Opinioni

Dopo il nuovo incontro-scontro in Trentino. Salvarsi dagli orsi senza ucciderli

Ferdinando Camon giovedì 25 giugno 2020

Adesso decideranno di ammazzarlo, e non sta bene. Finché si può, non si ammazza nessuno: né uomo né animale. E questo è un orso. Ha visto due uomini avanzare per un sentiero nel bosco, dove lui sta nascosto, e s’è buttato sul primo, rovesciandolo a terra e saltandogli addosso, sul torace. L’orso è pesante, l’uomo che l’ha sentito sul torace, un ragazzo, ha avuto paura di venir schiacciato e ha tentato di scrollarselo via, puntandogli un ginocchio sul petto. L’orso ha dato due morsi a quel ginocchio. L’altro uomo, il padre del ragazzo, s’è scagliato contro l’animale, e anche lui è stato abbattuto. In questo frattempo il ragazzo s’è cavato da sotto le unghie dell’animale, gli s’è parato davanti e s’è messo a urlare, alzando le mani al di sopra della testa, per sembrare più grande. Aveva letto che così ci si salva dagli orsi, spaventandoli. Ha funzionato. L’orso è sparito, ma i due uomini, padre e figlio, son finiti all’ospedale, e dovranno ritornarci, perché i medici devono analizzare la saliva dell’animale, scoprire se è portatore di qualche malattia.

Da qualche altra parte, coloro che si occupano della salute degli abitanti e dei turisti stanno ragionando su come liberarsi da quell’orso, e il modo più spiccio e più definitivo sarà, anche stavolta, ammazzarlo. È un problema che s’è già verificato su quegli stessi monti, del Trentino, cinque volte. E che si ripeterà sempre più spesso: l’uomo che incontra un orso. Perché gli orsi aumentano, adesso si calcola che siano una novantina, e 90 orsi nei boschi del Trentino sono tanti. I boschi del Trentino sfociano nei boschi del Bellunese, e anche lì ci sono orsi. L’insegnamento che ci stanno dando è: sparategli. È un brutto insegnamento, viene dalla cultura di ieri, quando valeva il principio mors tua vita mea. Quando abbiamo introdotto qui i primi dodici orsi dalla Slovenia, perché rivitalizzassero con la loro figliolanza questi boschi che avevano avuto orsi ma non ne avevano più, avevamo adottato un altro principio, e cioè: vita tua vita mea, la tua vita completa la mia vita, la mia vita si adatta alla tua, non ti uccide.

Ripensiamo al momento cruciale di questo incontro- scontro tra uomini e un orso: l’orso ha abbattuto, lungo disteso, il primo uomo, e gli salta sul petto. Noi siamo 'costruiti' per la seguente difesa: bisogna sparargli un colpo al petto, e lasciarlo stecchito. Non l’abbiamo fatto adesso, lo faremo domani, dandogli la caccia e affrontandolo. Possiamo salvarci in altro modo, esiste un’altra reazione? Per ora no, ma si può lavorare a costruirla. Perciò sto scrivendo questo articolo. La soluzione 'mi salvo dal nemico uccidendolo' è arcaica, appartiene all’età della pietra. Quell’orso dritto in piedi sul torace del ragazzo non offriva soltanto il petto, sul quale sparare per ucciderlo e lasciarlo lì cadavere, offriva soprattutto gli occhi: bastava accecarlo per mezz’ora e abbandonarlo brancicante nel buio. Per questo bastava sparargli una cartuccia di polvere urticante, ha effetto immediato, gli occhi lacrimano e s’annebbiano, l’animale precipita dalla luce nel buio e si disorienta, non aggredisce più, vuole soltanto salvarsi. Dovrebbero fabbricarlo, questo congegno sparapolvere urticante, e chi va nei boschi dovrebbe portarlo con sé. Io lo porterei. Ogni vita è importante, anche quella degli orsi.