Opinioni

Utero in affitto. Usa, la cultura narcisista rende accettabile la maternità surrogata

Daniela Bandelli sabato 3 agosto 2019

Una manifestazione contro il ricorso alla maternità surrogata, l'utero in affitto

Un anno di studi negli Stati Uniti e in Messico per indagare come viene rappresentata e "vissuta" a livello sociale e politico la Gravidanza per altri, declinato in un monitoraggio continuo della stampa e in decine di interviste ai protagonisti del dibattito: femministe, movimenti pro-life, e studiosi. La prima fase del progetto europeo "Women’s Movements and Gestational Surrogacy: engaging, debating and policy making" è stata condensata in un saggio pubblicato nei giorni scorsi dalla rivista scientifica "La critica sociologica". L’autrice, la ricercatrice della Lumsa Daniela Bandelli, ne scrive per Avvenire. (www.womoges.wordpress.com)

Negli Stati Uniti la Gravidanza per altri (Gpa) si è diffusa come uno dei possibili modi di "fare" un bambino ("avere" un bambino, have a baby). Gli Stati Uniti sono il Paese pioniere della Gpa fin dagli anni Ottanta e tuttora sono leader di quello che è divenuto un mercato transnazionale fiorente e in espansione, dal giro di affari di qualche miliardo di dollari l’anno, in cui partecipano agenzie che incrociano domanda e offerta, broker di gameti e servizi, cliniche, avvocati, medici, psicologi, donne con necessità economiche e coppie di diverso e stesso sesso desiderose di un figlio. La Gpa è presentata come una procedura win-win (vinci-vinci) mentre le sue problematicità etiche, sociali, e sanitarie non costituiscono il fulcro della rappresentazione.

Ma quali sono i tratti della società americana che possono aver contribuito alla diffusione di questa pratica procreativa e che al contempo la incoraggiano o autorizzano? Questi tratti possono essere cercati nel testo di Christopher Lasch "La cultura del narcisismo", in cui lo storico-sociologo americano nel 1978 offrì una descrizione critica del modello di relazioni sociali affermatosi negli Stati Uniti, società pervasa da una radicalizzazione dell’individualismo che sfocia in «una guerra di tutti contro tutti, alla ricerca della felicità nel vicolo cieco di una preoccupazione narcisistica per il sé». Nella società del narcisismo ogni azione è volta alla realizzazione di un obiettivo per affermare la propria immagine nella società. Questo dà impulso a processi razionalizzati, indirizzati al fine, che si avvalgono della tecnica, e di relazioni utilitaristiche in cui l’altro è strumento a servizio, quindi sacrificabile.

Il narcisismo generalmente viene associato in sociologia, tra le altre cose, anche al calo delle nascite. Ma si può fare ancora un passo avanti, e applicare la teoria di Lasch non a un atteggiamento anti-generativo bensì a una pratica procreativa. La Gpa negli Usa pare acquisire legittimazione sociale per permettere all’individuo adulto il soddisfacimento del desiderio di avere un figlio, e quindi di affermarsi come genitore, soggetto titolato e in grado di avere un figlio "biologicamente proprio". La Gpa viene presentata dai suoi promotori anche per ottenere riconoscimento del diritto ad avere un figlio attraverso l’accesso egualitario alla tecnologia, nonostante l’impossibilità di ottenerlo in modo naturale. L’accettazione sociale della Gpa poggia sulla priorità data da una parte al legame genetico e dall’altra su una svalutazione della relazione corporea e sensoriale della gravidanza.

Il discorso pubblico sulla Gpa è fortemente adulto-centrico: se ne parla come una transazione tra soggetti di diritti e soggetti economici; il terzo soggetto che nasce dalla Gpa – un bambino! – , della sua esistenza intrauterina, della sua nascita, della sua salute, del suo legame con la gestante, non ci si preoccupa. Il bambino non è il protagonista della rappresentazione, che invece appare come una mera faccenda di adulti, una pianificazione, un accordo in cui gameti e geni, capacità gestazionale, desiderio di un figlio, desiderio di aiutare chi non ne può avere e desiderio/necessità di guadagno, vengono scambiati consapevolmente dalle parti, con l’assistenza di esperti medici e legali.

