Opinioni

MEETING 2010, VOGLIA DI RIPRESA. Cercando cose grandi per il bene di tutti

Davide Rondoni domenica 29 agosto 2010
In un’Italia che a molti fa venire un poco di nausea, perché appare ripiegata, il Meeting ha fatto vedere migliaia di persone soprattutto giovani interrogarsi sul desiderio e sul cuore, e sulla ripresa di energia nella vita. Rispetto a una serie di eventi, polemiche che avviliscono i cuori e la mente, l’appuntamento a Rimini è uno di quelli che rimettono in circolo un’aria nuova. Uno spettacolo, come dicono tutti coloro che passano da qui –qualunque posizione abbiano e in qualunque impegno siano presi. Uno spettacolo in una Italia che a volte fa cadere le braccia. Che sembra voler mortificare ogni slancio.Il Meeting fa vedere per una settimana quel che in molti cercano sempre. I promotori sanno bene che questo non è merito loro. Si tratta piuttosto di una sorpresa a cui si assiste, accettando di mettere al centro una provocazione che viene dalla genialità umana e cristiana di don Giussani. La mole incredibile di incontri, che qui è avvenuta, è uno spettacolo. E, ieri sera, a una cena dietro le quinte, tra esponenti di primo piano della cosa pubblica, del mondo ebraico, del mondo musulmano con i cristiani promotori del Meeting si respirava un’aria di amicizia. Si è celebrato l’arrivo del sabato come nella fede ebraica, e si discuteva su progetti comuni. Intorno al tavolo gente di ogni tipo, alti politici e bambini. Una allegria e una compagnia fondata sul comune desiderio del cuore. Cene così, col panino sui gradini, davanti a una piadina romagnola o al Grand Hotel, qui ne sono avvenute tante, tra conferenze, mostre, letture, concerti. Come in uno spettacolo del desiderio umano di cose grandi. Questo è il contributo generale del Meeting e della sua gente all’Italia. Sì, il Meeting colpisce chi passa di qui per un motivo fondamentale. Insieme a tutti i contributi di particolare interesse nei campi della scienza, dell’arte, della politica e dell’economia che a Rimini vengono sviscerati, il generale contributo del Meeting è in questa energia di ripresa. Di cui l’Italia ha bisogno come e più del pane. Perché l’Italia, in tutta la sua prodigiosa storia di arte, cultura e creatività sociale, è segnata da tale energia di ripresa e di grandezza. Non saremmo più noi senza questi elementi. Questo è il dato politico, pubblico, direi anche morale, più importante del Meeting di questo anno. Che somma in sé, comprendendo anche tutte le inevitabili contraddizioni e limiti, i molti contributi e tentativi in campo culturale, sociale, economico qui messi a fuoco. Al Meeting la vita di tantissimi, giovani e non più giovani, trova questo punto di ripresa e di energia costruttiva. Tutto il contrario di un vago spiritualismo, di un consolatorio credersi i migliori o di un facile moralismo. L’Italia ha bisogno di gente in ripresa.E la fede è, in questo senso, un contributo civile importante. Lo è sempre stato, molto più di quanto sterili dibattiti estivi sugli schieramenti cattolici a sostegno di questo o quel partito possono far credere. Il Meeting ha volato alto, ed è stato un grande gesto popolare. Non è solo una dimostrazione di vitalità di un movimento, ma un movimento vitale che è una risorsa per tutti. Per questo il Meeting, a differenza di altre kermesse in cui una parte celebra se stessa o convoca i propri aderenti per rinfocolarsi, si presenta secondo la natura stessa del cattolicesimo come un servizio perché ciascuno – e ciascuna parte – possa essere più autenticamente se stessa, cercando cose grandi e per il bene di tutti.