Opinioni

Ucraina. Guerra giorno 287: le minacce di Putin e la prospettiva di un conflitto lungo

Andrea Lavazza mercoledì 7 dicembre 2022

Nel giorno 287 della guerra in Ucraina i due leader dei Paesi belligeranti sono tornati alla ribalta in prima persona, lanciando messaggi diversi che possono gettare un po’ di luce sui prossimi sviluppi della crisi. Il presidente Volodymyr Zelensky, dopo essere stato in Donbass per sostenere le truppe in prima linea nell’Est (rispondendo così alla visita, 24 ore prima, di Putin in Crimea) è stato nominato “Persona dell'Anno” dalla rivista “Time”, ambito riconoscimento che bissa quello ricevuto nei giorni scorsi dal “Financial Times”.

"Il successo di Zelensky come leader in tempo di guerra si è basato sul fatto che il coraggio è contagioso – si legge nella motivazione del settimanale americano –. Si è diffuso attraverso la leadership politica ucraina nei primi giorni dell'invasione, quando tutti si sono resi conto che il presidente era rimasto nei paraggi. Se questa sembra una cosa naturale da fare per un leader durante una crisi, considerate un precedente storico. Solo sei mesi prima, il presidente dell'Afghanistan, Ashraf Ghani, un leader molto più esperto di Zelensky, era fuggito dalla sua capitale mentre le forze talebane si avvicinavano”.

Nelle stesse ore, il presidente russo Vladimir Putin, partecipando in videoconferenza a un incontro pubblico della Commissione per i diritti umani, ha avvertito che la minaccia di una guerra nucleare è "in aumento", ma allo stesso tempo ha insistito sul fatto che Mosca "non ha mai parlato" di usare l'atomica, ritenuta uno "strumento di difesa" per rispondere a un eventuale attacco, nella determinazione a “usare ogni mezzo per affermare i propri interessi”. Il messaggio più significativo è stato però quello sulle prospettive del conflitto. Il capo del Cremlino ha infatti dichiarato che il suo esercito potrebbe dovere combattere in Ucraina ancora per molto tempo e che non vede "alcun senso" nel mobilitare in questo momento altri soldati, oltre ai 300mila già richiamati, 150mila dei quali già schierati sul campo, la metà in unità di combattimento.

La Russia sta cercando di "congelare" la guerra durante l'inverno per preparare le sue forze ad una nuova offensiva il prossimo anno, secondo il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, per il quale "non ci sono al momento" le condizioni per negoziare la pace, come le ultime mosse di Mosca hanno in effetti indicato, sia sul terreno sia a livello diplomatico, con il rifiuto sprezzante, almeno per ora, della mediazione vaticana (anche se i tentativi della Santa Sede non si arrestano).

La situazione sul campo quindi si presenta da un lato abbastanza chiara, mentre da una diversa prospettiva risulta più difficile da decifrare. Vediamo perché. L’offensiva ucraina sia a Sud, dove ha raggiunto i migliori risultati, sia a Est ha rallentato fortemente la sua spinta propulsiva, per le difficili condizioni climatiche dell’autunno e per la difficoltà oggettiva di superare le difese russe attuali sulla linea del fuoco. Inoltre, la strategia di Mosca, orientata a distruggere dal cielo le infrastrutture energetiche e i siti industriali, sta mettendo a dura prova la resistenza di Kiev, con danni a lungo termine in particolare alla rete elettrica.

Da parte russa, i raid missilistici e con i droni sono diventati il principale sforzo bellico, dato che l’avanzata sul campo è di fatto bloccata da tempo e, anzi, le truppe della Federazione stanno perdendo migliaia di chilometri quadrati conquistati nelle prime settimane dell’invasione, compresa Kherson già annessa solennemente. Questo farebbe pensare che nessuna svolta bellica possa arrivare prima di marzo, quando la primavera e la consistenza degli eserciti a quel momento permetterà di riprendere le operazioni in grande stile.

Ma le cose potrebbero essere più complesse. Le incursioni in profondità nel territorio russo per colpire le basi militari compiute da aerei senza pilota realizzati da Kiev segnalano la debolezza dei sistemi difensivi di Mosca più che la capacità di portare il conflitto oltreconfine dell’Ucraina. In ogni caso, tali incursioni, a parole, preoccupano gli Usa, che temono una ulteriore escalation e vorrebbero invece provare a portare al tavolo le due parti.

Certo, la vulnerabilità russa (ammessa dallo stesso Medvedev, secondo il quale il Paese finirebbe presto in pezzi se non avesse un’ampia riserva di testate nucleari) può invitare l’Occidente a logorare Putin sul sottile filo che separa un lungo conflitto convenzionale da un conflitto che veda l’uso di armi di distruzione di massa da parte del Cremlino. Ma per quanto sarà sostenibile una guerra che dissangua l’Ucraina e svuota gli arsenali? Se i temibili droni iraniani nella disponibilità russa sono già finiti, anche le munizioni del fronte opposto scarseggiano e i Paesi Nato non hanno scorte infinite.

Potrebbe essere questa partita, fatta di colpi inattesi e di rappresaglie sempre più pesanti, a riportare la diplomazia sulla scena prima che sia troppo tardi. Ma non è escluso che assisteremo ancora a mesi di doloroso stillicidio, come lo stesso Putin ha fatto balenare.