Davanti a una progressiva espansione della Gpa, sia dal punto di vista quantitativo (il numero di trasferimenti di embrioni per cicli di procreazione medicalmente assistita con il coinvolgimento di "madri portatrici" è più che raddoppiato da 2.251 nel 2006 a 4.725 nel 2015) che legislativo (sempre più Stati in America stanno introducendo legislazioni che esplicitamente permettono e regolamentano la Gpa), la mobilitazione sociale di dissenso per arginarla è minima. Ad eccezione della campagna transnazionale Stop Surrogacy Now avviata in California da Jennifer Lahl nel 2015, che rappresenta oggi all’incirca 20.000 firmatari nel mondo, nei movimenti femminili l’opposizione alla Gpa non ha ancora acquisito lo status di "causa". Tra l’altro la campagna in questione sembra riscuotere più successo, in termini di capacità di mobilitazione di gruppi femministi e pro-life, in Europa che negli Stati Uniti.

Alcune femministe americane hanno firmato l’appello per l’abolizione universale e si sono esposte per fermare la legalizzazione, alcune madre surroganti hanno anche raccontato la loro esperienza, le ripercussioni sulla salute, gli inganni subiti, la sofferenza per l’attaccamento al nascituro, i problemi legali e così via. Ciononostante, la Gpa non è una tema trasversale alle varie anime del movimento delle donne, come invece avviene per la violenza, l’aborto o la prostituzione.

Riassumendo, adulto-centricità, razionalizzazione e genetismo sono i tratti salienti della rappresentazione della Gpa negli Stati Uniti: con la normalizzazione della Gpa, e il debole dissenso, l’individuo viene autorizzato a perseguire l’obiettivo di genitorialità attraverso un processo tecnico e programmato in cui vengono instaurate relazioni professionali e commerciali con soggetti terzi, incluso l’utilizzo della capacità gestazionale della surrogante, spersonalizzata a un incubatrice o a un robot programmato per crescere con cura un feto senza attaccamento. L’intenzionalità di avviare il processo procreativo e l’apporto genetico e finanziario sono ciò che giustifica non solo il diritto dei committenti a una riuscita del processo e quindi della proprietà sul "prodotto finito", ma anche della negazione dell’esperienza dell’altro, quella intrauterina del feto, del figlio alla nascita, e della donna "prestatrice del servizio".

E nel nostro Paese? La normalizzazione del narcisismo a tratto sociale è studiato anche dalla sociologia italiana. Potrebbe quindi la Gpa in Italia raggiungere un livello di normalizzazione come negli Stati Uniti? Va considerato innanzitutto che in Italia è proibito praticare la Gpa (legge 40 sulla procreazione assistita del 2004), ma è in aumento il ricorso alla pratica all’estero da parte di coppie eterosessuali e omosessuali italiane. Al contrario degli Stati Uniti, la Gpa in Italia fa molto discutere, sia a livello politico-istituzionale, sia a livello mediatico e della società civile. La possibilità di usare il corpo di una donna, in un’altra parte del mondo, per crescere un feto e ritirare il bambino pronta consegna al parto desta (ancora) sorpresa e incredulità, sdegno, preoccupazione, nonché opposizione politica da parte di gruppi femministi e pro-life.

Tuttavia, si registrano crescenti pressioni per il riconoscimento della genitorialità via surrogazione da parte dei movimenti per i diritti delle famiglie omosessuali, accompagnate da una contestuale diffusione nei mezzi di comunicazione della narrazione della Gpa come dono e cooperazione tra persone. La Gpa dunque potrebbe farsi strada e raggiungere un certo grado di accettazione anche nel nostro Paese. In Italia c’è però un’altra specificità di cui tenere conto, ed è la particolare centralità della figura della madre nella società, sia nella famiglia tradizionale sia nella società emergente di famiglie ricomposte, single, e coppie di fatto. La madre è centrale anche nel discorso femminista che recentemente ha riacquisito forza con le mobilitazioni contro la violenza maschile e per frenare la riforma dell’affidamento condiviso dei figli. Questa centralità potrebbe arginare lo smantellamento simbolico della gravidanza e della relazione madre-figlio e sedimentare la condanna sociale della separazione tra madre e figlio per la realizzazione di un desiderio di terzi.