Opinioni

Ucraina. Guerra giorno 132: il martellamento russo a Est e la benzina che torna a Kiev

Andrea Lavazza martedì 5 luglio 2022

Nel giorno 132 della guerra in Ucraina le truppe russe hanno ripreso le operazioni offensive nella regione di Donetsk, cercando di proseguire l’avanzata che nel limitrofo Lugansk ha portato alla conquista delle città principali. Il sindaco di Sloviansk ha chiesto ai residenti rimasti di lasciare l’abitato, dopo che i russi hanno intensificato i bombardamenti sul centro nel sud-est del Paese. "È importante evacuare quante più persone possibile", ha detto Vadim Lyakh, aggiungendo che "144 persone sono scappate nelle ultime ore, inclusi 20 bambini". Sloviansk è una delle principale città dell'oblast di Donetsk ancora sotto controllo ucraino. Gli attacchi più recenti hanno provocato almeno 2 morti e 7 feriti.

Le prospettive del conflitto rimangono comunque incerte. Da un lato, la Russia avanza a Est, ma con grandissima fatica e con altissime perdite in termini di uomini e di mezzi. Dall’altro, l’esercito di Kiev, con i nuovi pezzi di artiglieria forniti dai Paesi occidentali che lo sostengono, colpisce basi e depositi di Mosca con maggiore frequenza e precisione, ma non sembra per ora riuscire a invertire l’inerzia del conflitto. E la controffensiva a Kherson non pare ancora avere la forza per portare alla riconquista significativa di territori. Non si prevede un collasso a breve di nessuno dei due contendenti, né una capitolazione politica. Le prossime settimane potrebbero tuttavia dire se una delle due parti comincia a soffrire per le perdite subite oltre un livello che mette in pericolo il proseguimento delle operazioni militari.

La guerra intanto costa. Il Pil dell'Ucraina diminuirà di almeno il 35% nel 2022, ha detto il primo ministro Denys Shmyhal. "Siamo riusciti a condurre una campagna di semina relativamente riuscita ha spiegato durante la conferenza di Lugano - e a ripristinare la logistica attraverso il confine occidentale”. Tuttavia, il calo del Prodotto interno quest'anno è previsto a un livello di almeno un terzo rispetto ai 12 mesi passati. Segnali positivi arrivano comunque da Kiev, dove non vi è più penuria di carburante e le file ai distributori sono quasi scomparse, mentre i beni principali sono disponibili nei negozi, seppure a prezzi fortemente cresciuti.

Proprio a Lugano, i rappresentanti di 42 Paesi hanno firmato la dichiarazione finale della Conferenza sulla ricostruzione del Paese invaso. I firmatari hanno ribadito il loro pieno sostegno alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti. È stata poi sottoscritta una bozza del piano di ripresa e sviluppo fornita dall'Ucraina come "quadro generale che guidi il processo di ricostruzione" e sostenuto "la creazione di un'efficace piattaforma di coordinamento tra il governo ucraino e tutti i suoi partner, organizzazioni e istituzioni finanziarie internazionali bilaterali e multilaterali".

L’appoggio internazionale potrebbe però non bastare finché i combattimenti proseguono. E la guerra di attrito non sembra destinata a portare a un chiaro vincitore sul campo. Qui emerge la drammatica necessità di trovare vie diplomatiche per riportare la diplomazia in prima linea e guadagnare la possibilità di raggiungere una tregua che fermi il dissanguamento in corso. In questo senso è andato anche l’intervento del presidente della Cei, Matteo Zuppi, al Consiglio permanente straordinario della Conferenza episcopale italiana. "La guerra è una pandemia terribile, che rivela anche tante complicità, omissioni, rimandi, la inquietante facilità con cui il suo incendio può distruggere la vita normale delle persone. Non basta solo esortare o deprecare, ma occorre contribuire positivamente con la riflessione, la cultura, la competenza, il coraggio evangelico".

"La guerra - ha osservato Zuppi - in questo mondo dalle connessioni globali, si contagia anche a Paesi lontani, come vediamo con la preoccupante crisi alimentare, che metterà in gravissima difficoltà tutte le economie, specie quelle del Sud del mondo. Questo comporta anche gravi conseguenze sociali nel nostro Paese che ci responsabilizzano e che richiedono interventi dello Stato e maggiore solidarietà. Dobbiamo attrezzarci a questa situazione di emergenza anche in Italia per i nuovi bisogni e le povertà che si apriranno".