Opinioni

L'incidente di Roma . Rom persone, non razza

Paolo Lambruschi venerdì 29 maggio 2015
Dobbiamo riconoscerlo, siamo stati molto vicini all’istigazione all’odio razziale. Se si guarda alla tempistica, si coglie una dinamica agghiacciante. Da quando, l’altra sera, è apparso il primo flash di agenzia con la notizia dell’investimento di un gruppo di passanti a Roma da parte di un’auto condotta a folle velocità e sfuggita a un posto di blocco, è cominciata una folle corsa in parallelo nelle redazioni. La meta era stabilire se la ragazza arrestata e i due minori in fuga – uno dei quali il pirata che ha ucciso una donna e che ha ferito otto persone -–fossero o no di etnia rom o addirittura 'nomade'. Mi piacerebbe conoscere una persona con un passaporto rom o nomade. O vedere chi ha un passaporto occidentale sul quale è specificata l’etnia. Appurato che i tre sono rom, i titoli di molti quotidiani on line, tg, giornali radio e della carta stampata sono andati in una direzione altrettanto folle, quella di etnicizzare il reato. La notizia è diventata l’omicidio stradale compiuto da tre rom. E non quella di un’auto guidata da minori che a 182 km l’ora è piombata su una folla di innocenti. Tutto ciò ha alimentato il fuoco della tensione sociale, già alta a Roma. E i campi rom capitolini, ghetti nati da scelte sbagliate di tante giunte, sono stati messi sotto sorveglianza dalle forze dell’ordine. Sui siti è partita la solita ventata di odio xenofobo, i politici si sono scatenati, su tutti il puntuale Salvini che vuole radere al suolo i campi e a cui lo stesso Bossi aveva risposto a suo tempo con un’alzata di spalle. Ma qual è oggi il compito dei giorna-listi, alimentare l’odio o aiutare a riflettere con un’informazione il più possibile completa e rispettosa di fatti e persone? Ci sono le regole deontologiche professionali, c’è la carta di Roma. Sono state azzerate. Che cosa sarebbe cambiato se i pirati, come spesso accade, fossero stati italiani? I media avrebbero specificato che erano napoletani, romani, lombardi o forse ce la saremmo cavata con poche righe di cronaca? Non va nascosta la verità, intendiamoci. È giusto dire che i tre minori vivono in un campo rom perché aiuta a capire la loro storia, in quale quadro di emarginazione e degrado sono cresciuti e di cui probabilmente sono state anche vittime. Non è del resto questo l’atteggiamento mentale verso i 'nostri' minori che sbagliano, cercare le attenuanti? In questo caso sono già condannati dalla nascita? È vergognoso scrivere o titolare che un rom in quanto tale ha ucciso. Una persona è una persona con i suoi diritti, che verrà giudicata e pagherà per le sue colpe. Poi si apre, su un piano diverso, il discorso complesso sui campi rom. Che vanno superati e non rasi al suolo, magari con la deportazione degli abitanti.