Opinioni

L'ultima strage. Un'iniziativa «erga omnes» dell'Onu per limitare le armi negli Usa

Eugenio Mazzarella mercoledì 1 giugno 2022

Angosciante la foto di un bimbo di dieci anni in manette, arrestato in Florida per aver minacciato tramite messaggini di imbracciare un’arma e fare una strage. E nella logica dell’assurdo, cui assistiamo impotenti, la dichiarazione della polizia di Miami citata dal 'New York Times', per rassicurare la popolazione dopo la strage in Texas, dove un diciottenne bullizzato ha ucciso per vendetta ventuno persone innocenti, quasi tutte bambini: «Non è il momento di agire come un piccolo delinquente, non è divertente. Ha lanciato una falsa minaccia e ora ne sta pagando le conseguenze». Parola dello sceriffo Carmine Marceno.

Incredibile e allucinanti sono risuonate anche le dichiarazioni di esponenti politici statunitensi (soprattutto repubblicani) secondo le quali per difendersi dai potenziali stragisti, più o meno bambini o adolescenti, non bisognerebbe limitare saggiamente la circolazione delle armi ai privati e vietarne la vendita pressoché indiscriminata, ma piuttosto dare pistole e fucili alle maestre per difendere sé stesse e i 'loro' bambini. Magari, per essere assunte, oltre ai diplomi pedagogici, dovranno aver seguito un corso al poligono di tiro... Siamo alla follia.

L’immagine del bambino in manette segue di poche settimane quella di una bimbetta che a una fiera delle armi, una specie di raduno tra sagra di paese e Disneyland, si allena a tirare con un fucile. Francamente capiamo la disperazione per la vanità, finora, del contrasto alle lobby e alla sottocultura delle armi negli Usa, ma il tentativo dei democratici, e persino del presidente Biden, di ottenere almeno norme per rendere più difficile l’acquisto in particolare di armi da assalto, usate nella maggior parte delle stragi, è tragicamente patetico.

Ma ci si rende conto che questo nella più 'avanzata' delle società occidentali è per certi aspetti l’equivalente della cultura dei bambini-soldato nelle guerre più sporche del pianeta? Se il Congresso degli Stati Uniti non è in grado di vietare la vendita libera delle armi in quel grande Paese, un unicum credo nel mondo 'civile', si può persino arrivare ad immaginare un’iniziativa erga omnes in ambito Onu che prema anche sugli Usa e li 'costringa' a legiferare nel merito di questa fattispecie assurda che grida vendetta agli occhi di ogni coscienza retta? Che c’entra la cultura della libertà personale con il libero accesso alle armi? Quale rischiosa frontiera abitano ancora gli americani? Questa frontiera atroce, questa giungla che genera soldati bambini o adolescenti se la creano da soli, con una cultura da Far West che non ha nessuna giustificazione o logica che tenga. È così difficile pensare che un disturbo psichico o un disagio sociale armato di una mazza o di un coltello presi dalla sacca del baseball o dalla cucina di casa possono magari fare un morto, ma non una strage?

È così difficile evitare in questo grande Paese le lacrime di coccodrillo a disonorane l’immagine? Che senso ha negli stessi soggetti promuovere la vita e battersi contro l’aborto e allo stesso tempo rendere più facile la premeditazione di stragi di bambini già nati a ogni disagiato cui dà di volta il cervello? Le lobby delle armi in Usa (come quelle di altri Paesi) che le guerre talora se le 'inventano' pure – oltre a quelle che gli offrono su un piatto d’argento le tensioni di una globalizzazione aberrante – per svuotare i magazzini più velocemente, hanno davvero bisogno di tener su un’abominevole domanda interna, per assicurarsi un fisso di vendite caso mai languisse la domanda bellica?

Torno a ripeterlo, serve una forte ed efficace ripresa di iniziativa delle Nazioni Unite, erga omnes, su questa come su tutte le emergenze umanitarie.