Opinioni

Giustizia, la via utile (e rapida) della «particolare tenuità» del reato. Una riforma a costo zero

Paolo Borgna sabato 10 marzo 2012
Il governo Monti è nato per affrontare l’emergenza economica. Un vasto programma di riforma della giustizia esula di fatto dai suoi orizzonti, ma non potenzialmente da quelli del Parlamento. Su queste pagine ci si è augurati in più occasioni che dalle due Camere – in una fase straordinaria e, per così dire, 'rifondativa' della dialettica politica – riuscisse a germinare un’iniziativa utile per affrontare anche questo spinoso e cruciale capitolo riformatore. Passano le settimane, si fa più corto e denso il calendario della legislatura, riaffiorano tensioni e si affievoliscono le speranze. E non è un caso. Su questo tema due delle tre forze che oggi sostengono l’esecutivo – il Pdl e il Pd – hanno avuto sino a ieri contrapposizioni laceranti, che hanno fortemente mobilitato i loro elettorati e che forse non possono davvero essere ricucite in pochi mesi. Peccato. Ma, in fondo, è comprensibile - e non dovrebbe destare stupore - la decisione del segretario del Pdl Angelino Alfano di non partecipare a tavoli governativi dedicati a questa materia. Eppure, in attesa di tempi migliori, non è impensabile che si possa varare qualche piccola ma significativa riforma su questioni su cui già vi è accordo. Valga un esempio. Da tempo gli operatori della giustizia suggeriscono di estendere al procedimento ordinario la possibilità – da anni già sperimentata con successo nel processo minorile e in quello del giudice di pace – di archiviare la notizia di reato nei casi di «particolare tenuità del fatto», desumibile dalla «esiguità delle conseguenze dannose o pericolose» della condotta. Ciò avverrebbe, a opera del giudice, su proposta del pubblico ministero. Una proposta di legge giacente alla Camera già prevede questo meccanismo deflattivo. La «particolare tenuità» del danno va valutata in concreto, caso per caso, indipendentemente dal titolo del reato. Questo significa che nessuno può pensare, ad esempio, di depenalizzare il furto. Ma pensiamo al furtarello commesso, rompendo la confezione della merce, da un giovane di diciotto anni incensurato che, colto sul fatto, ha immediatamente restituito il maltolto e ha poi risarcito il danno. Il reato è perseguibile d’ufficio. Ma è evidente che il danno sociale di questo reato è infinitamente inferiore alle risorse che lo Stato deve impiegare per celebrare un processo per cui sono previsti tre gradi di giudizio.C’è insomma in ballo la giustizia, ma anche un profilo economico niente affatto trascurabile. Esempi simili si potrebbero fare per tanti altri piccoli fatti che oggi ingolfano le aule di tribunale. Affidare, in questi casi, al giudice la decisione di accogliere la richiesta di non procedere del pubblico ministero eviterebbe il rischio – presente in altri ordinamenti – di archiviazioni arbitrarie e incontrollate. Non solo. Questa soluzione avrebbe il pregio di formalizzare e dare piena legittimazione alla discrezionalità di fatto che già oggi il pubblico ministero è costretto a esercitare con alcune inevitabili scelte di priorità, dando invece trasparenza a queste scelte, rendendole così 'leggibili' e criticabili dall’esterno.La riforma proposta, su cui nessuno si è dichiarato contrario, produrrebbe, dunque, grandi risparmi futuri: riducendo drasticamente quell’enorme arretrato che rallenta tutta la macchina della giustizia, affida spesso le sorti del fascicolo all’indiscriminato decorso del tempo e suscita le giuste critiche che a livello europeo ci vengono rivolte (nonché pesanti richieste di risarcimento). Né si può opporre che la riforma contrasterebbe con il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale scolpito nell’articolo 112 della Costituzione. Perché la Corte costituzionale, con una sentenza del 2003, ha escluso questo rilievo con riferimento all’identico meccanismo "deflattivo" già previsto nel processo penale minorile. In conclusione: riforma a "costo zero", con grandi benefici, su cui potrebbero convergere tutte le forze politiche. Con la speranza che prepari il terreno, in una successiva fase politica, a convergenze più importanti di cui la nostra Giustizia continua ad avere bisogno.