Opinioni

Un incontro di amicizia. Sintonia speciale

Carlo Cardia venerdì 15 novembre 2013
Con la sua prima visita al Quirinale, Papa Francesco ha voluto «bussare alla porta di ogni abitante» del nostro Paese per offrire a ciascuno la parola sempre nuova del Vangelo. Il suo discorso, e quello del Presidente della Repubblica, si sono intrecciati, quasi rincorsi nel donarsi amicizia, nel confermare i legami millenari che uniscono l’Italia alla Cattedra di Pietro. Giorgio Napolitano ha evocato il legame ideale che unisce il Quirinale ai pontefici romani, che l’hanno costruito e riempito d’arte e di cultura come Urbano VIII e Alessandro VII, ai papi che hanno dato amore e spiritualità alle popolazioni italiane. In otto mesi di pontificato Giorgio Napolitano e Papa Francesco hanno consolidato un’amicizia che va oltre il protocollo, si è arricchita di «tanti gesti di attenzione», affonda le radici nel rapporto intenso che il Presidente ha realizzato con Benedetto XVI: richiamato con affetto da Francesco, perché nel 2008 definì il Quirinale una «casa simbolica di tutti gli italiani», con gratitudine da Napolitano per il suo memorabile messaggio in occasione dell’anniversario dell’unità d’Italia.Il Papa e il Presidente hanno richiamato i principi basilari delle relazioni tra Stato e Chiesa in Italia, che la Costituente ha elevato a rango costituzionale, la distinzione dei due ordini, e insieme la collaborazione per il bene del Paese. Ma entrambi hanno sottolineato che i legami tra Italia e Chiesa cattolica sono più ricchi e intensi di quelli istituzionali. Essi sono il risultato della funzione che la religione cattolica ha svolto nei secoli, e assolve ancora oggi, nel promuovere principi e valori insostituibili per la collettività: il compito che spetta alla Chiesa, ha detto il papa, «è di testimoniare la misericordia di Dio e incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza». Al Presidente che ha parlato della gravità di una crisi che colpisce tutti, in particolare la famiglia e i giovani, Francesco ha risposto: «Le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti», e ha aggiunto che al centro «delle speranze e delle difficoltà sociali, c’è la famiglia», «il luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano, in cui si apprendono i valori e gli esempi che li rendono credibili», e che perciò deve essere riconosciuta nella sua realtà solidale e insostituibile, valorizzata e apprezzata.L’incontro ha confermato che l’amicizia tra le due sponde del Tevere si sviluppa anche sulla base del magistero di Francesco, che Napolitano ha messo al centro del proprio intervento, con accenti personali quando ha espresso i «genuini sentimenti di vicinanza e di affetto che la Sua figura ha suscitato nell’animo nostro fin dai primi momenti del suo pontificato», e quando ha evocato le «sfide antropologiche» perché in questo modo il Papa «ci ha messo in guardia da un pensiero che "perda di vista l’umano"». È stato questo il momento più alto dell’incontro tra i due interlocutori, possiamo dire tra Italia e Santa Sede, che devono far fronte a pericoli seri, che mettono in discussione il nostro futuro, la tutela del bene prezioso che è la persona umana, la sua dignità. Affrontare queste sfide, per il Presidente, significa «combattere il dilagare dell’egoismo, dell’insensibilità sociale, della più spregiudicata cultura del proprio tornaconto personale».Napolitano non ha nascosto la dimensione politica della crisi italiana, la faticosa quotidianità che vivono le istituzioni, ha insistito nell’indicare la strada del dialogo tra tutti, che è base del magistero di Francesco, come l’unica per uscire da un tunnel di  incomunicabilità che sta mettendo a rischio la stabilità del Paese. La risposa del Papa è stata ricca di riconoscimenti per l’Italia, ha ricordato che nella sua visita a Lampedusa ha visto il volto della sofferenza ma anche «l’encomiabile testimonianza di solidarietà di tanti che si prodigano» a favore di altri. Ha indicato il ricco patrimonio di valori civili e spirituali della nazione italiana come base per trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere un ordine sociale più giusto. Si può dire che è stato un incontro di amicizia, ma soprattutto ha espresso una sintonia morale e spirituale unica nel suo genere, che costituisce un bene prezioso per il nostro Paese, un filo robusto di speranza per costruire un futuro attento alla preziosità della persona umana, al bene della comunità.