giorni, dev’essere morto. In realtà non sono morto fisicamente, ma essere senza connessione vuol dire morto socialmente, nel lavoro e nelle relazioni. C’è qualche colpa? Ma certo: mi trovo a Dont in Val di Zoldo, nel Bellunese, e qui il mio telefonino e il mio iPad non hanno una buona ricezione. E questo è imperdonabile. Togliendomi la connessione, non è che tu mi togli il lavoro, in realtà mi togli la vita. Se uno mi chiama per parlare di un fatto di cronaca (sono sulle Dolomiti, qui vicino è successa la catastrofe della Marmolada), non può.

Ho appena pubblicato un libro sui terroristi che amano le stragi, se qualcuno vuol discuterne con me non può. L’isolamento telefonico è la morte culturale, sociale, civile. Sul mio cellulare l’icona dei messaggi vibra e dice: «Hai tre messaggi non ascoltati », ma non posso ascoltarli, mi risponde il silenzio. Hanno appena ucciso un ex-premier giapponese, pare che a ucciderlo sia stato uno che voleva essere qualcuno ma si sentiva nessuno, ci riguarda tutti, anch’io vorrei dire la mia, ma non posso, non ho connessione, sono sepolto fuori del mondo.

La colpa è del server che non riceve e non trasmette. Gli ucraini si lamentano perché i russi gli disturbano l’uso delle email e di Facebook, si avvertono l’un l’altro: «Stiamo attenti: la connessione è controllata», io non so come si possa controllare la connessione, ma evidentemente è possibile ascoltare le conversazioni, bloccarle, registrarle. Il messaggio è: un popolo è vinto quando ne controlli le conversazioni, o le blocchi. Io sono un vinto. Questa è una valle povera, per svilupparsi ha bisogno di più servizi telematici, ma non può avere buoni servizi telematici perché è povera. È una trappola.