Opinioni

Ucraina. 34mo giorno di guerra. Dai negoziati la possibile svolta della Russia

Andrea Lavazza martedì 29 marzo 2022

Da Istanbul, quasi a sorpresa, arriva la notizia di una Russia disposta a negoziare. E su proposte ben diverse da quelle irrealistiche avanzate nei primi colloqui a pochi giorni dall'inizio dell'invasione. Stupisce la decisione di allentare l'offensiva su Kiev e Chernikiv allo scopo di "aumentare la fiducia reciproca e creare le condizioni necessarie per il proseguimento della trattativa e per arrivare a firmare un accordo". Che la fiducia tra le parti sia a zero, non è invece una sorpresa. Per arrivare a un cessate il fuoco, anche parziale, e poi a una tregua servirà davvero uno sforzo non semplice. Sotto gli auspici del presidente turco Erdogan, che è riuscito a ritagliarsi alla fine il ruolo di vero mediatore, scalzando i tanti pretendenti, si capirà nelle prossime ore se ai semi gettati al primo incontro seguiranno i frutti sperati.

Una scelta opportuna è stata quella di concentrarsi su uno schema generale, la neutralità permanente dell'Ucraina, sulla quale il presidente Zelensky aveva già detto di concordare, con l'assenso del fronte occidentale. La formula di Paese non nucleare e non schierato sarebbe accompagnata dalla designazione di alcuni Stati garanti della sicurezza di Kiev, i quali dovrebbero anche patrocinare qualsiasi accordo internazionale siglato dagli ucraini. Ovviamente, non potrebbero essere soltanto membri Nato (l'Italia sarebbe tra questi) i garanti scelti per questo compito: non a caso si è parlato anche di Cina e Israele. Restano, com'è ovvio, i nodi della Crimea e del Donbass. Mentre in Turchia si discuteva, a Mariupol e nell'Est si combatteva e si moriva ancora. Ma il quadro sembra improvvisamente mutato.

Il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, ricomparso per l'occasione, aveva aperto la strada alle concessioni con un discorso che doveva dare all'opinione pubblica di Mosca il messaggio opposto. "Il potenziale di combattimento delle forze armate ucraine è stato notevolmente esaurito, il che ci consente di concentrare l'attenzione e i nostri sforzi principali sul raggiungimento dell'obiettivo primario, ovvero la liberazione del Donbass", aveva spiegato prima dell'apertura del round negoziale a Istanbul. "Le forze armate ucraine hanno subito danni considerevoli, la superiorità aerea è stata raggiunta". In altre parole, stiamo vincendo la guerra, la minaccia ucraina è stata ampiamente ridotta e in breve tempo potremo chiudere l'operazione speciale.

Il messaggio dalla doppia valenza, interna ed esterna, è stato accompagnato anche da alcune dichiarazioni del portavoce del Cremlino, che non ha rinfocolato la polemica con Biden. Anzi, ha quasi abbassato i toni, rimarcando che non sono le offese personali a fermare i necessari rapporti tra gli Stati. E' certamente troppo presto per dire che Putin abbia compreso la difficoltà a proseguire una guerra a tutto campo e che la fiera resistenza di Kiev unita alle sanzioni economiche e all'isolamento internazionale stiano portando verso la disponibilità a un accordo accettabile per entrambe le parti. La cautela americana ed europea è giustificata dalle precedenti promesse infrante da Mosca, a partire, com'è noto, dalla più clamorosa: l'impegno a non invadere l'Ucraina. D'altra parte, mantenere una forte pressione sul Cremlino potrebbe essere la strategia giusta, se i negoziati continueranno sulla via aperte in queste ore.

Le incognite restano tuttavia molte. Una trattativa scorporata sullo status definitivo di Crimea e Donbass è utile ora per raggiungere l'agognata tregua. Ma le ferite che si sono aperte non tollereranno una incertezza di lungo periodo. Anche perché Putin difficilmente si accontenterà della neutralità come dividendo immediato del conflitto che ha voluto scatenare. A meno che la situazione interna russa sia ancora più compromessa di quello che è apparso finora. Per questo il realismo della ragione deve raffreddare gli entusiasmi del sentimento. La pace è l'obiettivo, la strada va percorsa nel modo giusto, per evitare il pericolo di deragliamenti che rimettano macigni insuperabili sul percorso appena iniziato.