Opinioni

Ucraina. Guerra giorno 108: prima polemica Biden-Zelensky e russificazione delle città

Andrea Lavazza sabato 11 giugno 2022

La guerra in Ucraina, giunta al 108° giorno, fa registrare segnali contrastanti dal campo, mentre la visita a Kiev della presidente della commissione europea pare avvicinare il Paese alla Ue e tra Biden e Zelensky si accende la prima polemica.

Sul terreno l'esercito ucraino sembra a corto di proiettili di artiglieria, secondo quanto ha affermato Vitaly Kim, governatore della regione di Mykolaiv, nella parte meridionale. L’ammissione serve a rendere più forte e credibile l’appello agli alleati occidentali perché accelerino la consegna di artiglieria e munizioni a lungo raggio, proprio mentre si fissa a 10mila il bilancio dei difensori caduti sul campo.

Dall’altra parte, a parere di analisti militari britannici interpellati dalla Bbc, nei suoi attacchi la Russia sta utilizzando in questi giorni potenti missili antinave altamente imprecisi. Ciò fa ritenere che Mosca abbia scarsa disponibilità di missili da crociera di precisione e di altre armi ad alta tecnologia. La spiegazione della carenza potrebbe essere l’uso massiccio che sta svuotando gli arsenali, ma anche l’effetto delle sanzioni occidentali, perché la mancanza di componenti che erano importati dall’Occidente starebbe rallentando fortemente la produzione dell’industria bellica.

Pesanti combattimenti continuano a infuriare a Severodonetsk, nel Donbass. Il governatore ucraiano di Lugansk, Haidai, sostiene che le forze locali controllano ancora la zona industriale della città, compreso l’impianto chimico Azot, dove sarebbero rifugiati anche molti civili. Nel Sud, invece, l'esercito ucraino ha lanciato un contrattacco su tre direttrici nella regione di Kherson occupata dall’Armata russa. Al di là della propaganda utilizzata da entrambe le parti, l’arrivo dei lanciatori a lunga gittata promessi da alcuni Paesi a Kiev potrebbe essere la vera svolta sul campo, soprattutto alla luce dell’oggettiva difficoltà di Mosca di rimpiazzare le perdite in uomini e mezzi.

La novità politica nelle zone occupate viene dall’avvio della distribuzione di passaporti russi agli abitanti di due importanti città ormai sotto amministrazione di Mosca, Kherson e Melitopol. L'Ucraina ha condannato la mossa come un’azione di "russificazione". Secondo l’agenzia di stampa russa Tass, i primi 23 residenti di Kherson hanno ottenuto il documento durante una cerimonia svoltasi in queste ore. Migliaia di persone ne avrebbero fatto richiesta, ma ciò non è verificabile. La consegna di passaporti agli abitanti ucraini era già avvenuta nelle zone invase a partire dal 2014, cioè Crimea e gran parte del Donbass. Una volta che la popolazione locale diventa “russa”, il Cremlino ha buon gioco nell’affermare di doverla "proteggere".

Nella capitale è arrivata intanto Ursula von der Leyen. “Kiev era già sul giusto binario prima della guerra, ha una democrazia parlamentare solida, ha un'amministrazione funzionante. Vediamo un Paese ad alta digitalizzazione. È un Paese che ha già accordi commerciali e di associazione. Ci sono ancora riforme da fare sul campo della corruzione e in campo amministrazione per attrarre gli investitori”, ha detto durante la sua nuova visita. "Apprezziamo gli enormi sforzi compiuti", ha aggiunto. Anche una procedura speciale, tuttavia, difficilmente potrà portare a un’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea in tempi rapidi.

Se le parole della presidente della Commissione hanno dato grande conforto a Volodymyr Zelensky, meno piacere gli hanno fatto le dichiarazioni rilasciate poco prima dal capo della Casa Bianca. Joe Biden ha infatti affermato che il presidente ucraino “non volle ascoltare” gli avvertimenti americani prima dell'invasione russa. “Lo so che molti pensavano stessi esagerando – ha detto il leader Usa –, ma sapevo che avevamo le informazioni giuste. Zelensky non volle ascoltare, così come molte altre persone. Ne capisco il motivo, ma alla fine Putin ha avviato l’operazione”. Una rara critica alla leadership di Kiev da parte statunitense. Peraltro, da fonti ucraine si è replicato che non sono furono ascoltate le richieste di sanzioni preventive contro Mosca. E che, se vi fosse stata più fiducia nella capacità di resistenza del Paese e, dunque, si fosse cominciato prima a inviare le armi necessarie, la reazione al Cremlino avrebbe potuto essere molto più tempestiva ed efficace.

Ma riscrivere la storia con i “se”, come si era già detto a proposito delle ricostruzioni fatte recentemente dall’ex cancelliera tedesca Angela Merkel, non porta molto lontano. Oggi si fanno i conti con la situazione reale dopo 108 giorni di guerra. Di certo, la compattezza e la determinazione dell’Ucraina non paiono venire meno. Lo indica, tra i molti indizi, il fatto che il principale leader spirituale musulmano del Paese, il mufti Sayid Ismagilov, originario di Donetsk, ha lasciato provvisoriamente il suo incarico religioso per concentrarsi sulla lotta all'invasione russa. Ora svolge la funzione di paramedico tra i soldati in prima linea.