Opinioni

«Io obiettore dico: meglio il militare». E io ripeto: servizio civile per tutti...

Marco Tarquinio sabato 18 marzo 2017

Caro direttore,
visto il dilagare di teppismo giovanile e violenze adolescenziali, da obiettore di coscienza della prima ora (fatti, inizio anni 80 del Novecento, ventidue mesi di servizio civile) arrivo a pensare che forse sarebbe meglio il ripristino del servizio militare.
Teresio Asola


Credo che lei, gentile e caro amico, non voglia accreditare l’idea di una generazione integralmente perduta perché presa dal fascino e dalla pratica della violenza (non è così, anche se i casi si moltiplicano e pesano sull’anima e sulla coscienza). Per questo prendo molto sul serio l’allarme che mi propone in forma paradossale. «Io, obiettore, dico: meglio il militare…». Perché una grande questione educativa e di formazione alla cittadinanza responsabile c’è, eccome, anche in un Paese pieno – checché se ne dica – di tanta gente generosa e perbene di ogni età e di ogni condizione sociale. Comunque, sì: in una Repubblica che ha una Costituzione antibellicista come la nostra (articolo 11, «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali...»), penso anch’io che un servizio militare reso con spirito di pace sia assolutamente preferibile allo sciupìo di tempo e umanità che può portare anche a piccole e grandi follie teppistiche. Per questo, a suo tempo, da uomo di pace quale ho sempre cercato di essere, e dopo essermi interrogato a lungo sulla scelta da fare, io ho prestato – a differenza sua, caro Asola – servizio militare. Oggi, come ho detto e scritto più volte, sono favorevolissimo a un servizio civile obbligatorio (magari "a rate", per un paio d’estati) che sia davvero universale. Un servizio civile cioè che, con poche e rigorosamente motivate esenzioni, coinvolga proprio tutti i nostri concittadini più giovani. E penso che tantissimi di loro lo vivrebbero molto bene e, alla fin fine, molto volentieri. Credo, infatti, che un’esperienza come questa contribuirebbe a dimostrare concretamente ai nostri figli e nipoti, uomini e donne, quanto sia giusto, utile e bello che ai diritti di cittadinanza corrispondano chiari e solidali doveri di cittadinanza. Sono pure convinto che questo servizio alla nostra comunità nazionale incanalerebbe, per così dire, e disciplinerebbe (di quella disciplina interiore, senza la quale non si diventa né davvero adulti né davvero solidali) le sovrabbondanti energie proprie dell’età giovanile verso impegni e obiettivi utili al bene comune. E Dio sa, e noi tutti sappiamo, quanto ci sia bisogno, e in quanti modi, di prendersi cura dell’Italia e dei vecchi e nuovi italiani...