Opinioni

Ucraina. Guerra, giorno 41: i massacri russi e come provare a fermarli da parte europea

Andrea Lavazza martedì 5 aprile 2022

Le foto satellitari confermano che i cadaveri erano nelle strade già da giorni o settimane, durante l'occupazione delle forze russe. I pochi dubbi che rimanevano sulla realtà delle torture, degli stupri, delle esecuzioni di civili a Bucha e a Borodyanka sono caduti. Se interrogativi drammatici ancora restano sono quelli relativi all'entità degli eccidi. Quanti residenti sono stati assassinati dai militari di Mosca? Centinaia è ormai la stima più prudente e insieme tragica. Erano resistenti attivi? Non sembra proprio. Basti dire che anche bambini sono finiti nel girone infernale delle sevizie e delle uccisioni. Il presidente ucraino Zelensky ha parlato in collegamento alle Nazioni Unite e ha chiesto l'istituzione di un tribunale sul modello di quello di Norimberga, dove furono processati i criminali di guerra nazisti. Difficilmente lo si vedrà nascere ed è ancora più improbabile che alla sbarra finiscano gli esecutori dell'orrenda mattanza che si è consumata nelle città del Nord, non lontano da Kiev.

Viene da chiedersi come si sia potuti arrivare a tanta efferatezza. Si è parlato di soldati giovani, giunti al fronte impreparati a sparare davvero, spesso informati soltanto di un'esercitazione. Certo, sappiamo dalla storia, ma anche da esperimenti controllati di laboratorio, che persino individui non aggressivi, di indole non violenta, possono essere indotti a maltrattare degli sconosciuti fino alla morte. Scattano meccanismi gerarchici e di disciplina, tipici delle Forze Armate: si obbedisce agli ordini dei superiori, qualunque essi siano, e non solo per timore di essere vittime di punizioni. Poi c'è la divisione tra "noi" e"loro" creata ad arte per rendere il nemico una "cosa" e non più un essere umano. Se un certo tipo di propaganda fa presa sulla popolazione che sta tranquilla nelle proprie case, certamente riesce a penetrare negli animi di chi sta combattendo, sente fischiare i proiettili indirizzati contro di sé e sa che "mors tua, vita mea".

Qui però si parla di residenti per lo più disarmati, anche se fieramente ostili all'invasione. Chi può avere dato l'ordine di sparare sistematicamente sui non belligeranti? Gli alti ufficiali russi sono ancora addestrati a fare terra bruciata, senza alcuna remora morale e alcun rispetto delle convenzioni internazionali? O si è pensato che quei corpi martoriati potessero servire alla causa della conquista, incutendo terrore e segnalando che l'Armata non si fermerà davanti a nulla? D'altra parte, il contraccolpo di immagine e sostanziale per la Russia doveva essere messo in conto. Anche le opinioni pubbliche meno coinvolte dal conflitto, davanti alle fotografie e ai filmati che stanno arrivando su ogni televisore e cellulare, hanno avuto un sussulto di sdegno.

Non è facile capire quale logica bellica sottende un tale comportamento nei centri conquistati da parte di un esercito che si presentava (e credevamo) equiparato agli standard etici di quelli europei. Un esercito, per esempio, che ha mandato medici militari in Italia al tempo del Covid per aiutare nei nostri ospedali (ma forse dovremmo ripensare anche a quella missione sotto un'altra luce - le indagini in corso diranno quali erano i veri scopi). Non ci si illude che la guerra sia una passeggiata. Quando è in gioco la sopravvivenza e si è sotto attacco mortale, abusi sono sempre possibili da parte di tutti (i conflitti in Afghanistan, Iraq e Siria lo testimoniano per i tempi più recenti). Accanirsi deliberatamente contro i civili è però qualcosa che si sperava superato per un esercito regolare del Vecchio Continente.

Che cosa possiamo fare per fermare le stragi? L'Unione europea prepara un quinto pacchetto di sanzioni, che comprende anche il carbone, oltre a banche e navi. Agire sull'energia è una scelta ormai obbligata, considerato che le misure precedenti hanno messo qualche bastone tra le ruote dell'economia di Mosca, tuttavia hanno paradossalmente fatto anche crescere gli incassi per petrolio e gas, i cui prezzi sono schizzati alle stelle a causa della guerra avviata proprio dal Cremlino. Una eterogenesi dei fini che ancora una volta dimostra come le sanzioni non siano uno strumento né equo né sempre efficace. La strada da provare è forse un'altra.

Dovremmo, certo, trovare prima l'unanimità di intenti e di disponibilità a sopportarne le conseguenze. Ma la minaccia di privare il Cremlino degli enormi introiti - centinaia di milioni di euro al giorno - provenienti dalla vendita di energia potrebbe essere messa sul tavolo insieme a una proposta di tregua e di avvio di un negoziato con l'Ucraina. Una mossa che non colpisce direttamente e cerca di non chiudere Putin in un angolo, anche se con la sua condotta il presidente russo si sta di fatto isolando dal consesso internazionale. Di fronte a un no insistito, chiudere le importazioni diventerebbe l'arma di pressione più forte e dirompente.

Potrebbe bastare? Nessuno ha la risposta, nel momento in cui le tv ufficiali di Mosca continuano a negare la responsabilità dei crimini e affermano che Bucha è stata scelta per creare una gigantesca montatura da parte di ucraini e Occidente in quanto il suo nome suona come "butcher", macellaio in inglese, l'accusa mossa da Biden a Putin....