Opinioni

Sia chiaro: l'evasione fiscale non è mai una buona e giusta «obiezione»

Marco Tarquinio martedì 13 novembre 2018

Caro direttore,
ho letto con molto interesse l’articolo di fondo («Fisco: pagare tutti per pagare meno. Facciamo i portoghesi») del professor Becchetti e del dottor Falorni pubblicato su “Avvenire” di domenica 4 novembre 2018. Al solito le considerazioni in merito alla necessaria lotta all’evasione attraverso semplificazioni procedurali sono interessanti e molto condivisibili. In presenza di un Fisco giusto, il condono rappresenta sempre un atto di resa di fronte agli evasori. Allo stesso modo, va detto che i bizantinismi fiscali allontanano i contribuenti e costituiscono la prima causa di errori fiscali. Oltretutto questi errori sono commessi soprattutto da professionisti e imprenditori che gestiscono a proprie spese le complesse procedure tributarie. In pratica, essi non solo versano i tributi, ma devono anche pagare collaboratori per farlo. Tutto ciò è assurdo e qualsiasi riforma è altrettanto assurda se impone aggravio di costi per i contribuenti solo per assicurare un maggior gettito. Mi permetto tuttavia di aggiungere, a questi argomenti, un’ulteriore considerazione: il primo modo di sconfiggere l’evasione fiscale è rappresentato da un sistema tributario equo e giusto. La questione è quindi prima di tutto sostanziale e poi procedurale. Una guerra, se è ingiusta, non diventa giusta solo perché non ci sono disertori e tutti i cittadini combattono al fronte. Il Fisco ingiusto, allo stesso modo, non diventa automaticamente giusto solo perché, in assenza di evasori, il carico fiscale è meglio suddivisibile. Fuor di metafora, senza la fiducia nel sistema e quindi senza un sistema giusto e sussidiario, l’evasione continuerà, e ciò nonostante i controlli e le sanzioni. Cominciamo a eliminare le ingiustizie fiscali a partire dalla fiscalità familiare, come da sempre sostiene il Forum delle associazioni familiari. A quel punto concorrere alle spese pubbliche anche versando i tributi tornerà a essere un atto di giustizia partecipativa con finalità distributiva e di benessere per la comunità cui si appartiene. In caso contrario, il Fisco rischia di essere visto solo come una coazione, per di più ingiusta.

Vincenzo Bassi Forum delle associazioni familiari

Sono pienamente d’accordo con lei, caro professor Bassi, sulla permanente ingiustizia provocata dall’attuale fiscalità familiare. E, per quel che vale, penso anch’io che la «fiducia nel sistema» – giudicato saggio, efficiente e giusto – è essenziale perché la raccolta di tasse e tributi sia vissuta come un buon dovere civico e non come un maledetto salasso. Non la seguo, invece, nel paragone tra l’imposizione fiscale e la guerra. E non la seguo perché proprio non voglio farlo. Quali che siano i torti del nostro sistema fiscale di oggi – e ne continuiamo a elencare tanti anche sulle pagine di “Avvenire” – niente legittima moralmente la deliberata renitenza fiscale che fa pesare di più sugli altri, i contribuenti onesti, un peso che può e deve essere ripartito con più equità. Lei, caro amico, ragiona in modo limpido e ferma il paragone bellico in tempo, evitando in imboccare il piano inclinato che gli è connaturato. Ma altri amano farlo, usando in modo ben più cinico e spregiudicato l’idea del fisco come una feroce guerra. E allora c’è un punto che è meglio chiarire con nettezza: l’evasione fiscale non è assimilabile in alcun modo all’obiezione di coscienza. Per esserlo dovrebbe essere dichiarata e motivata da persone disposte a pagare per questa estrema coerenza anche al cospetto della legge (un po’ quel che hanno fatto coloro che avevano lanciato, anni fa, l’obiezione fiscale alle spese militari). Quando si fa di tutto per non pagare le tasse, accade l’esatto contrario: gli evasori si nascondono, protestano e puntano sui condoni che prima o poi arrivano sempre. Insomma: capisco il suo punto di vista e so che lei lo sostiene a fin di bene, ma è meglio continuare a fare ciò che anche lei fa: dare a Cesare quel che è di Cesare, pagando le tasse dovute, e battersi senza sosta per cambiare il sistema fiscale che è e resta il mezzo per ridistribuire ricchezza e far crescere una società in solidarietà e civiltà. Un’altra battaglia disarmata, da condurre a viso aperto.