Opinioni

Il direttore risponde. In ricordo delle piccole Lucia e Patrizia

venerdì 17 giugno 2011
Caro direttore,Lucia e Patrizia Cardella, 8 e 2 anni, hanno proseguito mercoledì il loro viaggio verso Palermo, tragicamente interrotto il pomeriggio di martedì. Sono ritornate insieme alla Casa del Padre, due figlie di Dio donate ai loro genitori in due date particolari. Lucia era nata il 26 dicembre 2003, il giorno dopo Natale, Patrizia il 2 febbraio 2009, ricorrenza della presentazione di Gesù al Tempio. Insieme a loro, hanno avuto la vita ghermita fra le lamiere della loro autovettura la nonna Patrizia e i parenti Gianluca e Francesco. Unica sopravvissuta la mamma di Lucia e Patrizia, Antonella. Le due bambine avevano salutato da qualche ora il loro papà, nel penitenziario di Paola. Lucia e Patrizia avevano un desiderio lunedì, quello di poter salutare il padre; per questo motivo avevano percorso una strada lunga (lunga lunga direbbero i bambini), con in fondo al cuore una certezza: riabbracciare il papà. E, quando la burocrazia aveva impedito questo nella giornata di lunedì, la loro gioia si era trasformata in pianto, un pianto ritrasformatosi in sorriso quando si era materializzata la possibilità di poter rinviare l’incontro al giorno dopo. E, così, martedì, dopo quel colloquio si erano rimessi in macchina alla volta di Palermo. Poche ore dopo è toccato al loro papà «dover essere accompagnato» per poter salutare, per l’ultima volta, i corpicini inanimati di Patrizia e Lucia. Patrizia nell’obitorio dell’ospedale di Polistena; Lucia in quello di Catanzaro. Qui, a rendere il saluto affettuoso a Lucia, si è soffermata tanta gente. Fra queste persone anche io, per pregare e per chiedere a Lucia di pregare, insieme a Patrizia, per il loro papà e per la loro mamma. Lucia e Patrizia sono oggi «angeli al cospetto di Dio». Vedendo il volto di Lucia si è potuto conoscere il volto di un angelo. Lucia ha fatto sgorgare tante lac rime, non solo ai parenti ma a tutti. Ognuno di noi ha voluto essere solidale con i familiari, recando parole di affetto e disponibilità ad essere accanto in qualsiasi modo. I familiari si sono sentiti meno soli, hanno potuto pregare con chi ha voluto pregare, sono stati consolati perché ogni persona che riceve consolazione da Gesù deve dare consolazione al proprio fratello. Si è voluti essere, in qualche modo, luce per questi parenti e sale «nella terra del dolore». Una luce che è stata testimonianza dell’essere "buon samaritano" o "cireneo" e che in parte è stata riflesso di quella proveniente dal volto di Lucia che, insieme a Patrizia, hanno voluto dirci «pregheremo per tutti voi, ora che siamo al cospetto di Dio». Marino Gentile, CatanzaroGrazie per questa bella e intensa testimonianza, caro signor Gentile. Tanti, nella famiglia di Avvenire, si uniranno di certo a una preghiera che non finisce. Marco Tarquinio