Opinioni

I castelli di carte dei media di fronte a una realtà che sorprende. Un nome oltre il rumore

Salvatore Mazza giovedì 14 marzo 2013
Secondo giorno di Conclave. E la fumata è bianca. Si sciolgono le campane e in piazza San Pietro e via della Conciliazione esplode la gioia. Dai media sapremo forse con dovizia di particolari com’è andata l’elezione. Ma se ieri mattina dopo appena due ore e dieci minuti dall’inizio di quella specialissima assemblea, nei giornali impazzavano titoli e retroscena che parlavano di nervosismi, veti incrociati, trattative, fazioni, pacchetti di voti spostati, pontieri, nessuna sorpresa se i titoli di oggi riprenderanno quello stesso schema spiegandoci gli accordi, i compromessi e soprattutto le sorprese. Tutto in linea col racconto eccitato ed esagitato che più che deformare la realtà ha finito per inventarne un’altra. Perdendo di vista il senso, la ragione e lo scopo del Conclave e del periodo servito a prepararlo. Anzi, per re-inventare anche il prima: perché è proprio a partire dal modo in cui la rinuncia di Benedetto XVI è stata letta e interpretata che quella re-invenzione s’è autoalimentata. Dimissioni, ci hanno infatti detto, inevitabili da parte di un Papa sconfitto, travolto dalle guerre intestine alla Curia, dagli scandali, dalla scoperta dell’orrore degli abusi sui minori, fatto endemico – anche questa s’è sentita e letta...– nella Chiesa. Non una rinuncia, ma una resa. Nessuno s’è preoccupato, nel descrivere tutto ciò fin nei presunti retroscena più dettagliati, in alcuni casi anche con virgolettati non si sa da dove presi, che una tale lettura, prima che alla realtà, è un’offesa all’intelligenza. Come è pensabile che il cardinale Joseph Ratzinger, dal 1981 nel posto di forse maggior rilievo della Curia romana, fosse stato sorpreso, sconvolto e infine abbattuto dalla scoperta inaspettata di una Curia piena di problemi e di correnti? Eppure, fu il cardinale Ratzinger, dettando nel 2005 le meditazioni dell’ultima Via Crucis di Papa Wojtyla, a denunciare: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!», una barca che a volte ci sembra fare «acqua da tutte le parti», un campo cui «vediamo più zizzania che grano». E quando, nelle Congregazioni che precedettero il Conclave del 2005, si delineò la necessità che alla guida della Chiesa ci fosse un pastore capace di dare radici salde allo slancio straordinario impresso da Giovanni Paolo II e, insieme, di restituire alla Curia quella dimensione pienamente pastorale immaginata dalla riforma del giugno 1988, fu naturale per i cardinali nella Sistina scegliere il gigante Ratzinger. Il quale, dopo otto anni senza risparmiarsi un attimo, otto anni nei quali ha dato forma e sostanza (e che sostanza!) al ministero affidatogli, allo scemare delle forze fisiche indispensabili a un 'lavoro' – quello del Papa – che è massacrante, ha rinunciato. Da questa miopia informativa è disceso quel racconto surreale di quanto è accaduto Oltretevere, di cui si parlava all’inizio. Una parodia del reale che ha ignorato – o rimosso, o nascosto, o giudicato irrilevante – i temi veri che sono stati al centro delle Congregazioni: l’indispensabile ritorno a quella fede salda indispensabile per dialogare col mondo secolarizzato, come radicare la nuova evangelizzazione e come annunciare oggi il Vangelo; il dramma delle nuove persecuzioni e della diaspora dei cristiani, dall’Oriente al Nordafrica, passando per quel Medio Oriente che resta nodo cruciale; e ancora, i prossimi passaggi di un cammino ecumenico arrivato a discutere, in concreto, dell’esercizio del ministero petrino. Sono queste le sfide che la Chiesa ha di fronte. È attraverso queste onde che Francesco I dovrà guidare la barca della Chiesa oggi e domani. Anche, certamente, evitando che nuova sporcizia torni ad appesantirne il timone, ma altrettanto certamente senza che tale pensiero possa diventare un’ossessione condizionante. Chiaro, allora, che la scelta del timoniere è stata impresa da far tremare i polsi. I cardinali, consci della responsabilità sulle loro spalle, si sono presi il tempo necessario. Perché sorprendersi, fosse anche stato un giorno in più? ​​