Opinioni

Torna la tentazione dello Stato biscazziere. Denuncia di un senatore e nostro appello

Marco Tarquinio venerdì 1 novembre 2019

Caro direttore,

mi rivolgo a lei, per la sensibilità sua e del suo giornale sul tema del gioco d’azzardo, in relazione a una 'bozza' della Legge di Bilancio pubblicata da un’agenzia di stampa. In passato abbiamo visto testi civetta, fatti circolare da chi evidentemente era interessato a provocare reazioni del settore o saggiare l’opinione pubblica. Sollecitato da attivisti, Associazioni della rete anti-azzardo, ma anche operatori del settore allarmati, ritengo utile ribadire la linea che il Movimento 5 Stelle ha da sempre difeso ed inserito nel programma elettorale. Secondo quanto letto, il comma 4 dell’articolo 88 delega il Mef a definire i criteri di distribuzione dell’offerta di azzardo sul territorio. L’obiettivo esplicito sarebbe rendere le concessioni appetibili per fare cassa, a scapito della protezione sociale. Sarebbe un colpo di mannaia alle normative delle Regioni e di Comuni come Torino e Roma, in prima linea contro l’aggressione pervasiva dell’azzardo. Norme che Tar, Consiglio di Stato e Corte costituzionale hanno dichiarato legittime. Stralciarle significherebbe comprimere le Autonomie locali, proprio mentre è in atto un dialogo con le Regioni per ampliarne le competenze. Quel testo contrasta con la tutela costituzionale della famiglia, dell’infanzia (l’età di iniziazione scende anche sotto i 12 anni), della gioventù, della salute, del risparmio, ma anche del lavoro, dal momento che i quasi 20 miliardi persi sono in gran parte sottratti ai consumi delle famiglie e alle filiere a maggior assorbimento di manodopera. Questo è diametralmente all’opposto della politica del Movimento 5 Stelle, che da sempre ha denunciato l’azzardo legalizzato come fattore recessivo e difeso il ruolo di tutela svolto da Regioni e Comuni. Ma non finisce qui. L’articolo 87 anticiperebbe al 2020 i bandi per le concessioni di Slot e Vlt. Parliamo di macchine 'da casinò' che non possono e non devono rimanere nei luoghi di vita quotidiani. Tant’è che nel programma elettorale del M5s si prevede vengano gradualmente dismesse. L’Italia oggi ne è letteralmente invasa: siamo tristemente primi in Europa e il numero per abitante è il triplo degli Stati Uniti. La Las Vegas d’Europa siamo noi. Sarebbe poi ancora garantita l’installazione delle slot machine presso bar e tabaccai e delle Vlt in sale scommesse e bingo, faci- litando così il passaggio da una forma di azzardo all’altra. Rispetto al Libro Blu di Adm si avrebbe un aumento di circa 1.000 Vlt, mentre, rispetto a dati ufficiosi più recenti, una lieve diminuzione di circa il 5,5-6% per entrambi i tipi di apparecchio. Ma anticipando la scadenza del 2022 ci si legherebbe le mani per 9 anni, proprio alla vigilia di una riforma che mira a rendere più sostenibile la situazione, accompagnando il settore verso l’intrattenimento senza vincite in denaro, con la dovuta attenzione alla sorte dei lavoratori. Si prevedrebbero poi 50 diritti per l’online, quando sappiamo benissimo che è una delle forme di azzardo preferite dai giovanissimi, ampiamente in grado di eludere gli attuali filtri per i minorenni. Una precoce età di iniziazione all’azzardo aumenta le probabilità di sviluppare dipendenza e in forme mediamente anche più gravi. La partecipazione alle gare sarebbe limitata unicamente agli operatori già presenti sul mercato, limitando la concorrenza e la tutela erariale, senza compensazioni nel contrasto alle infiltrazioni mafiose. Nulla infatti viene introdotto per un miglior recepimento delle indicazioni prodotte dalla Commissione Antimafia. Vorremmo poter sapere chi sono gli investitori in queste società (politici? massoni? mafiosi?), ed escludere semmai quelle che eludono il fisco, grazie a sedi o collegamenti con paradisi fiscali. Infine, secondo l’articolo 88, ci sarebbe un aumento di alcune forme di prelievo sulle vincite. Sarebbe l’ennesima occasione mancata di razionalizzare la giungla fiscale del settore, tassando in ugual modo tutte le forme di azzardo, con aliquote crescenti, ma senza soglie di esenzione totale. Sappiamo infatti che le microvincite servono ad attrarre e fidelizzare i comportamenti di azzardo: per questo ogni esenzione risulta inopportuna. Senza dimenticare che il maggior prelievo dovrebbe essere destinato ad incentivare chi toglie le slot e torna ad offrire solo gioco vero. Per questi motivi ho inoltrato queste analisi ed altre più di dettaglio ai ministri competenti, nella consapevolezza delle pressioni a cui saranno sottoposti e in uno spirito di collaborazione tra Parlamento e Governo. Un cordiale saluto

Giovanni Endrizzi, Senatore del Movimento 5 Stelle


La ringrazio, senatore Endrizzi, per questa lucida ed efficace lettera indirizzata a me, ma rivolta al Governo, al Parlamento e all’intera opinione pubblica italiana. O almeno a tutti i nostri concittadini che si sono resi conto della follia che tra l’inizio del secolo e oggi ha portato in Italia a moltiplicare per venti – per venti! – gli affari di Azzardopoli, sino alla vertiginosa cifra di 107,3 miliardi di euro gettati nella fornace del non-gioco per eccellenza nel corso del 2018. Eppure la tentazione dello 'Stato biscazziere' resta forte... Giusto dare l’allarme, necessario battersi per rafforzare l’urgente impegno in direzione saggiamente opposta.