Opinioni

Molti divieti sbandierati, troppo garantismo elargito. Tolleranza zero, ma non sempre A fasi alterne la lotta agli ultrà

Alberto Caprotti venerdì 23 aprile 2010
Alla fine è sempre colpa di Balotelli. Già, perché la notizia l’altroieri si è persa, mentre eravamo distratti da vicende epocali quali la riapertura di Calciopoli (che alla fine non porterà ad alcun processo sportivo, ma l’importante è far rumore) e, appunto, il reato di lesa maestà dell’interista alla propria maglia. Roba da ergastolo, ovviamente. Dunque eravamo distratti, ed è un peccato perché le ultime decisioni prese dal Viminale in tema di violenza negli stadi spiegano in modo chiaro quanto la nostra vita sociale (e gli organi preposti a difenderla) siano quasi ostaggio del pallone. Ricapitolando: domenica scorsa a Roma decine di ultrà si prendono a cinghiate sugli spalti dell’Olimpico, splendida cartolina da allegare alla candidatura dell’Italia per gli Europei 2016. In più, fuori dallo stadio, prima e dopo il derby, si scatena la guerriglia (con un bimbo che rischia di bruciare in un’auto data alle fiamme). Bilancio: 16 arresti e un arsenale di armi sequestrato. Evidentemente troppo poco per l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, di solito inflessibile nel vietare trasferte a rischio alle tifoserie più calde: nella sua riunione di mercoledì si decide che questa volta va bene così. Via libera per tutti. Per i tifosi dell’Atalanta domani a San Siro (partita con l’Inter giudicata «ad alto rischio» dallo stesso Osservatorio), per i sampdoriani domenica in casa della Roma e per i romanisti fra due settimane a Parma. E anche per i laziali che potranno così seguire la loro squadra a Marasssi con il Genoa. Nessun divieto, ma solo «massima vigilanza» sulle ultime giornate di campionato, questo ha chiesto il ministro Maroni alle forze dell’ordine e alle società di calcio.La linea dell’Osservatorio, è stato detto, ora è quella di non sparare nel mucchio, di colpire i violenti ma non penalizzare intere tifoserie. Giusto, evviva il garantismo e la par condicio. Peccato che a suggerire l’uno e l’altra (o pretenderlo) non sono i fatti, che invece pretenderebbero provvedimenti di senso opposto, ma le persone. Di parte, ma questo è un dettaglio. Lo stesso sindaco di Roma, Alemanno, lunedì aveva suggerito a Maroni che sarebbe stato «impensabile» punire le tifoserie di Roma, mentre un deputato del Pdl di Bergamo aveva chiesto con un’interrogazione parlamentare – urgente, perché le priorità degli italiani sono ben chiare – di consentire la trasferta degli atalantini sabato a San Siro (trasferta che era stata vietata tempo fa dall’Osservatorio).Che importa se nel corso del girone di ritorno si è registrato un aumento del numero dei feriti, in particolare tra le forze di polizia, e gli arresti sono aumentati del 40%, con 1.500 provvedimenti di Daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive) emessi nel corso di questo campionato? Che importa se non più tardi di due settimane fa Inter-Juventus è stata completamente vietata ai tifosi ospiti? Di colpo si cambia strategia, improvvisamente la tanto discussa “tessera del tifoso” vale meno di quella a punti del supermercato e la «tolleranza zero» – sbandierata ogni volta che non si sa più cos’altro fare – diventa un ricordo. A noi rimangono i dubbi. E il sospetto che, dal punto di vista dell’ordine pubblico, è forse meglio che i balordi siano radunati piuttosto che sparsi. I peggiori è sempre meglio averli allo stadio che al parco, ma è incredibile che ogni minima misura contro la violenza nel calcio scateni riflessi condizionati sessantottini: no alla legge, sì alla libertà. Di prendersi a cinghiate. E allora ridateci Balotelli, con o senza maglia.