Opinioni

Ucraina. Nel sedicesimo giorno la guerra va verso Ovest. E si studiano i piani di Putin

Andrea Lavazza venerdì 11 marzo 2022

L'offensiva russa nel sedicesimo giorno di guerra si sposta pericolosamente verso la frontiera occidentale dell'Ucraina. Missili e bombe per aumentare il terrore e la pressione sulla popolazione. Ma anche per colpire i rifornimenti, militari e umanitari, che dalla frontiera polacca si dirigono verso il resto del Paese e Kiev in particolare. Sono trascorse ore di pessimismo diplomatico, senza spiragli di negoziato. Fino a che, a metà giornata, è stato lo stesso presidente russo a parlare di un avanzamento dei negoziati. Un annuncio inaspettato a margine dell'incontro con l'autocrate bielorusso Lukashenko. E' però servito solo a dare una breve fiammata ai mercati finanziari, presto tornati in ribasso.

Poco dopo sono arrivate le nuove sanzioni decise dal presidente americano Biden, mentre l'Europa concludeva il suo vertice in Francia ipotizzando anche ritorsioni legate all'energia, di cui i Paesi Ue sono così bisognosi. A rendere più pesante il clima di guerra anche all'esterno dei due Stati belligeranti è stata la comparsa nei supermercati italiani di cartelli che annunciano il razionamento di alcuni prodotti alimentari. Nulla in confronto alla penuria di cibo che affligge la popolazione ucraina e alle code che ormai si vedono frequentemente davanti ai negozi di Mosca. Ma abbastanza da sollevare nuove preoccupazioni diffuse.

L'invasione decisa dal Cremlino tracima anche a distanza, occupa le agende dei Paesi occidentali, interroga l'opinione pubblica e comincia a farsi sentire concretamente, con l'ondata di inflazione e la possibile riduzione della disponibilità di alcune materie prime. Tutto questo rimanda alla strategia del presidente russo, mai come oggi oggetto di analisi e di speculazioni. Si è persino tentato di condurre un esame di personalità a distanza, per cercare di capire se qualche patologia abbia minato la sua capacità di decisione razionale. Tentativi vani, perché il presidente russo da anni si isolato e mostra in pubblico un'immagine indecifrabile.

Non è dato di sapere quanto siano credibili le voci che vogliono anche molti dei suoi fedelissimi all'oscuro dell'ordine imminente di attaccare l'Ucraina il 24 febbraio. Certamente, non aiuta la comprensione delle sue mosse (che poi sono quelle di una potenza nucleare) parlare di una persona squilibrata o addirittura di pazzia. Non è apparso tale ai molti leader internazionali che sono stati suoi interlocutori nelle ultime settimane. Ben ha sintetizzato la situazione attuale il premier Mario Draghi: Putin non vuole la pace, sembra avere altri piani.

Questo dice infatti lo scenario in cui ci troviamo. Il leader del Cremlino sembra piuttosto un giocatore che ha scommesso tutto su una singola partita. Le atrocità commesse finora, le accuse di crimini di guerra, l'isolamento (anche auto-imposto) della Russia fanno del presidente un "paria" della comunità mondiale, che difficilmente potrà essere riammesso nel consesso delle persone presentabili. La sua unica chance è vincere il braccio di ferro, imporre con la forza il rispetto del ruolo russo al di là di una nuova cortina di ferro, sempre con la minaccia di quelle "conseguenze mai viste" che ha evocato nel discorso in cui annunciava l'apertura del conflitto.

Qualcuno ha parlato di un nuovo Stalin, ma il dittatore georgiano era per molti l'incarnazione di un sogno palingenetico, l'avanguardia di un Partito e di un Paese che avrebbero riscattato il proletariato planetario. Illusione tragicissima, certo, ma a lungo il sanguinario Stalin è stato sia il nemico dell'Occidente sia il catalizzatore di speranze rivoluzionarie. Putin è soltanto temuto, non incarna alcun progetto, se non quello di un imperialismo condiviso da pochi persino in patria. Probabilmente ne è consapevole, per questo si può ipotizzare che si spinga fino al punto di non bruciarsi completamente. Potrebbe conquistare l'Ucraina, forte del fatto che la Nato non interverrà militarmente. E della solida presa interna, malgrado i danni che potrà subire economicamente.

Non è detto tuttavia che il suo azzardo sia premiato. Le difficoltà sul campo unite al progressivo stringersi del cordone sanitario intorno alla Russia restano una pesante ipoteca sulla riuscita del suo piano. In quel caso, saprà il judoka Putin fare una mossa di smarcamento e accettare un negoziato? Possiamo, oggi, solo sperarlo.