Opinioni

Il dibattito italiano. Referendum irlandese, una "terza via" per le unioni gay

Lorenzo Dellai * mercoledì 27 maggio 2015
Caro direttore, il referendum popolare in Irlanda, che ha sancito a larga maggioranza dei votanti il sì ai matrimoni omosessuali, entra come un tornado anche nel dibattito italiano. Era più che prevedibile, così come era prevedibile una reazione uguale e contraria. Da un lato si esulta, parlando di una pietra miliare sulla via della civiltà e dall’altro ci si dispera, preconizzando un irreversibile declino. Due schieramenti, più baldanzoso il primo, più sconcertato e rassegnato il secondo: probabile che abbiano torto entrambi. Il referendum non è che l’ennesima espressione di una mutazione, radicale, veloce e confusa della società europea e dei suoi fondamenti antropologici. Ma è più sintomo di crisi dell’identità tradizionale che avamposto di nuovi modelli valoriali e civili. Dovrebbe perciò sorgere una domanda: come mai in una Europa che sconta una progressiva e drammatica crisi demografica i temi prevalenti nell’opinione pubblica sembrano diventare il matrimonio tra persone dello stesso sesso e le misure per contenere l’arrivo di immigrati? Difficile rispondere che si tratta di un nuovo ciclo della civiltà europea. È più plausibile riflettere circa il venir meno di alcuni elementi costitutivi dell’identità collettiva sedimentata in secoli di storia comune. Perdono senso i segni, i riti e gli istituti attraverso i quali si era consolidato l’equilibrio tra diritti individuali e doveri comunitari. Le questioni eticamente sensibili vengono declinate con la categoria dell’«io» e non del «noi». Si pensi, per esempio, alla trasformazione del valore sociale della maternità, che rischia di essere ridotto, per un crescente numero di persone e di movimenti, alla pretesa di vedere corrisposta l’aspirazione individuale a un figlio, a prescindere da ogni altro elemento, ivi compresa l’età della donna e i diritti del bambino, che non sono solamente quelli della vita biologica. Non dobbiamo vivere però con disperata angoscia questa fase storica; lo penso anche da cristiano. Si tratta di mutazioni antropologiche che pretese dogmatiche e anatemi non possono contrastare. Occorre piuttosto partire da una dialogante consapevolezza: queste mutazioni antropologiche stanno avvenendo senza il minimo supporto di una cultura che ne interpreti il senso, ne indichi i limiti invalicabili, ne armonizzi il portato rispetto ai valori costitutivi della società europea. Papa Francesco ha avvertito perfettamente questi segni dei tempi e testimonia, dal punto di vista della Chiesa, un nuovo inedito mix tra apertura pastorale, sensibilità ai processi sociali e dolce fermezza nei princìpi, quelli veri. Analogo impegno, francamente, non è dato di vedere nel mondo intellettuale e nella politica. Il mondo intellettuale appare prigioniero, su questa come su altre tematiche, di un approccio di maniera, appiattito su posizioni di acritica partigianeria. La politica, dissociata dalla sua cultura, naviga con la sola bussola del pragmatismo esasperato: per questo rischia di dividersi tra la furbesca attitudine ad aderire agli umori della pubblica opinione e la scelta di arroccarsi in difesa dell’antico regime. Magari con la tentazione di trasformare le questioni etiche in comode basi per marcare uno spazio elettorale. La politica dovrebbe invece percorrere la difficile ma ineludibile via della mediazione, dell’approfondimento, dell’accompagnamento attivo, consapevole e non arrendevole. Tra l’altro, questa dovrebbe essere segnatamente la vocazione dei cattolici democratici.  Abbiamo un banco di prova in Parlamento. La discussione delle varie proposte in tema di unioni civili sarà un’occasione per vedere se la politica italiana sceglie di rincorrere gli umori, di arroccarsi chiudendo occhi e orecchie, oppure di tentare la via della ragionevolezza, nel rispetto delle diverse sensibilità. Noi siamo per la terza via. Abbiamo presentato da mesi una nostra proposta di legge alla Camera e ci muoveremo secondo l’impianto in essa contenuto: pieno riconoscimento dei diritti delle persone e totale sostegno alle unioni affettive a prescindere dagli orientamenti sessuali e dalla tipologia del legame ma, assieme, esplicita e convinta contrarietà a ogni tentativo di introdurre nel nostro ordinamento forme surrettizie di matrimonio e di famiglia diverse da quella prevista nella nostra Costituzione. *Presidente dei deputati di 'Per l’Italia-Centro Democratico' ed esponente di Democrazia Solidale