Opinioni

Mozione votata al Senato. Stupro, in guerra è sempre uno strumento di genocidio

Valeria Fedeli sabato 25 giugno 2022

Caro direttore,

la mozione approvata al Senato su proposta della Commissione speciale per i diritti umani, in merito al supporto all’attività della Corte penale internazionale (Cpi) con particolare riferimento ai casi di donne vittime di violenza durante le guerre, è un passo avanti importante sulla strada del rispetto dei diritti umani nel mondo. Questa mozione fa registrare due importanti novità.

La prima consiste nell’indicare la Cpi come architrave della cultura dello Stato di diritto internazionale, con il nostro Paese pronto a rafforzare, con il suo contributo, gli strumenti finanziari della Corte stessa (compreso il fondo per le vittime) e la cooperazione con essa. La seconda novità, a cui ho lavorato con convincimento in Commissione perché fosse introdotta, è il riconoscimento della natura genocidaria dello stupro come arma di guerra, condannato già come crimine contro l’umanità dalla giurisprudenza internazionale.

La storia delle guerre e dei conflitti, da sempre, racconta la terribile verità della violenza sessuale usata come arma di guerra per umiliare e terrorizzare, con il corpo femminile trasformato in bottino e territorio di conquista. Bambine, ragazze e donne, soprattutto, esposte allo stupro che, spesso, assume i terribili contorni del crimine di gruppo compiuto davanti alla famiglia della vittima e l’atroce connotazione di fenomeno di massa, proprio come è successo recentemente a Bucha in Ucraina e, purtroppo, in tante altre realtà. La lezione impartita al nemico, in questo modo, è ancora più brutale.

Bambine, ragazze e donne che corrono di conseguenza gravi pericoli di salute, avendo difficoltà ad accedere alle cure mediche e all’assistenza psicologica, quest’ultima fondamentale per evitare, per esempio, i frequenti casi di suicidio, che si determinando quando queste ragazze e queste donne vengono allontanate dalla comunità, perché anche questo accade, e considerate come 'scarto' poiché lo stupro e la gravidanza frutto della violenza del 'nemico' rappresentano uno stigma per alcune popolazioni.

Resta ancora molto da fare sul piano delle indagini internazionali per garantire giustizia, ma anche su quello del discorso pubblico, perché si comprendano le radici di questo crimine, che sono quelle di una concezione proprietaria maschile feroce e violenta. Si considera, anche in battaglia, il corpo delle donne un campo da conquistare al nemico o da distruggere quando non lo si riesce a possedere. Essendo le donne genitrici, gli uomini che commettono questi crimini, di fatto, si ripropongono di uccidere intere comunità, credenze religiose, etnie la cui perpetuazione il corpo femminile assicura. Ecco questo è il punto centrale, ribadito con la mozione votata dal Senato: lo stupro di guerra non può essere anche genocidario, lo è e basta, sempre.

Da componente della Commissione diritti umani ho ancora in mente le parole di denuncia, durante le audizioni, della vice presidente del Parlamento ucraino, Olga Stefanishyna, e del premio Nobel per la Pace, Nadia Murad, che ha vissuto sul proprio corpo e sulla propria anima lo stupro, inteso anche come stupro verso la sua comunità (yazida) con intento genocidario. Grazie all’impegno di Murad, è nata la rete di studiose europee e americane, la Transnational feminist solidarity with ukrainian feminists: una campagna internazionale che merita pieno sostegno. Un sostegno che è rivolto in realtà a tutte le bambine, le ragazze e le donne di un mondo sempre più in guerra. Purtroppo.

Senatrice e capogruppo del Pd in Commissione speciale diritti umani